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PITTURA: I MAESTRI: Il padre di Pasternak, pittore

7 aprile 2018

di Alberico Sala
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 7 giugno 1970]

Pochi giorni fa, a Mosca, una mostra d’arte √® sta¬≠ta chiusa d’autorit√†, dopo soli trentacinque minuti di apertura, perch√© il pittore, Oleg Tselkov, non √® iscritto all’Unione di categoria, e fa una pittura ¬ę non realista ¬Ľ. La colpa dell’intervento po¬≠liziesco √® stata ancora una volta addossata ai circoli oc¬≠cidentali, accusati di ¬ę spe¬≠culare ¬Ľ sull’episodio. Il par¬≠tito comunista sovietico te¬≠me, soprattutto, le ripercus¬≠sioni all’estero; e infatti, non espone, in Occidente, che stereotipe conferme del¬≠l’arte intonata al realismo socialista.

Dopo la met√† di giugno s’aprir√†, a Venezia, la Bien¬≠nale d’arte: il padiglione russo, il pi√Ļ prossimo alla laguna, un po’ tetro con pesanti porte di legno, co¬≠me d’abitudine, sar√† uno de¬≠gli ultimi a rivelarsi. Ogni due anni, lo si visita nel¬≠l’attesa di sorprendere un qualche segno dei fermenti che, indubbiamente, lavora¬≠no l’intelligenza russa; ma sempre bisogna arrendersi alla ripetizione di miti sim¬≠boli celebrazioni rettorica nazionalista, che l’apparato burocratico vi ha allestito.

Si immagina la voce di Majakowski, in un discorso del febbraio del 1925, ad una assemblea: ¬ę Ho visto di re¬≠cente l’esposizione della pit¬≠tura sovietica e vorrei porvi una domanda: avete il corag¬≠gio di chiamare ci√≤ cultura? Ho guardato il quadro del compagno Brodski ‘La sessio¬≠ne del Komintern’ e sono ri¬≠masto inorridito nel consta¬≠tare a quale bassezza, a qua¬≠le cattivo gusto, a quale or¬≠rore pu√≤ arrivare un pittore comunista. Scusatemi tanto, compagni, ma io non vedo alcuna differenza tra le fi¬≠gure dei membri del Con¬≠siglio di Stato come le faceva Repin e questi ritratti dei capi del nostro Komintern ¬Ľ.

Queste occasioni ripropon¬≠gono il problema di fondo, dei rapporti fra arte, liber¬≠t√† e verit√†, che √® stato sof¬≠ferto, si direbbe allo stato eroico, da Boris Pasternak, com’√® dimostrato nel suo vo¬≠lume La reazione di Wasserman (saggi e materiali sull’arte), introdotti da Ce¬≠sare G. De Michelis. La rac¬≠colta di scritti di Paster¬≠nak, pubblicata da Marsilio editori, √® indomitamente percorsa dalla fede nell’ar¬≠te libera, dal rifiuto della ¬ę sottomissione della voce della poesia all’attualit√† ¬Ľ.

Pasternak, ¬ęnon ha biso¬≠gno di dimostrare l’autono¬≠mia o l’essenza dell’arte, neppure col linguaggio scal¬≠tro e malizioso dei forma¬≠listi; egli vive delle ragioni dell’arte, e tutto il resto ‚ÄĒ vita, storia, rivoluzione ‚ÄĒ pu√≤ essere premessa, giustifi¬≠cazione, argomento. L’esteti¬≠ca non esiste, proclama nel¬≠le sue Posizioni del 1922: e di questa convinzione (non paradosso!) sono segreta¬≠mente pervase tutte le sue proposizioni sull’Arte ¬Ľ.

Al giornalista tedesco Gerd Ruge, nel 1957, (gli rima¬≠nevano tre anni di vita: quindi, √® il primo decenna¬≠le della sua morte, nella dacia di Peredelkino, nel paesaggio di betulle, di pi¬≠ni, di faggi), Pasternak di¬≠chiarava: ¬ęNon sono dive¬≠nuto un realista socialista. No davvero. Ma sono dive¬≠nuto realista ¬Ľ. Il realismo era per lui il limite massi¬≠mo cui potesse tendere un artista.

Nell’importante volume di documenti, messo insieme, con sottigliezza e precisione da De Michelis, si rinven¬≠gono, anche se gli interessi prevalenti sono letterari e drammatici (da Rilke, Verlaine a Shakespeare), nume¬≠rosi pensieri buoni per l’arte: ¬ę Le correnti contemporanee hanno immaginato l’arte co¬≠me una fontana, mentre es¬≠sa √® una spugna… La vita non si √® mossa adesso. L’ar¬≠te non ha mai avuto ini¬≠zio. E’ sempre stata dispo¬≠nibile, fino al momento in cui non viene fermata… La poesia rimarr√† sempre egua¬≠le a se stessa, pi√Ļ alta di ogni Alpe d’altezza celebra¬≠ta: essa giace nell’erba… sa¬≠r√† sempre troppo semplice perch√© se ne possa discute¬≠re nelle assemblee… ¬Ľ.

Alle pareti della dacia di Peredelkino sono appesi i disegni del padre, per Re¬≠surrezione di Tolstoi. Leonid Pasternak √® stato rivaluta¬≠to, l’estate scorsa, in Inghil¬≠terra, dopo una mostra alla Ely House. Era nato ad Odessa nel 1862, mor√¨ a Oxford nel 1945: sul caval¬≠letto, in camera da letto, fu trovato, incompiuto, un ri¬≠tratto di Lenin. Aveva la¬≠sciato, con la moglie, e le figlie, la Russia, nel 1921, stabilendosi a Berlino. Gli esperimenti di quegli anni non lo influenzarono. Kandinsky non lo impression√≤. In Inghilterra dove si rifu¬≠gi√≤, dopo l’avvento del na¬≠zismo, viveva di ricordi (la campagna russa, i boschi di Yasnaya Polyana, dove vi¬≠sitava l’amico Tolstoi; e Rachmaninof, Scialiapin, Pushkin, lo zar che aveva criticato un suo manifesto di propaganda per la guer¬≠ra, che venne, infatti, sfrut¬≠tato poi, dai comunisti).

Era rimasto un classico; e il figlio, ad un suo tradut¬≠tore, nel 1957, prefigurava un’arte ¬ę endo-atomica ¬Ľ, che ¬ęliberata dai piccoli cram¬≠pi nervosi dei pi√Ļ recenti periodi¬Ľ avrebbe rimboccato ¬ęla strada provvisoriamente abbandonata dei grandi temi secolari, che aspettano una continuazione ¬Ľ.

All’inaugurazione della mostra di Leonid Paster¬≠nak, uno studioso disse che ¬ę il genio e l’integrit√† del fi¬≠glio furono per certo arric¬≠chiti dall’esempio del padre ¬Ľ. Nell’Autobiografia dell’auto¬≠re del Dottor Zivago, vi so¬≠no pagine bellissime, sullo stupore infantile di Boris di fronte ai disegni paterni, per i testi di Tolstoi. Lavo¬≠rava in cucina, fissava i di¬≠segni con colla da falegna¬≠me su cartoni, e spediva per ferrovia.

¬ę Tolstoi si teneva a lun¬≠go le bozze e le rimaneggia¬≠va completamente. Cos√¨ c’era anche il pericolo che i dise¬≠gni preparati per il testo originario non fossero pi√Ļ adatti alle variazioni succes¬≠sive. Ma mio padre esegui¬≠va i suoi schizzi l√† dove lo scrittore attingeva le sue osservazioni, in tribunale, nella prigione di transito, in campagna, sulla strada ferrata. L’accumulazione di particolari tratti dal vivo e un identico senso realistico lo salvavano dal pericolo di non trovarsi d’accordo col testo ¬Ľ.

Affiora dal ricordo infan¬≠tile la prima radice di quel sentimento della realt√† che avrebbe sempre guidato Pa¬≠sternak per i prati della vi¬≠ta, dove non si secca l’erba della poesia.

 

 


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart