Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download VIVERE CON L'ACUFENE.

Randazzo, Francesco

7 novembre 2007

Papier Mais

“Papier Mais” (2006)

Fara Editore, pagg. 108, euro 12.

Artista dedito soprattutto al teatro, con una laurea in regia conseguita all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma nel 1991, Francesco Randazzo, nato nel 1963 in provincia di Siracusa, ha al suo attivo numerose rappresentazioni teatrali che lo hanno visto autore, regista ed anche attore con riconoscimenti, anch’essi numerosi, tra i quali il “Premio Ugo Betti” per la drammaturgia, Camerino, 2005, con “Otello, il Nìvuru di Mazzària”. È altresì autore di racconti, romanzi (“Cronache di prodigiosi amori”, Lampi di Stampa, Milano, 2005) e di poesie (“Come un pesce azzurro”, Il Filo Edizioni, Roma, 2003).

La Sicilia fa da sfondo alle sue opere e, pur vivendo a Roma, l’autore non ha mai dimenticato le sue origini e non si è mai spento in lui l’amore per la sua terra.

“Papier Mais” è una raccolta di racconti molto brevi, che l’autore rivela di aver scritti “su foglietti, quadernetti confusi, pezzetti di carta riutilizzati per un altro fine” e così via. Appunti, insomma, che ora vedono la loro più organica sistemazione in questa raccolta, uscita nel 2006.

Sono, questi racconti, come una scala di suoni, dove la realtà va trasformandosi e ridefinendosi in sbocchi immaginifici percorsi da fremiti che ne estraggono valenze legate ad un assurdo allucinatorio che ricorda il regista Luis Buñuel (si veda, ad esempio, il racconto “Dopo cena”, ma anche “L’Addio”, con quella lieve e irriverente blasfemia che lo avvicina a “La via Lattea”. Tornerà sulla figura di Gesù nel racconto omonimo, quasi al termine del libro), all’ironia, al gioco dei destini e a riflessioni di tipo orientaleggiante che aspirano a creare un varco tra questo universo indecifrabile e la propria anima. Anche la donna grassa del raccontino “L’Anfitriona”, rimanda ad un altro grande regista, Federico Fellini, creatore di numerosi personaggi di questo tipo, ridondanti e grotteschi. Sempre a Fellini e al suo “Roma” del 1972 rimanda l’incipit dell’ottimo “Sulla statale SS116”. Come pure lo sguardo che Lucia, nel racconto “Il balcone”, affonda negli appartamenti di fronte al suo, ricordano “La finestra sul cortile” di Hitchcock, del 1954. Il tentativo di interpretazione e identificazione tra questi due poli dà luogo ad una varietà di simboli e di significati aperti, la cui decodificazione viene affidata alla particolare sensibilità, non più del narratore, ma del lettore.

Il narratore si spinge, quindi, volutamente all’interno della sensibilità del destinatario delle sue storie, stimolandolo a percorrere insieme una ricerca che nasce dal travaglio presente in ciascuna esistenza umana. Nel racconto “Il nano”, ad esempio, si legge (è in corso una partita di tennis): “I raccattapalle staccarono la palla conficcata nel bel mezzo degli occhi dello sconfitto, la deposero sulla barella ed uscirono di corsa, perché non esplodesse in campo.” La scrittura pulita e nitida riesce a raccogliere, dunque, lungo la linea del suo formarsi, una quantità innumerevole di simboli che si raccolgono intorno ai tanti altri incontrati nel corso della stessa storia. Ne “Un sogno in Palestina” leggiamo: “Lambiccavo con gli occhi sui disegni di un cachemire che traboccava da uno scaffale o correvo sulle righe blu e rosse di una coperta greca. Presto fui preda di quel vortice, annegai nel gorgo di quella fantasmagoria e fui dormiente, sogno…”: dopodiché, queste parole, come una chiave magica, si aprono ad una corsa esaltata in cui la scrittura si libera da schemi e da regole per tenere il passo con il sogno.

Le storie lambiscono anche, consegnandole alla cifra simbolica del libro, episodi fantasiosi della vita di alcuni personaggi noti, come Eugenio Montale, Vincent Van Gogh, il mafioso Bernardo Provenzano, Shakespeare.

Alcuni racconti prendono in giro la vita e certe ossessioni indotte dalla modernità. Non sono i migliori, inquinati da qualche banalità, come “Laphroaig”, “Prima del Nirvana”, “Metodo infallibile per vincere al Superenalotto”, “La regola dell’alternanza”, “Espulsione forzata” e qualche altro. Ai quali fa seguito un racconto eccellente, “Il giardiniere”, che, pur nella sua concisione, riesce a dare un’atmosfera compiuta, misteriosa e torbida del personaggio. Il racconto ricorda un film di Roger Corman del 1960, “La piccola bottega degli orrori”, in cui compare un giovanissimo Jack Nicholson. Altro racconto ben condotto e intriso di mistero, oltre che di simboli tutti leggibilissimi, è “Il divoratore di libri”, nel quale è scritto, a proposito del protagonista: “Poi un giorno, all’improvviso, Carmelo Attardo è scomparso. Come Ettore Majorana, come Federico Caffè.” La Sicilia compare in vari racconti, ma quello che ne predice il futuro, tra ironia e seriosità è “Futuro”, in cui si accenna alla nascita di Islamilia, la nuova Sicilia ossia, dopo che gli abitanti sono fuggiti per lasciare l’isola agli extracomunitari: “Nel 2800 Islamilia sarà il più bel paese del mondo, secondo un’inchiesta di Vogue International.”

“Nostalgia”, il penultimo racconto, ci offre una leggenda d’autore sempre sull’amata Sicilia, che un tempo altro non era che una delle due lune che si scorgevano in cielo, poi precipitata sulla Terra.

La breve lettera (“mai scritta, mai letta”) con cui si conclude il libro, ha una tale compostezza dentro un trattenuto, ma profondissimo dolore, da meritare da sola la lettura di quest’opera i cui molti suoni, luci, colori rendono vive le parole: “sono soltanto un piccolo uomo, stupido, pieno d’errori, paure e fantasmi. Continuo a confondere la realtà con queste insulse parole che scrivo e che fingono di alleviarmi le notti, che m’allontanano dai giorni.

Sii felice, almeno adesso, per sempre. Sappi che, senza volerlo, costretta anzi, attraverso il più straziante distacco, tutto adesso ti conferma e rafforza, ti rende immensa. Umile e alta più che creatura.”


Letto 1665 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart