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PITTURA: Il sublime dei Romantici

24 Settembre 2010

di Francesco Pieraccini

Il sublime è un concetto essenziale in tutta la produzione artistica (non solo figurativa) del periodo romantico.

Argomento trattato da scrittori e filosofi fin dall’antichità (dallo scritto anonimo del primo secolo dopo cristo intitolato appunto “Il Sublime” fino a Kant nella “Critica del Giudizio) il sublime rappresenta la capacità dell’artista di infondere nello spettatore uno stato di esaltazione estetica al cospetto dell’opera, esaltazione estetica che scaturisce dalla contemplazione di ciò che è grandioso in massima misura. Tale grandezza deriva non tanto da una perfezione tecnica quanto dalla magnanimità del suo creatore che infonde nell’opera i suoi stessi sentimenti di esaltazione.

Questa nuova ricerca estetica e figurativa entrava in conflitto con la contemporanea concezione neoclassica. Di fatto concezione neoclassica e romantica non sono altro che due modi di rispondere al medesimo problema che rappresenta in fin dei conti una delle radici della produzione di opere d’arte: la ricerca del giusto equilibrio tra contenuto e forma.

Nella pittura, il sublime trova la sua espressione più completa nella rappresentazione della potenza della natura, vista come “grandezza” per eccellenza e ancora di più nel rapporto tra esso e l’uomo che, di fronte alla forza smisurata del creato, ora si erge titanicamente contro di essa, ora si perde nella contemplazione dell’infinito.

In particolare sarà il pittore tedesco  Caspar David Friedrich (1774-1840) ad analizzare nei suoi dipinti la piccolezza dell’uomo di fronte all’immensità dell’ universo.

In tal senso risulta impossibile non pensare al “Monaco in riva al Mare”.
In questo dipinto, il monaco, nonostante sia il soggetto della rappresentazione, non occupa che una minima porzione della tela, alta 110 cm e larga 171,5 cm.

Le riflessioni di Pascal, sull’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, sembrano prendere vita nell’opera, che è anche carica di un forte misticismo religioso.
Il cielo sconfinato rappresenta l’immensità del creato al cui cospetto l’uomo, creatura per eccellenza di Dio, non è che un germe.

Questa visione inquieta e malinconica è accentuata dalla scelta dei colori: un fitta nebbia oscura separa terra e cielo, resi con colori pallidi scelti non tanto per una resa naturalistica del paesaggio, ma per predisporre il nostro animo alla riflessione filosofica che l’artista vuole condividere con lo spettatore.

Il misticismo di Friedrich permea il paesaggio della maggioranza dei suoi dipinti e contribuisce alla loro resa del sublime.

Nella “Croce in Montagna”, la simbologia tradizionale cristiana viene abbandonata in favore della potenza espressiva della natura, che da sola rappresenta la manifestazione stessa di Dio.
Quale piedistallo su cui erigere un crocifisso sarebbe infatti piĂą grande e piĂą sublime di una montagna?
La maestosità di Dio viene così glorificata dalla potenza divina stessa.

Anche il cielo che si staglia sullo sfondo assume una incredibile potenza espressiva: il rosso, con il quale è reso, è il simbolo sia del sangue del sacrificio di Cristo sia  dell’amore e dell’ardore religioso.

L’immensità della natura può però assumere anche una carattere violento e crudele, un nemico contro il quale l’uomo deve lottare e non sempre con successo. E’ soprattutto sotto questo aspetto che la sua carica sublime raggiunge il suo apice.

Lo vediamo nelle varie raffigurazioni di eventi catastrofici, in particolare naufragi, tema assai caro ai romantici.

Il viaggio in nave è da sempre stato visto come l’allegoria della vita umana e il naufragio come le peripezie e i fallimenti che l’uomo incontra nella sua esistenza.

Anche Friedrich dipinge un naufragio: la scena è ambientata in un paesaggio ghiacciato, ambientazione che si riallaccia anche ai fatti di cronaca del tempo, caratterizzati spesso da resoconti di spedizioni navali nelle regioni polari del globo.

Anche in questo quadro è la natura il vero protagonista: il relitto della nave occupa uno spazio marginale sulla destra del quadro, la cui parte centrale è dominata da un’enorme montagna di ghiaccio. La scena è caratterizzata da un’innaturale senso di staticità: la natura assiste imperturbabile alle disgrazie dell’uomo che non può che essere schiacciato da essa.

Gli iceberg, formati da varie lastre di ghiaccio, spezzate in forme geometriche, ricordano le ambientazioni dove Mary Shelley racconta le ultime vicende di “Frankenstein”

Un secondo artista che in quel periodo rappresentò un  naufragio fu Géricault (1791-1824) ma in modo sensibilmente differente rispetto a Friedrich.

Nella “Zattera della Medusa”, vengono raffigurati gli ultimi sopravvissuti al naufragio della una nave “Medusa” al largo dell’ Africa.

Se in Friedrich l’uomo al confronto con la natura non poteva che soccombere, in questo dipinto egli lotta fino alla fine contro l’ostilità del mare e si erge direttamente contro di esso.
Possiamo capire questa concezione seguendo le direttrici sulle quali il dipinto è costruito: la vela e alcune componenti della zattera, descrivono una linea obliqua diretta verso l’angolo in alto a sinistra della rappresentazione, questa linea rappresenta la forza del vento e delle onde che spingono la zattera; a questa linea si oppone quella descritta dai naufraghi, rivolta verso l’angolo in alto a destra e che rappresenta appunto la lotta dell’uomo contro una forza terribile e potente.

Oltre al significato esistenziale della rappresentazione, sono state avanzate delle ipotesi sul significato politico dell’opera.

Il quadro, del 1818-19 potrebbe infatti rappresentare il “naufragio” della Francia dopo il crollo dell’impero napoleonico, ma questa interpretazione esula dalla nostra ricerca del sublime.

In Inghilterra fu il pittore William Turner (1775-1851) a rendere un tributo più che degno all’ esaltazione del sublime.

Nei suoi dipinti troviamo lo scatenarsi di feroci eventi atmosferici resi con una tecnica particolare e innovativa. Prendiamo ad esempio uno dei suoi quadri più famosi: “Bufera di Neve: Annibale e il suo Esercito Attraversano le Alpi”.

La descrizione dell’evento atmosferico domina tutto il dipinto, che solo apparentemente è di carattere storico. La forma lascia spazio al colore che con una violenza inaudita delinea le caratteristiche della  tempesta: un’ onda nera di bufera di abbatte con veemenza sui cartaginesi , coprendo il sole e divorando il cielo prima sereno. Neanche il grande condottiero riesce ad opporsi ad una potenza più grande di lui, e il suo esercito è travolto dall’onda sempre più grande di oscurità.

Un’altra opera importante di Turner è “L’Incendio alla Camera dei Lords”.

Anche qui si descrive un avvenimento di cronaca.
La maestosità della fiamma esprime la carica sublime romantica. La pennellata è nervosa e stesa a macchie, con uno studio particolare dell’effetto del fuoco nel cielo, che sembra fondersi insieme al fumo con il resto dell’atmosfera e dell’immagine del fuoco riflesso sull’acqua, creando un effetto realistico e suggestivo.

Anche  questo dipinto si riallaccia al classico tema romantico della piccolezza umana comunque pronta a lottare con spirito incredibile di fronte alla forza sconfinata della natura.

In generale i quadri di Turner colpiscono lo spettatore, grazie ad una tecnica innovativa,che tende a dissolvere le forme fino al limite, donando però incredibile impeto a luce e colore, creando ambienti a volte appena accennati ma incredibilmente sublimi.

Emblema di questa dissoluzione è il quadro “Il Mattino dopo il Diluvio”.
In questo quadro la catastrofe e ormai avvenuta, in luogo della distruzione viene scelto di rappresentare la rigenerazione del mondo, segno di una riappacificazione tra uomo e natura, violenta ma allo stesso tempo generatrice e fonte di vita.

L’intero quadro è immerso in un’intensissima luce dorata, che lascia trasparire solo le ombre del paesaggio sottostante e le forme stilizzate degli uomini che lo abitano.

Appare con chiarezza l’impronta che lasciò negli artisti del tempo “La Teoria dei Colori” di Goethe specialmente in quest’ultimo dipinto, dove il colore ha letteralmente inghiottito la forma.

In ultima analisi voglio citare un altro pittore inglese, John Martin (1789-1854) e il suo dipinto “Il Gran Giorno della Sua Ira”.

La tela di grandissime dimensioni (circa tre metri per due) inscena un’ apocalisse con una potenza espressiva oltre ogni limite.

Le montagne ai lati che creano una specie di seconda cornice all’interno del quadro,  si sgretolano, riversandosi verso il centro della composizione, dominato da una cupa oscurità nella quale precipitano i corpi dei pochi sopravvissuti alla furia divina.

Sullo sfondo si aprono crateri vulcanici che sprigionano una lava di un rosso violento, mentre in cielo serpeggia una saetta terribile.

L’impatto emotivo dell’insieme è grandioso e rende questo capolavoro sublime in massimo grado.

RIFERIMENTI

Friedrich:

Il Monaco in Riva al mare

La Croce in Montagna

Il Naufragio

Gèricault:

La Zattera della Medusa

Turner:

Bufera di Neve:Annibale e il suo Esercito Attraversano le Alpi

L’Incendio alla Camera dei Lords

Il Mattino dopo il Diluvio

Martin:

Il Gran Giorno della Sua Ira


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7 Comments

  1. Comment di Ilaria Martini — 24 Settembre 2010 @ 21:21

    Bravo Francesco!! Questo è un articolo molto interessante! Complimenti:lol:

  2. Comment di Silvia Filippini — 24 Settembre 2010 @ 21:54

    Bravo Francesco! Come sempre il tuo stile è inconfondibile! E la materia trattata è molto coinvolgente! Sarà che personalmente amo gli artisti romantici ma tu riesci ad appassionare il lettore! Ancora complimenti!

  3. Comment di Isabella pippi — 24 Settembre 2010 @ 21:55

    Bravo Francesco! Come sempre il tuo stile è inconfondibile! E la materia trattata è molto coinvolgente! Sarà che personalmente amo gli artisti romantici ma tu riesci ad appassionare il lettore! Ancora complimenti!

  4. Comment di Greta — 28 Settembre 2010 @ 15:05

    Complimenti! L’articolo è davvero interessante! :)

  5. Comment di Stefania D'Addio — 4 Ottobre 2010 @ 22:57

    Grazie per quest’articolo sulla pittura romantica, per me me grande sconosciuta.

    Sai rendere in modo sintetico e semplice concetti per niente banali.

    Al prossimo articolo!

    :lol:

     

  6. Comment di Silvia — 12 Novembre 2010 @ 20:40

    eh Bravo Francesco….
    diciamo che questa vena artistica è proprio esplicita….piccolo genietto da 30 e lode…
    complimenti!
    :)

  7. Comment di FABIO — 9 Agosto 2011 @ 00:28

     

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