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ROMANZO: Tosca Pagliari: “Nivek, il Segreto dell’Erba Tagliata” #3/6

10 marzo 2010

(parte terza)

 

Col grosso becco d’oro e gli artigli d’avorio, il Chimerante aveva scavato una buca profonda e adesso vi faceva ruzzolare dentro l’enorme uovo traslucido per poi seppellirlo. Infine vi ci si appollaiava sopra mentre Miagola saltellava tra l’erba dietro ad una farfallina civettuola, che lo invitava a prenderla e poi se ne faceva beffa sfuggendogli. Ad un certo punto il gatto inarcò la schiena, gonfiò il pelo e prese a sbuffare. Infine corse via come impazzito.

– Dove scappi?

Gli gridava dietro il bambino.

– Aspettami, non lasciarmi così!

Nivek corse e lo sopraggiunse. Parlò col fiatone.

– Che ti è preso?

Anche il felino rispose affannato.

– Tutto il campo è disseminato di Chiukeri dai piedi rossi.

– Chi sono?

– Sono esseri del sottosuolo. Apparentemente sembrano dei funghi, ma sono capaci d’afferrarti e trascinarti giĂą per i cunicoli sotterranei. La cosa mi sgomenta, sono nato gatto, non talpa.

– Possono prendere anche i bambini?

– Se sono in tanti ce la fanno. Nel campo laggiĂą ce ne sono parecchi. Mi sono lasciato ingannare dalla farfalla gialla. E’ la loro alleata, t’indirizza nel posto giusto per fare scattare la trappola.

– PerchĂ© si chiamano dai piedi rossi? Ce l’hanno rossi davvero?

– Per fortuna, sino ad oggi, non ho mai avuto modo di poterlo constatare.

– Adesso dove andiamo?

– Che discorsi! Andiamo avanti. Sempre avanti.

– E se sbucheranno i Chiukeri dai piedi rossi?

– Terremo gli occhi bene aperti.

 

Se ne andavano il gatto e il bambino lungo il viale sterrato,  diritto e fiancheggiato da alti cespugli.

– Quanto sono grossi i Chiukeri?

– Credo che ce ne siano di varie misure.

– Ma da che misura cominciano e a che misura finiscono?

– Non si può conoscere sempre tutto nel dettaglio e a volte si è costretti ad orientarci per approssimazione. Del resto gli eventi della vita sono tutti così vari ed imprevedibili che non si può campare sulla precisione e sulle certezze. Bisogna imparare a sbrigarsela ragionando proprio per approssimazione.

– Miagola …

– Dimmi …

– Come fai ad essere così saggio.

– Sono saggio per te che sei ancora tanto sprovveduto, ma sono io sprovveduto per chi ne sa molto piĂą di me. Come vedi continua ad essere sempre tutto piuttosto relativo.

– Come farò a capire le cose?

– Nessuno te lo può insegnare, ognuno ha il proprio sistema, devi solo scoprirlo.

– Mi potresti dare un consiglio?

– Sì, ma ricorda “Prendi tutti i consigli, ma quello tuo non lo lasciare”.

– E il consiglio?

– Trova lo Specchio del Vero, trova il coraggio di guardarci dentro, trova la forza di venirne fuori.

 

I cespugli ai lati del viale avevano lasciato il posto ad alti e frondosi alberi, i cui rami si toccavano da un lato all’altro formando su i due viandanti una cupola vegetale, che diventava sempre più fitta e sempre più intricata come i pensieri.

 

– Dove devo andare?

– E che ne so io!

– PerchĂ© ti seguo?

– Mi segui perchĂ© sei abituato a mettere i piedi sui passi degli altri senza neanche accorgertene. I piedi vanno, ma la mente è per conto suo. Impara a coordinare piedi e mente, vedrai dove sarai in grado di arrivare!

 

All’improvviso il gatto rizzò gli orecchi, arruffò il pelo e gridò:

– A terra presto, buttati a terra.

 

Nivek si ritrovò a faccia in giù tra la polvere del viottolo mentre strane creature dall’alto della volta arborea cercavano di afferrarlo. Non erano scimmie, ma in un certo senso vi somigliavano. Erano esseri tutti verdi appesi per i piedi come pipistrelli. Le lunghe braccia sproporzionate al resto del corpo penzolavano nel vuoto e le loro facce rugose avevano grandi occhi più verdi di quelli del gatto, nasi schiacciati, bocche spalancate e un ammasso di foglie per capelli.

– Chi sono?

Chiese il bambino.

– Sono i Chiulukki, nemici spietati dei Chiukeri dai piedi rossi. Sono costretti a vivere a mezz’aria su rami e tralci, non possono appoggiare i piedi per terra, mentre gli altri, come sai, sono creature del sottosuolo ed al massimo possono sbucare dal terreno, ma non fuoriuscirne completamente.

– Allora come fanno a combattersi?

– Sta pur certo che chi vuole combattere trova sempre il sistema.

– Quali sono i cattivi?

– Tutti e due e nessuno dei due.

– Mi sono sbagliato. Credevo tu sapessi tutto. Invece non sai rispondere con esattezza alla mie domande.

– Striscia invece di chiacchierare, dobbiamo uscire al piĂą presto da sotto questo archeggiato di maledette fronde, non si sa mai cosa potrebbero escogitare. E non parlare, se no ti toccherĂ  mangiare la polvere.

 

Quando si trovarono sotto la volta del cielo erano esausti.

– Ho sete, disse il bambino.

– Di cosa?

Rispose il gatto.

– Come di cosa?

Si meravigliò Nivek e Miagola puntualizzò:

– Si può avere sete di tante cose: d’amore, di giustizia, di sapere, oppure  di vendetta …

– Ho sete d’acqua.

– Beh, potevi anche dirlo subito. E’ questo sentiero polveroso che fa venire l’arsura in gola. Per ora non c’è altro da fare che camminare, piĂą hai sete, piĂą devi andare avanti se desideri ristorarti.

– Ma io sono anche stanco.

– Stanco di che? Delle preoccupazioni, delle paure … ?

– Oh, quanto la fai lunga, sono stanco e basta!

– E no! Troppo comodo, se ci si lagna bisogna anche sapersi spiegare! Chi deve avere la sopportazione d’ascoltare non può anche stare a scervellarsi!

 

Nivek più cupo che mai continuò a proseguire in silenzio. Ma il gatto non poteva far a meno di continuare a sputare sentenze.

– Che fai, ti sei zittito? Il silenzio a volte non è d’oro, ma di piombo e pesa fino a spaccare l’anima.

– Tu invece con tutto questo dire mi hai stufato e non ti voglio dare piĂą ascolto.

Ma chi ti credi di essere? Un sapientone onnipotente? Piantala! Sei solo un coso che sta su quattro zampe con la coda sempre diritta.

– Così mi piaci ragazzino! Mordi! Mordi forte! Sapessi che morsi si possono dare con le parole … Ecco, guarda laggiĂą, c’è una sorgente.


Nivek corse verso la fonte, vi immerse le mani accostate a coppa e avvicinò alle labbra il fresco liquido. Subito, con una scossa, lo schermo si riaccese nella sua mente.

Il ragazzo, voltato di spalle, aveva i biondi capelli arruffati dal casco appena tolto. La donna di fronte a lui possedeva una raffinatezza assoluta poiché, essendo già innata, era stata perfezionata dal lusso. Dove erano nascosti i suoi anni? Sotto la mimica appena accennata per non scomporre la bellezza scultorea del volto? Sotto il trucco eseguito con cura e prodotti di marca? Sotto la freddezza delle emozioni? I suoi anni comunque non si trovavano, ma c’erano ed erano abbastanza, anche più del doppio di quelli del ragazzo biondo. Nonostante li avesse confusi con la pettinatura impeccabile, con tinture dorate per nascondere i  capelli bianchi, i suoi anni non potevano andare via. Lei lo sapeva e più se ne avvedeva più li nascondeva. Li nascondeva persino nel tono della voce e nell’espressione del volto sempre studiatamente compita anche nelle situazioni impreviste e difficili. Così tra le volute di fumo della lunga e sottile sigaretta parlò senza scomporsi:

– Di quanto hai bisogno?

– Non lo so. Quanto costa un aborto in una clinica perfettamente attrezzata ed in perfetto anonimato?

– Preferisci un assegno o un versamento sulla carta di credito.

– Fai come vuoi.

– Lei è convinta o ha deciso d’incastrarti con falsi moralismi. Mi auguro che tu non ti lasci andare ai ripensamenti e ti faccia incastrare da un sgualdrinella da poco.

– Però se fosse una sgualdrinella da tanto, le cose cambierebbero da così a  così, non è vero?

– Non essere insolente che t’involgarisci.

– Non farmi la morale. Anche tu hai accalappiato papĂ  con lo stesso trucco.

– Non sono discorsi da fare ad una madre. Avrai i soldi che ti occorrono e datti da fare. Ci manca soltanto che con la storia de DNA un qualunque bastardo debba rivalersi su questo patrimonio.

Il ragazzo uscì dalla stanza col sorriso spavaldo stampato sul volto, ma una piega del labbro rivelava anche una punta amara d’ironia.

Nivek bevve e bevve fino a sentirsi lo stomaco come un macigno. Poi si sedette sull’erba e ne strappò dei fili. Si trastullò ad odorarli. Era solo odore d’erba e nient’altro.

Miagola gli si sdraiò accanto e prese a fare le fusa. Come stavano bene insieme!

Anche il Chimerante, ovunque andassero era discretamente presente pur nella sua esagerara mole. Il gatto forse ne avrebbe voluto fare a meno ed osservò:

– Se non si avverano al piĂą presto i tuoi sogni, di quello lì non potremo disfarcene.

– Che noia ti dĂ ?

– Ho paura che diventi un’ossessione.

 

Gatto e bambino a poco a poco presero a sonnecchiare, sprofondarono nell’oblio senza neanche accorgersene.

All’improvviso il Chimerante spalancò le enormi ali offuscando tutt’intorno, poi prese ad agitarle convulsamente. Dal becco d’avorio uscì un suono agghiacciante, come una sirena d’allarme.

Il bambino ed il gatto non ebbero il tempo di cercare delle spiegazioni perché furono risucchiati sotto terra.

Precipitavano sempre di piĂą negli orridi cunicoli dei Chiukeri dai piedi rossi. Ed erano rossi davvero come lampade accese ad illuminare le tenebre del sottosuolo.

– Che volete? PerchĂ© ci avete preso?

Gridava Nivek.

– Lascia perdere, se avranno qualcosa da dirci parleranno, se non vorranno è inutile che strilli.

Lo zittì Miagola.

 

Ad un certo punto riuscirono a star fermi, le ruvide mani deformi avevano smesso di trascinarli. Tutt’intorno penzolavano radici voluttuose di umide essenze.

Il più grosso dei Chiukeri parlò:

– Vogliamo il tuo potere, bambino, o lasceremo che queste radici t’avvolgano e ti stritolino, ti prosciughino ogni umore di vita.

– Quale potere?

– Il potere delle visioni. Ci serve per controllare il mondo di sopra. E vogliamo anche il tuo potere, gatto.

– Di poteri io ne ho tanti, quale vi serve in particolare?

– Il potere dell’odorato.

Miagola considerò ad alta voce:

– Se vi servono i nostri poteri dovrete essere piuttosto sforniti. Che vi rimane?

– Abbiamo un udito incredibile. Riusciamo anche a sentire il rumore dell’erba che nasce.

Il gatto asserì:

– GiĂ , ma se non potete coglierne l’odore non siete in grado i comprendere nulla.

Mi dispiace, ma questo potere non ce l’ho più. L’ho passato al bambino ed è trasmissibile una volta soltanto. Da lui non c’è più modo di riprenderlo. Non si può veramente fare più di una transazione. Mi dispiace. Avete fatto una fatica per nulla.

– PerchĂ© hai donato questo grande potere al piccolo umano?

– PerchĂ© ha bisogno di scoprire cosa c’è nell’odore dell’erba tagliata. E’ il suo unico  modo per dare un senso a tutto, altrimenti vivrĂ  nel vuoto. Voi che cosa ne avreste fatto?

– Misture speciali con le radici del sottosuolo. Essenze varie e rare per obliare gli esseri di sopra a seconda dei casi. Senza l’odorato non possiamo dosarle nĂ© controllarle. Pazienza, ci accontenteremo delle visioni del bambino.

 

Miagola si mise a ridere, il suo era un sorriso mellifluo, irriverente e provocatorio.

Poteva possedere tutte queste caratteristiche un sorriso? Sì che lo poteva!

 

– Gatto, come fai ad avere questo potere degli umani? Come fai a sorridere? Ecco se non puoi darci l’odorato ci prenderemo il sorriso.

 

Nivek non aveva visto mai nulla di simile prima d’allora: il suo saccente amico gatto implorare come un mendico.

– No, ve ne prego, senza il sorriso, il riso, la risata, lo sghignazzo, il sogghigno, il singulto, senza tutto ciò la vita sarebbe solo una smorfia vaga.

– Lo sappiamo eccome! Per questo vogliamo appropriarcene. Stare qui sotto terra e rimuovere le zolle con la forza di una risata ci riscatterebbe dalla mancanza di luce, aria, colori, odori.

Il bambino temette per la sorte del gatto ed intervenne:

– No, non darglielo! E’ il tuo saper ridere al momento giusto, nel modo giusto, che ti rende eccezionale piĂą del tuo parlare. Se perderai questo dono sarai una cosa da nulla, peggio d’un gatto di peluche. Fa in modo che si prendano le mie visioni. Tanto non le capisco neanche, mi danno solo una strana pena al cuore.

Ma il gatto era di parere contrario.

– Le tue visioni non possono appartenere a nessun altro se non a te, sono la strada per la tua salvezza. A loro non servono, credimi. Sono così sciocchi nel pretenderle. Sai che bel sollievo avere la perfetta conoscenza della vita di sopra per accorgersi ancora di piĂą quanto sia squallida quella di sotto. Non lo sanno che ci sono ignoranze necessarie per accettare il mondo senza dilaniarsi per volerlo diverso.

 

Un Chiukero smilzo col viso appassito intervenne:

– Sono tutte frottole per dissuaderci, noi faremo ciò che è nostra intenzione e basta.

 

Miagola gonfiò il pelo dalla rabbia. Invece Nivek rimase impassibile.

Il più anziano dei Chiukeri aveva una voce fioca, ma al suo dire tutti facevano talmente silenzio che la voce poteva anche echeggiare con una certa imponenza. Così si espresse:

– Questo bambino è troppo tranquillo. C’è un modo per avere le sue visioni, anche se il gatto furbo non ce lo ha confessato. BasterĂ  bere le sue lacrime, bisogna che pianga e pianga anche tanto. Questo è quello che va fatto, è ben poca cosa la risata del felino al confronto delle lacrime del giovanissimo umano.

– Non sempre le cose sono così facili come sembrano.

Disse il gatto e continuò:

– Nivek è un bambino speciale.

– Che ha di così particolare un bambino speciale.

S’informò il vecchio Chiukero.

– Solo chi lo scopre da sĂ© può trovare le risposte.

Rispose il gatto.

– Gli caveremo gli occhi pur di avere le sue lacrime.

– Sì glieli caveremo.

Dissero tutti in coro.

I Chiukeri dai piedi rossi piĂą inferociti che mai avanzavano verso Nivek.

Miagola gli era saltato tra le braccia. Così il bambino indietreggiava verso la parete di terra che bloccava il passaggio.

– Potevate scegliere tra il sorriso ed il pianto ed avete scelto il pianto. Siete piĂą stolti degli umani.

Mormorò il gatto.

I Chiukeri non ascoltavano piĂą, stavano per afferrare il bambino.

Il terreno ad un tratto tremò, molte zolle si sbriciolarono in un umido polverone nero. In mezzo a quel piovere di terra spuntarono gli artigli d’avorio del Chimerante.

Istintivamente Nivek vi si aggrappò, mentre Miagola, per tenersi più saldo, conficcò le unghie nella sua maglietta.

Il Chimerante sollevò velocemente la zampa e risalirono alla luce del giorno terribilmente sporchi di terra.

– Grazie Chimerante

Disse Nivek

– Ma adesso portaci via da qui.

Il gigantesco animale non si abbassava per farli salire sulla sua groppa.

– PerchĂ© fa così?

Chiese Il bambino al gatto.

– Che vuoi che ne sappia. Non sempre i sogni sono a portata di mano, vorrĂ  dire che non è ancora il momento.

– Allora andiamo a lavarci.

– Vai tu, io adesso mi scrollo e mi lecco, mi liscio tutto e sono a posto.

 

L’acqua del laghetto era tiepida, calma, trasparente.

Quando fu ben ripulito, Nivek ebbe voglia di rimanere immerso con gli occhi aperti a scrutare il fondale. Invece si riaccese lo schermo e vide.

Il ragazzo e la ragazza erano l’uno di fronte all’altra. Così vicini che avrebbero potuto abbracciarsi e baciarsi, invece i loro sguardi erano ostili, il tono delle loro voci piene di reciproco risentimento.

– Non li voglio i tuoi soldi. Posso benissimo cavarmela da sola. Andrò in ospedale, non ho nĂ© paura, nĂ© vergogna.

– Fai quello che ti pare. Io le mie responsabilitĂ  volevo prendermele.

– Con i soldi pensi di poter pagare tutto, anche la tua coscienza. Vai al diavolo!

– Il ragazzo l’afferrò per un braccio.

– Che cosa vorresti fare a proposito di coscienza? Vorresti forse tenerti il bambino?

Non sarai mica così matta spero.

La ragazza si divincolò dalla presa e se ne andò in fretta. Lui non fece alcun tentativo per fermarla.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart