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PITTURA: I MAESTRI: Fragonard: Un grande da riscoprire

9 agosto 2016

di Daniel Wildenstein
[Classici dell’Arte, Rizzoli, 1972]

Fragonard ‚ÄĒ ne sono convinto, al pari di mio non¬≠no e di mio padre ‚ÄĒ √® uno dei pi√Ļ grandi pittori fran¬≠cesi. Solo che per molto tempo √® stato misconosciuto, per mancanza di un catalogo serio, di esposizioni, di una valutazione esatta del suo immenso talento. Oc¬≠corre dunque analizzare qui le difficolt√† inerenti alla stesura del catalogo delle sue opere, delle quali il pub¬≠blico non suppone l’esistenza, e tentare di dare spicco ad alcuni aspetti poco noti della sua personalit√† e della sua arte.

Pochi cataloghi di artisti sono pi√Ļ difficili da redi¬≠gere di quello di Fragonard. Generalmente, difatti. si pu√≤ contare su un congrue numero di testi o su una maniera, su una tecnica pittorica personalissima: nel caso suo, invece, pochissimi i testi, rarissimi gli inca¬≠richi ufficiali, altrettanto rare le esposizioni al Salon. La tecnica di Fragonard, d’altra parte, presenta gran¬≠di affinit√† con quella d’un gruppo di pittori suoi con¬≠temporanei e amici: Vincent e soprattutto Durameau, nonch√©, a osservarne gli schizzi, Deshayes, Lagren√©e, Pierre. Occorre dunque un conoscitore avveduto e nel tempo stesso un ricercatore di vaglia, dotato di schede che costituiscano lo spoglio di numerosi cataloghi di vendite. Mio padre possedeva queste due doti, e in particolar modo la prima. Distingueva a colpo sicuro da qualsiasi altra opera un’opera di Fragonard, pitto¬≠re da lui prediletto; e grazie alla sua coscienza di sto¬≠rico dell’arte aveva, per quasi quarant’anni, accumu¬≠lato notizie (da empirne numerose scatole) sulle col¬≠lezioni dei secoli XVIII e XIX. La sua intuizione e la sua scienza erano, per questo aspetto, impareggia¬≠bili. Successivamente alla sua scomparsa non si sono ritrovati, nel giro di dieci anni, che da tre a cinque quadri, non pi√Ļ, sfuggiti a lui: come si rileva dal cata¬≠logo inserito nel presente volume.

Niente affatto facile ritrovare le opere autentiche del maestro. Baster√† un esempio: un testo inconfuta¬≠bile, la Description des Environs de Paris di Dulaure (1787), rivela che a Louveciennes, nel nuovo padi¬≠glione di Madame du Barry, esistono alcune sovrapporte di Fragonard. Nel 1794 i commissari diparti¬≠mentali incaricati di confiscarli ne prelevano quattro; dovrebbero sussistere tutti nelle collezioni nazionali, e invece no: se ne trovano uno, uno solo, al Louvre e un altro al Museo di Telone, e si scopre che, sotto l’Impero, quello del Louvre era stato sistemato nel Cir¬≠colo d’Artiglieria della Guardia a Versailles. In quan¬≠to agli altri due, sentiamo parlarne, mentre si davano per perduti, nella famiglia del barone D√©riot (1928), nella quale una vaga tradizione li diceva venuti dal Trianon e offerti alla baronessa da Napoleone, il qua¬≠le, in realt√†, li aveva dispersi. Ma non √® tutto: alcuni male informati potevano credere che tali opere non fossero di Fragonard, giacch√© risulta, da un conto, che esse vennero ordinate e pagate al pittore Drouais: sennonch√© mio padre rinviene alla Biblioth√®que Nationale, fra le carte di Madame du Barry, un ordine di pagamento intestato a Fragonard, ma senza rice¬≠vuta, poich√© dev’essere stato Drouais, si capisce, a ver¬≠sargli, girando a lui la commissione, la somma pattuita.

Per quanto attiene a questa ricerca delle opere, non sempre i titoli che esse attualmente recano pos¬≠sono servire da guida. Si prenda, per esempio, il deli¬≠zioso quadro verticale denominato dal 1880 La gimblette. Ebbene, nei cataloghi di vendita del secolo XVIII nei quali appare si chiama Ragazza che fa ballare un cane sul letto e non porta traccia di quelle focaccine dette ‘gimblettes’. Esiste invece un quadro orizzontale inciso da Bertony sotto il titolo La gimblette, e che giustifica la denominazione; ma √® scom¬≠parso dopo il 1795.

Non bisogna peraltro dimenticate che Fragonard ha ottenuto al suo tempo, un immenso successo; n√© deve stupire il gran numero di ripetizioni autografe dei suoi quadri pi√Ļ piacevoli. Un testo contemporaneo 1807) assicura, per esempio, che ben dodici volte egli ha rieseguito, per alcuni amatori, i due “pendants” Amour folie e Amour en sentinelle, di cui oggi non si conoscono pi√Ļ di tre versioni, disperse in tre dif¬≠ferenti collezioni. Esistono inoltre cinque edizioni di Saffo ispirata da Cupido, tre del Ritorno a casa e cin¬≠que della Giovane madre, desunta da Rembrandt.

Di Fragonard, comunque, restano ancora da ritro­vare alcuni quadri importanti: una certa Buona ma­dre, incisa tre volte a partire dal 1774, confiscata per i Musei Nazionali francesi nel 1794, e scomparsa Рalmeno per quanti non hanno accesso agli Inventari di Stato -, o anche certi paesaggi sul tipo del Gioco della moscacieca del Louvre.

*   *   *

Una delle pi√Ļ importanti risorse testuali √® costi¬≠tuita dai cataloghi di vendite d’arte, numerosissimi nel secolo XVIII, e di cui a volte esistono esemplari annotati che danno notizia degli acquirenti. Consta¬≠tiamo cos√¨ che le persone che compravano le opere:i Fragonard appartengono a due generazioni successive: la prima, le cui collezioni sono state vendute prima del 1778, comprende l’architetto Trouard, Verrier, Randon de Boisset, l’abate de Gevigney, amatore di Watteau, Madame de Saint-Sauveur, Varanchan de Saint-Geni√®s, amatore di Boucher, il mercante de Ghendt, il marchese d’Arcambal, Leclerc, il duca de Gramont, de Saint-Julien e la famiglia du Barry (Ma¬≠dame du Barry, il marito e il cognato); la seconda, i cui quadri molto spesso sono stati confiscati, in quanto beni di emigrati, intorno al 1794, comprende solo Leroy de Senneville, Vieux-Viller, Godefroy, il bal√¨ de Breteuil, ambasciatore dell’Ordine di Malta a Roma, il marchese de Vaudreuil e il principe de Ligne. Di¬≠minuisce dunque il successo del maestro? Oppure questi lavora per un pubblico diverso, pi√Ļ borghese, che non vende le proprie collezioni in modo spettacolare?

0¬†¬†¬†¬†¬†¬† forse, chiss√†, produce soprattutto per l’abate de Saint-Non e per Bergeret, due fratelli cui lo legano vincoli d’amicizia, vincoli estesi alla loro famiglia, che lo sosterr√† negli anni della vecchiaia?

A proposito di codesti amatori, nel cui numero non figura la famiglia reale, bisognerebbe far notare che Fragonard lavora anche per alcuni editori, ai quali fornisce illustrazioni che conosciamo grazie a numerosi disegni o schizzi, anche se l’edizione non √® mai apparsa. Ha preparato un’illustrazione dei Contes di La Fontaine che non √® mai stata pubblicata integralmen¬≠te; ha cercato ispirazioni nell’Ariosto, nei Contes di Marmontel, nella Sarah Th. di Saint-Lambert, nei Baisers di Dorat; pensava di illustrare il Faublas. Al pari di Boucher √® stato un appassionato di teatro e di musica, e ci ha lasciato ritratti di attrici e di cantanti (Mademoiselle Guimard, Mademoiselle Colombe). In un testo ritrovato di recente, Philippe-Egalit√©, il 30 luglio 1772, comunica all’amante, Madame de Genlis, di aver visto il pittore e che questi eseguir√† per lui due quadri ispirati da certi racconti: “Questa mattina ho ordinato due quadri a Fragonard, il quale mi ha detto che √® una magnifica idea e che rimarr√≤ soddisfatto” (G. Maugras, L’Idylle d’un Gouverneur, 1904, p. 37).

Tutto questo non vuoi dire affatto che Fragonard √® un pittore ‘letterario’: tutt’altro. Fragonard √® dota¬≠to di un virtuosismo stupendo; pi√Ļ d’ogni altro ha il senso dell’abbozzo e lavora con una libert√† e un ardo¬≠re che si riscontrano soltanto in lui.

La libert√† dei suoi modi armonizza perfettamente con quella dei temi da lui pi√Ļ spesso trattati, quando non si rivela un grande paesaggista e un magnifico ritrattista. Fragonard √® il pittore del piacere, e in ci√≤ il migliore interprete della societ√† di Luigi XV. L’amo¬≠re, per lui, √® vivace, gaio, spiritoso, sano. Dal tempo della giovinezza agli ultimi anni, quelli in cui Marguerite Gerard gli augura ironicamente delle “ragaz¬≠zine”, la sua opera √® tutta percorsa dall’erotismo. Bench√© frequentatore del Palais-Royal e intimo del duca d’Orl√©ans, non ha nulla di Laclos, l’autore delle Liaisons dangereuses (1782), da lui certamente cono¬≠sciuto: l’amore-gioco di Laclos doveva sembrargli un’aberrazione, una complicazione inutile. Pittore ero¬≠tico, non √® un pittore galante, anche se lo si √® asserito nell’ora della sua morte; n√© in lui troviamo traccia dei sottintesi di Baudouin o di quelli del suo successo¬≠re Lavreince. Si diverte con le belle figliole in cui si imbatte, specie con quella che viene chiamata “la mo¬≠della onesta” (Mus√©e Jacquemart-Andre), e se si spo¬≠sa, tardino (a trentasette anni), con una ragazza bru¬≠na piuttosto brutta e di cui si ridicolizza l’accento pro¬≠venzale, √® perch√© questa pittrice priva di talento sta per dargli una figlia. Non fa mistero di preferire la sorella, Marguerite Gerard, venuta a Parigi dieci anni dopo e rimasta sempre accanto a lui.

Poi, all’inizio della Rivoluzione, a cinquantasette anni, smette di dipingere. Si sente superato? Esiste un nesso tra questa decisione e il fatto che il figlio Evariste, allievo di David, aborrisca l’opera del padre e dia alle fiamme le incisioni che ne riproducono i qua¬≠dri e che gli editori vanno moltiplicando in quei tempi in cui si avverte l’esigenza di diversivi? Impossibile asserirlo con matematica certezza. La cessazione del¬≠l’attivit√† artistica potrebbe attribuirsi alle occupazioni di ordine amministrativo. A Fragonard, infatti, i suc¬≠cessivi governi rivoluzionari hanno affidato l’organiz¬≠zazione dei musei. Il suo atteggiamento durante la Ri¬≠voluzione non √® parso chiaro ai meno perspicaci fra gli storici dell’arte. E invece lo √®, e precisato da una frase di David, che lo raccomanda non soltanto come pittore ma anche come “cittadino”. Fragonard non ha rapporti con la corte, eccezion fatta per la trib√Ļ dei du Barry; Maria Antonietta non lo ha chiamato, Luigi XVI non gli ha dato lavoro; lo abbiamo visto, invece, a colloquio con Philippe-Egalit√©, apprezzato dal Palais Royal. Al pari del duca, al pari di Laclos, √® un liberale e reso pi√Ļ fermo nelle proprie convin¬≠zioni dall’appartenenza alla massoneria. Ha voluto far parte della loggia massonica della citt√†. Il suo soggior¬≠no a Grasse (gennaio 1790 – marzo 1791 ) non √® dovu¬≠to alla paura, ma all’assoluta mancanza di lavoro da parte di quello stesso mondo che prima lo incoraggia¬≠va. Nel marzo 1793, quando si costituisce il Comitato di Salute Pubblica, viene designato membro di una commissione incaricata di costituire un museo con i dipinti appartenenti alla nazione. Nel febbraio 1794, mentre Robespierre perseguita i moderati e fa giusti¬≠ziare Camille Desmoulins, Fragonard presiede il Con¬≠servatorio delle Arti, che si propone di scegliere le opere e creare un museo aperto in permanenza. Parecchio assorbito da questo compito fino al 1797, crea di fatto il Museo del Louvre, insistendo sulle collezioni di di¬≠pinti e di disegni. Tra il 1797 e il 1800 attende a un lavoro enorme, consistente nel raggruppare al Louvre la pittura italiana e nel creare a Versailles il Museo delle scuole francesi. I primi cataloghi, pubblicati senza nome d’autore, sono opera sua o, comunque, redatti sotto la sua direzione. Ci piace dirla con le parole di David alla Convenzione ( 18 dicembre 1793): “Conoscitore e grande artista al tempo stesso, dedi¬≠cher√† i suoi tardi anni alla custodia dei capolavori di cui in giovinezza ha contribuito ad accrescere il numero”.

 

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Dopo quello di mio padre (1960), questo libro an¬≠nuncia un ritorno a Fragonard, una riabilitazione: confermata dal lavoro del professor Thuillier, da quel¬≠lo di Pierre Mazars, dalla pubblicazione dei disegni del maestro a opera di Ananoff. Il pubblico, reso pi√Ļ edotto, chieder√† un’esposizione. L’ultima, organizzata nel 1921 da mio padre agli Arts Decoratifs, era gi√† stata un successo. Quella che si dovrebbe tenere ades¬≠so all’Orangerie o al Mus√©e Jacquemart-Andr√© – giac¬≠ch√© sarebbe davvero singolare che uno dei pi√Ļ grandi pittori francesi venisse onorato a New York, a Lon¬≠dra, a Monaco e ad Amsterdam prima che a Parigi -avrebbe una grande risonanza e farebbe intendere, in questa nostra epoca di confusione artistica, che cosa sia stata e come possa essere intesa l’arte del dipingere.

 


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Bart