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Stevenson, Robert Louis

8 novembre 2007

Il Master di Ballantrae

“Il Master di Ballantrae”

Nei miei viaggi in Scozia ho potuto constatare che, insieme con Walter Scott e Robert Burns, un autore sempre ricordato dagli scozzesi è Robert Louis Stevenson. Meno celebrati sono Archibald Cronin e lo stesso Conan Doyle, l’inventore di Sherlock Holmes, autori invece altrettanto straordinari. Da qui la mia curiosità per Stevenson, e avevo i suoi libri da molti anni nella mia modesta biblioteca in attesa che arrivasse il tempo di fare la sua conoscenza, che è venuto con il suo capolavoro: Il Master di Ballantrae, uscito nel 1889, dal quale ricordo di aver visto ricavata molti anni fa una fiction, di cui non rammento molto. Stevenson è un ottimo affabulatore, ossia sa raccontare, e la sua scrittura è di mano leggera e molto aggraziata, mai noiosa. In qualche modo richiama alla memoria il Defoe di Moll Flanders ed anche in qualche parte Emily e Charlotte Brontë. Sa narrare i fatti, e la sua capacità di guardarsi intorno è notevole, come appare, per esempio, all’inizio quando il colonnello Francis Burke narra le peripezie incontrate dal Master James Durie, soprattutto nell’attraversamento di regioni selvagge e inospitali, percorse in lungo e in largo dagli indiani, nel momento in cui si trova fuggiasco sul suolo americano (rievocazioni che tornano assai suggestive e limpide nella parte finale). La storia è ambientata ai tempi della battaglia di Culloden (località presso Inverness) dove gli scozzesi, tra i quali si era arruolato anche il Master, furono duramente sconfitti dagli inglesi il 16 aprile 1746. Il Master viene considerato morto dalla famiglia e il titolo di erede passa al fratello Henry, che sposa Alison Graeme, la ricca fidanzata di James. Il quale è un personaggio perfido, che, nel suo peregrinare, ne combina di ogni sorta, privo com’è di scrupoli, perfino uccidendo. Infine torna a casa e si diverte a martirizzare il fratello, insidiandogli perfino la moglie (dirà una volta Henry: nessun uomo si trovò mai impigliato in una simile trappola!). Una sola debolezza nella trama: la lentezza dei tempi allorché il narratore Mackellar, intendente della casa, porta la notizia della morte (presunta) di James al padre e ad Alison, ma lo stile anche qui resta di tutto riguardo. Narratore di grandi qualità, Stevenson, e densa di malìa la figura di Secundra Dass.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart