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PITTURA: Zoffany: scoperto nuovo autoritratto

31 ottobre 2012

di Matteo Brighenti

Dopo anni di esperienza e numerose attribuzioni, le incredibili capacità storico-artistiche e l’acutezza di Mina Gregori, Professoressa emerita dell’Università di Firenze, hanno riportato alla luce l’originalità di un dipinto: un Autoritratto di Johan Zoffany. Il quadro fa parte della collezione di Mnajdra, giovane società spagnola fondata e diretta da Susan Grundy, storica del’arte inglese, una “Indiana Jones” dell’Arte che va alla ricerca di capolavori perduti.
Per anni considerato una copia, adesso può dirsi a tutti gli effetti un originale. Mina Gregori, Professoressa Emerita di Storia dell’Arte Moderna all’Università di Firenze, caravaggista di fama mondiale, ha infatti riconosciuto la mano di Johan Zoffany, artista tedesco del XVIII secolo, in un intrigante autoritratto del 1777: una composizione con taglio ravvicinato sull’artista che cattura perfettamente la sua enigmatica personalità di umorista irriverente e acuto osservatore che sfida le gerarchie, i confini nazionali e le implicazioni sociali. Zoffany è l’autore della Tribuna degli Uffizi, tela che ritrae la sala del Buontalenti riaperta di recente al pubblico dopo mesi di restauro. I suoi migliori autoritratti sono tutti in Italia, agli Uffizi, al Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona e alla Galleria Nazionale di Parma.

“Si tratta della stessa ideazione del ritratto conservato a Cortona – scrive Gregori nella sua attribuzione – Qui la rappresentazione è più concentrata nel busto, come confermano anche le minori misure di quelle dell’esemplare cortonese (cm. 72,5 x 58). Poiché questo è datato 1777, si può pensare che anche il nostro ‘Autoritratto’ sia stato eseguito all’incirca a questa data. La fattura libera, con colpi quasi a macchia, non solo nella pelliccia, ma anche negli incarnati, rafforza l’ipotesi della sua autografia. I caratteri brillanti dell’esecuzione rappresentano le qualità che rendono significativa l’opera e corrispondono allo spirito del personaggio”.

La piccola tela (cm. 55 x 40.5), probabilmente dipinta a Firenze durante il soggiorno toscano di Zoffany (1772-79), è stata riportata allo stato originale, utilizzando gli ultimi metodi scientifici, dalla restauratrice fiorentina Roberta Lapucci. La campagna di indagini diagnostiche svolta sotto la supervisione di Anna Pelagotti nei laboratori Art-Test di Firenze, eccellenza della investigazione scientifica applicata ai beni culturali (analisi chimiche dei pigmenti, raggi X, fotografia multilayer), conferma l’originalità del dipinto. Inoltre, l’analisi storico-artistica delle vesti, condotta da Cristina Giorgetti (Accademia delle Belle Arti, Firenze), rafforza la tesi che si tratti di una versione contigua alla tela di Cortona.

Una scoperta affascinante presentata all’interno dell’esclusivo Simposio Internazionale “Riconoscere l’originale nell’arte”, ospitato dalla prestigiosa università americana SACI Studio Art Centers International – Palazzo dei Cartelloni – Firenze venerdì 12 ottobre 2012.

L’Autoritratto di Zoffany appartiene a Mnajdra Ltd, Discerning Fine Arts, giovane società spagnola che gestisce una collezione di opere d’arte antiche di grande qualità e valore tecnico. La selezione delle opere si deve a Susan Grundy, storica dell’arte inglese, fondatrice e direttrice di Mnajdra. Il suo intuito, la sua competenza storico-artistica, nonché il suo coraggio nell’investigare le fonti, uniti all’impiego di tecnologie di ricerca all’avanguardia, hanno permesso di riscoprire eccezionali opere d’arte: lo Zoffany, ma anche il Ritratto di Filosofo (XVII secolo) di un Anonimo Caravaggesco e il Ritratto di Lady Diana Cecil, Contessa di Oxford (XVII secolo), ritenuto una maniera autentica di A. Van Dyck.

“Noi acquisiamo opere d’arte trascurate – ha detto Grundy – e, poi, rispettandone l’epoca e l’originalità della concezione, ci sforziamo di restaurarle e rivalutarle. In futuro, ci piacerebbe lavorare su dipinti di artiste donne abbandonati nei magazzini, in particolare a Firenze. Utilizzando intuizione, conoscenze storiche, campagne diagnostiche indipendenti e accurati restauri, abbiamo già recuperato un capolavoro”.

Oggi Zoffany ha un’opera in più: lo straordinario Autoritratto della collezione Mnajdra.

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ALLA RICERCA DI CAPOLAVORI PERDUTI CON SUSAN GRUNDY

Spesso considerato chiuso e nelle mani di pochi, il mercato dell’arte del Sei-Settecento è in realtà attraversato, negli ultimi anni, da una rivoluzione silenziosa, ma forte, capace di rimettere in discussione attribuzioni affrettate e, attraverso l’uso combinato di metodologie differenti, di scovare capolavori nascosti sotto dipinti apparentemente modesti, aprendo nuovi e avvincenti dibattiti.

Una nuova protagonista è emersa in questo settore: la Mnajdra Ltd, Discerning Fine Arts, giovane società spagnola che ha l’obiettivo di valorizzare le eccellenze nascoste nei dipinti antichi. Il nome “Mnajdra” viene da un sito archeologico preistorico, sull’isola di Malta, il più antico esempio al mondo di edificio costruito a secco, antecedente anche a Stonehenge e alle Piramidi.

Nel marzo 2011, la fondatrice e attuale direttrice di Mnajdra, Susan Grundy, storica dell’arte inglese, Professoressa in “Lettere e Filosofia nella Storia dell’Arte” all’Università del Sud Africa, comincia ad acquistare dipinti antichi, concentrando le sue ricerche su opere che hanno l’aspetto e le atmosfere dei Caravaggeschi e scegliendo con attenzione, in maniera mirata, quelle che sono sottovalutate o trascurate. L’ambito di specializzazione di Grundy, infatti, sono gli studi di ottica con particolare riferimento all’arte del XVII secolo e a Caravaggio.

“Il mio sesto senso è la capacità di distinguere le energie – racconta Susan Grundy. Penso fuori dagli schemi, lateralmente, e quando guardo un’opera d’arte in vendita “sospendo” la mia convinzione che io sia in qualche modo un “esperto”. Penso a me stessa come a un’insegnante. Nella mia mente nascono delle domande per l’artista che ho di fronte: “cosa mi stai dicendo? Hai raggiunto i tuoi obiettivi in materia di composizione? Sono gli elementi formali della tua opera che ti rendevano felice? Ti piace quello che hai fatto?” L’Arte ci dà la meravigliosa opportunità di comunicare con altri secoli. Quando compro non sono interessata ai nomi. Cerco prima di tutto l’originalità”.

L’acquisizione al momento più sorprendente Susan Grundy la compie però al di fuori della sua area di competenza: nell’ottobre 2011 strappa alla Collezione di Tony Haynes un piccolo dipinto del XVIII secolo, considerato una copia dell’Autoritratto di Johan Zoffany conservato a Cortona. Tuttavia, un anno dopo, questa tela viene riconosciuta come un autografo di Zoffany da una studiosa dell’arte di fama internazionale come Mina Gregori.

“L’Autoritratto ora attribuito a Johan Zoffany – prosegue Grundy – è letteralmente saltato giù dal muro verso di me non appena sono entrata nella casa d’aste dove era in mostra, ammassato tra altre opere di gran lunga più inferiori. Tutti gli elementi che cerco come insegnante d’arte erano così evidenti: l’uso intelligente del colore, la forma, la linea, la composizione e le pennellate sicure. Non potevo credere che il catalogo sostenesse che era una copia”.

Insieme allo Zoffany, altri due importanti quadri della collezione Mnajdra sono il Ritratto di Filosofo (XVII secolo) di un Anonimo Caravaggesco e il Ritratto di Lady Diana Cecil, Contessa di Oxford (XVII secolo), ritenuto una maniera autentica di A. Van Dyck.

“Penso sempre: come è stato dipinto? Ci sono elementi che potrebbero rendere l’opera eccezionale? – conclude Susan Grundy, direttore di Mnajdra. Alla fine ho rispetto per ogni artista, ancora con noi o lontano nel passato, che ha il coraggio di provare a dipingere un quadro”.


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