Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download VIVERE CON L'ACUFENE.

STORIA: I MAESTRI: Giugno 1940: L’Italia dichiara guerra alla Francia

24 gennaio 2017

di Emilio Poesio
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 2 ottobre 1969]

Gli ambasciatori di Francia e d’Inghilterra sono con¬≠vocati dal conte Ciano. Il gio¬≠vane ministro degli esteri, in divisa d’ufficiale d’aviazione, consegna con gesto formale una breve nota. √ą il pome¬≠riggio del 10 giugno 1940, l’Italia scende in guerra. Sir Percy Loraine accoglie senza battere ciglio l’annunzio, Fran√ßois-Poncet, pur molto emozionato, trova lo spirito per una battuta premonitrice: ¬ę I tedeschi sono padroni duri. Ve ne accorgerete anche voi ¬Ľ.

Fino a pochi giorni prima l‚Äôambasciatore francese era convinto che la guerra fra le due nazioni sorelle non ci sarebbe stata. L’aveva assicu¬≠rato lo stesso maresciallo Ba¬≠doglio all’addetto militare generale Parisot, suo amico per¬≠sonale. Ma Mussolini, sull’on¬≠da del travolgente e, sembra, definitivo blitz con il quale i tedeschi stanno mettendo in ginocchio la Francia, ha cam¬≠biato idea, ha passato il Ru¬≠bicone. Gli servono, dice, soltanto duemila morti da get¬≠tare sul tappeto del tavolo della pace. Trascina il paese in guerra con venti divisioni pronte al settanta per cento e con altre venti pronte sol¬≠tanto al cinquanta. Senza carri armati che non siano le ¬ę scatole di sardine ¬Ľ da tre tonnellate; con un’aviazione i cui aerei, per la met√†, non possono levarsi in volo; con una marina di gran lunga in¬≠feriore alle due flotte nemiche riunite, francesi e inglesi, nel Mediterraneo. Tanto, fra pochi giorni, o al massimo fra poche settimane, tutto sar√† finito.

Sulla frontiera alpina, l’e¬≠sercito allinea il meglio del¬≠le sue forze: il gruppo di ar¬≠mate Ovest, agli ordini di Umberto di Savoia, con oltre trecentomila uomini: la pri¬≠ma armata del generale Pintor a Sud, la quarta del ge¬≠nerale Guzzoni a Nord, dal Granero al Monte Rosa. Dal¬≠l’altra parte, l’armata fran¬≠cese delle Alpi, depauperata dai salassi con i quali l’alto comando tenta di tamponare l’attacco delle divisioni pan¬≠zer, schiera meno di cento¬≠mila uomini.

√ą qui che Mussolini scate¬≠ner√† il suo blitz sulla via per l’Alta Savoia e su quella per Marsiglia, per uguagliare i fasti del suo allievo dittato¬≠re tedesco? √ą qui che vuole avere i duemila morti che gli servono”? Non sembra, al¬≠meno in principio. I francesi suppliscono alla deficienza numerica, e di mezzi, con la potenza delle fortificazioni fis¬≠se. Hanno un velo d’avampo¬≠sti lungo la frontiera, ma die¬≠tro c’√® la linea principale di resistenza, appoggiata dal¬≠le artiglierie di grosso calibro piazzate a battere i punti-chiave. In campo terrestre, ¬ę difesa attiva ¬Ľ, √® l’ordine di Mussolini al gruppo Ovest, attivismo stemperato dal di¬≠vieto di passare la frontiera e di aprire il fuoco, eccetto che per rispondere a un at¬≠tacco avversario.

Cosi, i due eserciti si fron¬≠teggiano con le armi al piede, mentre i destini della Francia si decidono al Nord, dove i tedeschi, dopo lo sfondamen¬≠to sulla Mosa e dopo Dunkerque, stanno prendendo sul rovescio la Maginot. Ha ini¬≠zio, sul fronte alpino, quella strana guerra, ¬ę la guerra di¬≠menticata ¬Ľ come dice il tito¬≠lo del libro che l’avvocato e giornalista francese Henri Azeau le ha dedicato (La guerra dimenticata, ed Mon¬≠dadori, pp. 360, L. 3500). Per una settimana soldati italiani e soldati francesi si guardano negli occhi, scambiano insulti o saluti, a seconda dei casi, ma non sparano. Poi, improv¬≠visamente, tutto cambia, i cannoni cominciano a tuona¬≠re, le colonne in grigioverde si mettono in marcia: proprio mentre il nuovo capo del go¬≠verno, il maresciallo P√©tain, eroe di Verdun, sta trattan¬≠do la resa con gli invasori.

Resa di fronte ai tedeschi, che hanno combattuto, e agli italiani, giunti all’ultimo mo¬≠mento, davvero quando tutto √® finito. Il gioco politico s√¨ √® inserito nel quadro delle considerazioni e degli inte¬≠ressi puramente militari e strategici. Hitler vuole una Francia che non gli sia trop¬≠po ostile nel ¬ę Nuovo ordi¬≠ne ¬Ľ; teme che la flotta di Darlan possa passare agli in¬≠glesi, seguendo l’esempio dell’ancora semi-sconosciuto ge¬≠nerale di brigata de Gaulle. E l’alleato di Roma? Prenda ci√≤ che avr√† ottenuto al mo¬≠mento in cui sar√† siglato l’armistizio: con la forza delle armi. ¬ę La mano armata di pugnale s’√® levata a colpire la schiena del vicino ¬Ľ, ha detto Roosevelt dell’interven¬≠to italiano, ma finora il pu¬≠gnale √® stato brandito soltan¬≠to metaforicamente. Adesso la parola √® al cannone.

Per l’esercito italiano si apre la prima delle tante, tra¬≠giche pagine di sangue. Il bluff non ha retto e l’armata di terra mostra subito la cor¬≠da della sua impreparazione, della sua inefficienza, della stantia mentalit√† dei suoi capi. Altro che blitz su Tolo¬≠ne e Marsiglia. Buttati allo scoperto contro le possenti fortificazioni nemiche, i bat¬≠taglioni italiani riescono a superare la linea degli avam¬≠posti, poi debbono fermarsi. Una serie di scontri brevi e micidiali, dalle vallate d’alta montagna al mare, dei quali l’autore de La guerra dimen¬≠ticata d√† una colorita e mi¬≠nuziosa descrizione da parte francese. Sulla costiera viene occupata Mentone, ma il for¬≠te di San Luigi, al confine, resiste fino al giorno dell’ar¬≠mistizio, il 25 giugno.

Bottino dei vincitori: otto¬≠cento chilometri quadrati per lo pi√Ļ di montagna, 13 comu¬≠ni, cinque villaggi, con ventunmila abitanti. Al prezzo di seicento morti, di duemila¬≠cinquecento feriti, di quasi altrettanti congelati. Il pri¬≠mo, inutile, bagno di sangue dell’esercito italiano. Appena un’avvisaglia di ci√≤ che av¬≠verr√† dopo. Si avvicina l’ora della Libia e quella della Gre¬≠cia. Con le stesse premesse, con gli stessi, tragici risultati.


Letto 520 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart