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Bacchelli, Riccardo

6 novembre 2007

Il mulino del Po

“Il mulino del Po”

Questo grande della nostra letteratura del primo Novecento è praticamente dimenticato. Morì in povertà, colui che ha scritto uno dei più bei romanzi della nostra storia letteraria: Il mulino del Po, un grandioso affresco storico che corre lungo un secolo e che descrive la tragedia di più di una generazione di mugnai del Po, gli Scacerni. Mirabili le pagine che descrivono l’alluvione del grande fiume.

La scrittura ariosa, precisa, fatta di periodi lunghi e nitidamente espressi, richiama quella del Manzoni, che Bacchelli non nascose di assumere come modello.

Di lui scrive nel Grande Dizionario Enciclopedico della UTET il noto studioso e critico letterario Giorgio Bárberi Squarotti: “È stato uno dei collaboratori della «Voce» e della «Ronda», e dei princìpi letterari elaborati da quest’ultima rivista ha costituito uno dei più fedeli e autorizzati interpreti, nel senso della ricerca di un’alta e bene ordinata prosa, nutrita dalla grande tradizione umanistica e dall’esempio manzoniano. A questo esempio B. si è costantemente richiamato interpretandolo come compimento di grandi affreschi romanzeschi, guidati da saldi concetti morali, da un gusto molto forte della meditazione e dell’ammaestramento e da un vivo interesse per la storia…”

Riassunto della trama: È la storia di più di una generazione di mugnai. Nella prima parte, intitolata Dio ti salvi, Lazzaro Scacerni, che ha preso parte alla ritirata di Russia dell’esercito napoleonico, riceve da un ufficiale morente un autentico tesoro costituito da oro, diamanti e perle, di provenienza sacrilega, che, ritornato a casa, vende ad un losco ricettatore di nome Raguseo. Il denaro ricavato è investito nel mulino di San Michele, ormeggiato sulla riva ferrarese del Po. Si sposa con una donna semplice e tranquilla, Dosolina, che partorisce un figlio proprio nel corso di una piena rovinosa del Po, che danneggerà il mulino, con l’aiuto anche di una spia del Raguseo, Beffa, che fa di tutto per sabotarlo. Preso dall’ira, Lazzaro assolderà un sicario per uccidere il ricettatore; l’assassino sarà catturato e giustiziato, mentre a Lazzaro resterà un gran rimorso per l’atto compiuto. Nel frattempo s’impossessa di un altro mulino, il Paneperso, alla deriva nelle acque del Po, con sopra una fanciulla di nome Cecilia, il cui padre è morto affogato durante la piena.

Nella seconda parte, dal titolo La miseria viene in barca, il figlio di Lazzaro, Giuseppe, soprannominato “Coniglio mannaro”, si mette a fare il contrabbandiere di grano fra gli Stati Pontifici e il Lombardo-Veneto con la complicità di un funzionario austriaco, Virgilio Alpi, e un proprietario terriero, Pietro Vergoli. Scoperti, saranno processati e Coniglio mannaro trascorrerà alcuni mesi in prigione. Lazzaro e Dosolina intanto sono morti e Cecilia è diventata la moglie di Giuseppe, che odia per il modo in cui si è illecitamente arricchito. Un figlio a cui la donna era particolarmente legata, Lazzarino, arruolatosi con Garibaldi, muore a Mentana all’età di soli tredici anni. Il Po torna a devastare la pianura e anche questa volta rovinerà il mulino; Coniglio mannaro, alla vista di questa nuova catastrofe impazzisce e morirà in manicomio.

La terza ed ultima parte, che ha il titolo Mondo vecchio sempre nuovo, trova Cecilia impegnata ad allevare i suoi figli, ricorrendo anche al mercato nero, vista l’esosità della tassa sul macinato. Quando sta per essere sorpresa di notte da una ronda di finanzieri, il figlio Princivalle darà fuoco al mulino. Cominciano a circolare le prime idee socialiste. Si hanno i primi scioperi, a cui anche Princivalle partecipa. L’omicidio dell’innamorato della sorella Berta, gli apre le porte della prigione. La madre Cecilia muore e il figlio di Princivalle, Giovanni, acquista un nuovo mulino che chiamerà San Michele II. Una delle sue sorelle, Dosolina, partorisce un figlio da uno sconosciuto, Lazzaro, che morirà sul Piave durante la prima guerra mondiale.


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4 Comments

  1. Comment by Caiogiulio — 1 novembre 2008 @ 16:33

    “Il mulino del Po” è qualcosa di epico, che rimanda ai grandi romanzi dell’ottocento. La prosa è un po’ ricercata, ma trattasi di “alta” prosa ed in effetti può ricordare il Manzoni.
    Chi non ha ancora incontrato Riccardo Bacchelli, si accinga a farlo: ne vale la pena. Adesso che ci stiamo avviando verso l’autunno/inverno, cercatevi un posticino tranquillo, al calduccio, ed immergetevi nella lettura, con tranquillità, senza fretta, assaporando con calma il fluire del racconto e la bellezza della scrittura.

  2. Comment by Bartolomeo Di Monaco — 1 novembre 2008 @ 17:03

    E’ un romanzo che prima di entrare nella vechiaia avanzata vorrei poter rileggere.

  3. Comment by Teodora Tosatti — 23 settembre 2011 @ 17:27

    Scusi, lei scrive: ‘Preso dall’ira, Lazzaro assolderà un sicario per uccidere il ricettatore’; non è esatto; l’uccisore del raguseo, il Fratognone, non è un sicario prezzolato, e uccide per vendicare una tortura he gli e stata inflitta; Lazzaro voleva farsi giustizia da sé, questo sì, ma in prima persona. Poi ilFratognone gli dichiara la sua volontà di uccidere il Raguseo.

     

     

  4. Comment by Bartolomeo Di Monaco — 23 settembre 2011 @ 19:28

    @ Teodora Tosatti

    Mi sono limitato a fare un riassunto della trama, non entrando nei dettagli. Il verbo assoldare ha forse fatto nascere l’equivoco. Ad ogni modo riporto quanto scrive il Dizionario dei capolavori della Utet a pag. 1052: “Lazzaro, impaurito, ricorre a un brigante che, per motivi di astio personale, è disposto ad uccidere il Raguseo. L’assassino viene giustiziato; su Lazzaro pesa il rimorso.” 
    Grazie.

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