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PITTURA: I MAESTRI: Una curiosità su «Guernica»

26 gennaio 2017

di Attilio Rossi
[dal “Corriere della Sera”, domenica 18 gennaio 1970]

Nel 1937 Picasso ha 56 anni ed il cubismo, da ormai tren­tanni, elabora una sua pittura pura e un’arcadia di pochi og­getti, una chitarra, una coppa, una bottiglia, una carta da gio­co, eccetera, sia pure con degli ammiccamenti verso l’arte negra e Ingres.

Guernica è un tifone che scon­volge questa arcadia con furia tutta spagnola e che, parados­salmente, dimostra come il nuo­vo linguaggio plastico creato dal cubismo sia capace di esprimere le più edonistiche sottigliezze del­la pittura pura e la violenza dei contenuti dell’espressionismo più drammatico in una sola tela, im­presa nuovissima nella storia del­l’arte. Infatti solo questa nuova « sintassi cubista » ha potuto fondere armonicamente profili neoclassici scritti con eleganza corsiva con parti di modellato volumetrico, tutto a spigoli espressionistici. Si pensi, per esempio, alla testa del cavallo, resa ancor più aggressiva dal di­segno decorativo del resto del corpo.

Si è discusso e detto tanto su Guernica che oggi riesce diffici­le vedere questo quadro con i propri occhi. Più difficile ancora leggere le contraddizioni stilisti­che e le malizie del « mestiere » con cui dal genio picassiano so­no evocati e messi in gioco sim­boli sacri e profani, metafore eterne e l’istantanea brutale e drammatica della cronaca di un disastro, tutti elementi che co­stituiscono il vero fascino di que­sta mirabile composizione.

Fa parte certamente di queste fascinose contraddizioni il fatto che Picasso, per dar forma al suo alto grido di collera (Picasso è nato a Malaga, ma suo padre è di ascendenza basca e questa è la chiave più autentica della rabbia picassiana, che prorompe sin dal primo schizzo del Guer­nica, datato forse non a caso primo maggio 1937), si ispiri an­che ad uno dei più smisurati pit­tori francesi: Poussin. E’ infatti impossibile pensare al caso quan­do ci si avvede che un partico­lare del poussiniano Giudizio di Salomone ricompare in ben due momenti del Guernica: il profilo urlante, e quella drammatica im­magine della madre con il bim­bo morto dal volto riverso. Che questa interpretazione non sia arbitraria lo dimostra il partico­lare di Poussin qui riprodotto (presente nell’articolo originale. Ndr.) e d’altra parte lo conferma il fat­to che esistono pubblicazioni de­dicate a confronti stilistici tra opere del passato e opere di Pi­casso (l’artista poi si diverte spes­so a rifare a modo suo quadri celebri di Velasquez, Manet, Poussin, eccetera).

Questa scelta, però, ci pare particolarmente affascinante e singolare: una scena biblica, il Giudizio di Salomone, ispira la più rovente condanna del primo bombardamento a tappeto della storia (il 26 aprile 1937 alle ore 16.30, in un giorno di mercato, la legione Condor distrusse Guernica, la « città santa dei baschi »).


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