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PITTURA: I MAESTRI: Ricordiamoci di Fontana

30 aprile 2016

di Guido Ballo
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 21 settembre 1969]

Un anno fa, nel settembre, ci lasciava Lucio Fontana: la citt√† di Milano, a parte qualche piccola mostra in gallerie private, non ha sentito ancora il bisogno di ri¬≠cordarlo in una grande rassegna; lo presenter√† il Mu¬≠seo di Torino, lo presenteranno altre citt√†, anche all’este¬≠ro, ma il Comune di Milano, dopo tante promesse per una politica culturale attiva, non fa nulla. Una proposta √® stata fatta dalla commissione, chiamata con intelli¬≠genza da Ripa di Meana, presidente dell’Ente del turi¬≠smo; Fontana dovrebbe essere presentato in tutto il cli¬≠ma dello Spazialismo. Ma resta una proposta ancora va¬≠ga, perch√© bisogna fare un calendario delle mostre in accordo col Comune; e il Comune, anche se il sindaco Aniasi ha fatto tante promesse di rinnovamento cultu¬≠rale, affermando che avrebbe sentito il parere degli espo¬≠nenti dell’arte, della critica, della cultura, ancora non si muove per un vero rinnovamento degli strumenti cul¬≠turali.

C’√® purtroppo da vergognarsi, quando si √® in altre cit¬≠t√† italiane o all’estero, e ci domandano: ¬ę Ma a Milano che cosa fate di vivo, quali mostre, quali programmi ave¬≠te in cantiere? ¬Ľ. Da anni Milano non fa niente, per le arti; e chi ama davvero questa citt√†, che √® stata la pri¬≠ma, nel dopoguerra, a svolgere un’azione di apertura verso il grande pubblico (le rassegne del Caravaggio, di Picasso, di Van Gogh, di Rouault, di Modigliani e molte altre si ricordano ancora come si trattasse di un’altra Milano, ormai scomparsa), non pu√≤ non sentire pena per tanta inerzia. Il Comune trovi finalmente il modo di far funzionare la Galleria d’Arte Moderna fin da oggi, con la nomina di un direttore stabile (perch√© non si bandi¬≠sce il concorso?), si ritorni agli incontri con tutto il pubblico, il quale risponde sempre, se si fanno le cose bene. L’iniziativa privata tiene alto il prestigio di Milano: ma non basta, anche al Comune i responsabili debbono svegliarsi.

Questo discorso diventa necessario ricordando Lucio Fontana: che √® stato il tipico milanese (anche se nato in Argentina), aperto ai valori internazionali, generoso, in¬≠stancabile, candido nel fondo e soprattutto geniale. Dob¬≠biamo essere orgogliosi, qui a Milano e in Italia, di Lu¬≠cio Fontana: perch√© √® un esempio in cui l’uomo e l’arti¬≠sta si corrispondono senza equivoci, nel modo migliore. Per ricordare l’uomo, basti solo questo: quando un gio¬≠vane di talento faceva una mostra ‚ÄĒ una prima mostra ‚ÄĒ e non c’era nessuno nella galleria e tutto sembrava vuoto, squallido, arrivava Fontana col suo sorriso d’in¬≠coraggiamento e comprava sempre un’opera. La sua rac¬≠colta √® stata generosa, ma anticipatrice: bisognerebbe esporla ancora come esempio di collezionismo aperto. Io ho conosciuto bene Lucio Fontana, eravamo amici da molti anni: era uomo senza invidie nel modo pi√Ļ assoluto. Eppure non dimenticava gli anni in cui le sue opere nuove non le voleva nessuno.

Mi diceva, acceso ma senza astio, nel silenzio del suo studio in corso Monforte, che dava sul giardino: ¬ęVedi, la gente crede che sia soltanto chiasso, provocazione, cre¬≠de che sia facile fare un’opera con un taglio, cos√¨, con dei buchi, ma guarda, questi sono tutti quadri scartati, non mi sono riusciti, li distruggo¬Ľ. Era per√≤ profonda¬≠mente ottimista (anche in questo si rivelava milanese).

Quando inizi√≤ la serie dei Concetti spaziali, era gi√† scultore famoso, ormai richiesto in un certo mercato: avrebbe potuto continuare su quella strada, con pi√Ļ im¬≠mediato successo. Ma amava rinnovarsi, non era per l’i¬≠nerzia della ripetizione: era pronto a riprendere le deco¬≠razioni dei soffitti, in gesso e in stucco, pur di restare li¬≠bero. Aveva gi√† fatto cos√¨ nei momenti in cui non riu¬≠sciva a vendere le sue sculture a gran fuoco. Ora, dopo il ’48, dopo il ¬ę Manifesto bianco ¬Ľ sullo Spazialismo, da lui creato nell’immediato dopoguerra, non abbandona l’at¬≠tivit√† plastica, n√© ha timore del generico contrasto tra figurativo e astratto: il bozzetto per la Porta del Duomo di Milano √® stupendo, rester√† nella storia dell’arte.

Ma Lucio sentiva la necessit√† di esprimere in modo pi√Ļ diretto questo nostro mondo di consumo, dove tutto √® provvisorio, diviene, si trasforma: era preso dagli spazi cosmici, dai viaggi interplanetari, sentiva per istinto la relativit√† dello spazio. Non era affatto un cerebrale, ma una forza, un creatore della natura, con fantasia vitalistica: l’attivit√† di scultore lo porta a rompere anche la superficie della tela, che acquista cos√¨, attraverso il se¬≠gno-gesto, attraverso i buchi, gli strappi, i tagli, effetti suggestivi di luce e di ombra, dove il colore diventa su¬≠perficie netta, come un muro. Non c’√® mai in Fontana tristezza o ambiguit√†, c’√® l’amore per la vita, la vita del gesto, (che tra l’altro ricorda il gesto di chi stucca, taglia, incide) con un mestiere prestigioso, riscattato dalla pi√Ļ viva fantasia. Ecco dunque la serie dei Concetti spaziali, anche in masse sferiche di materia pesante, violentata da tagli e con effetti lunari, oggi ricercatissimi non sol¬≠tanto in Europa. Ma quando doveva allestire l’ultima sala alla Biennale di Venezia, dove gli fu assegnato il grande premio, mi disse; ¬ę Che ne pensi, vorrei presenta¬≠re un’opera sola, anche piccola, perch√© ci√≤ che conta √® l’idea ¬Ľ.

Aveva ragione: il valore dell’idea-gesto, oggi esaltata nell’arte concettuale, fu gi√† sentito da Lucio Fontana prima di altri: ma se si vedono molte sue opere in una vasta antologia si pu√≤ meglio seguirne la coerenza e lo sviluppo fantastico: perch√© super√≤ i limiti di figurativo e astratto, di pittura e scultura, cre√≤ un linguaggio nuo¬≠vo, di valore internazionale (fin dal ’32 produsse opere astratte, gi√† spazialiste). precorrendo la pittura-oggetto e anche l‚Äôenvironment, attraverso le luci-segno, ambien¬≠tati nello spazio; √® insomma il pi√Ļ geniale artista d’avan¬≠guardia di questi ultimi venti anni in Italia.

Milano deve ricordarlo al pi√Ļ presto in una grande mostra.

 


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart