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Arata, Silvana

6 novembre 2007

La carrozza del vento  

“La carrozza del vento”

Maria Pacini Fazzi editore, pagg. 168. Euro 12

Livia Ravi è una giornalista che ha una forte passione per la musica ed una ammirazione sconfinata per un Maestro d’orchestra, e compositore a sua volta: Alberto Ferrati. Quando va ad ascoltarlo, le sembra di essere trasportata in un mondo incantato. Lo sogna, anche, e una volta le compare invitandola a salire sulla carrozza del vento. “Che cosa è la carrozza del vento?” domanda lei. “Un’emozione, qualcosa che non si afferra.”

Nasce con questa sensazione di inafferrabilità il romanzo di esordio della lucchese Silvana Arata, che, pure lei, non è estranea alla professione di giornalista, collaborando con riviste su argomenti di carattere ambientale e ecologico e con la Rai, realizzando programmi culturali per gli italiani all’estero. Non è nuova quindi alla consuetudine con la scrittura, anche se la prova narrativa, specialmente di un romanzo, è impegno di non poco conto.

Seguiamola nella sua storia, avendo intuito che quella di Livia nei confronti del Maestro Ferrati è anche un’infatuazione, certamente sollecitata dalla stessa musica, ma soprattutto dalla bravura e dalla bellezza del Maestro, “un poco bohemienne”. Lo ha capito pure un suo collega, Giovanni Tosatti, che le fa da amico e confidente. Le propone, perciò, nell’interesse anche della rivista in cui lavorano, di tentare di combinare un’intervista con Alberto, il quale, è risaputo, non le concede tanto facilmente, ma si sa che ha un debole per le belle donne, e Livia lo è, coi suoi capelli “rosso arancio” portati con spavalderia. Quando la conoscenza di Alberto avviene, e nel migliore dei modi, la giovane giornalista si innamora di lui, e vuole saperne di più, al fine, anche, di realizzare una serie di articoli per la rivista. La natura di giornalista abile e stimata, infatti, non viene mai meno nel corso della storia, e così, un po’ spinta dalla curiosità di donna innamorata e un po’ stimolata dal mestiere, si mette ad indagare su un episodio oscuro della vita privata di Alberto, il suicidio di una sua amante di nome Nast’enka, un’affermata violinista: “E se fosse stato un delitto?”; “Una passione può travolgere fino a tal punto una donna da farle perdere il senso della realtà e arrivare al gesto estremo solo… per amore?” si domanda. Saranno questi interrogativi che la condurranno a scoprire la verità intima di un musicista all’apparenza altero e scontroso, e in realtà ricco di amore tanto grande da renderlo inarrivabile. Gli strumenti di cui dispone l’autrice non sono ancora così perfetti da rastremare l’enfasi e l’eccitazione che in queste trame spesso prendono la mano, tuttavia resta indubitabile l’interesse che l’Arata sa richiamare sulla storia, che si va sempre più concentrando su quell’oscuro episodio della violinista. L’infatuazione di Livia per Alberto e questo tragico amore di Nast’enka si vanno rapidamente legando in un percorso parallelo che confluirà per entrambi nel mistero (“il ‘segreto’ che oscurava l’animo del musicista) che avvolge la carismatica e inquieta figura di Alberto: “un uomo complesso e difficile”. Irina, la sorella di Nast’enka, è uno dei punti di contatto tra questi due percorsi. L’altro è la città di San Pietroburgo, dove il triste episodio accadde e dove si reca, con una decisione inaspettata, Alberto Ferrati a tenervi un concerto. La città antica (“magica città”) fa da suggestiva cornice alla parte conclusiva del romanzo, la migliore senza dubbio, con la Neva che pare “quasi una piazza d’acqua”. Toccherà proprio alla città offrire la sua più forte emozione alla protagonista, così che se in qualche parte del mondo “la carrozza del vento avrebbe di nuovo rallentato la sua corsa. Lei era pronta ad attenderla.” L’autrice riesce a mantenere viva l’attenzione con una scrittura priva di orpelli, dalla quale sprigiona una sensibilità tutta al femminile che accompagna gli entusiasmi, i sogni e le infatuazioni della protagonista. Questa capacità di mantenere desto l’interesse del lettore è la qualità più evidente e riuscita dell’Arata, che riesce a farsi perdonare alcune debolezze, presenti soprattutto nella prima parte, le quali, si sa, non mancano mai, o quasi mai, in un esordio.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart