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STORIA: I MAESTRI: Gli anni amari del Mazzarino

22 agosto 2017

di Leonardo Vergani
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, luned√¨ 13 luglio 1970]

¬ę Era scuro. Il grande salone era vuoto. Lo sentii avvicinarsi dal rumore che facevano le pantofole, strascicate come se qualcuno ce la facesse appena a tenersi in piedi. Mi nascosi dietro un paravento. Il cardi¬≠nale, solo in mezzo alla stanza, guard√≤ con tristezza ogni qua¬≠dro, ogni statua. Poi mormor√≤ a se medesimo, con un filo di voce: ‘Tutto questo dobbiamo abbandonarlo…’ ¬Ľ. Il vecchio malato ciabatta via, faticosa¬≠mente. E’ l’ultima volta che Giulio Mazzarino ammira i suoi capolavori, i suoi Raffaello, Ti¬≠ziano, Tintoretto, cosi come ce la racconta nelle proprie ¬ę Me¬≠morie ¬Ľ il capitano Lom√©nie de Brienne che gli visse vicino. Pochi giorni dopo Mazzarino muore. Ha raccomandato al Re Sole un uomo, un lanaiolo che ha servito come amministratore, con una di quelle fra¬≠si storiche da libro di testo: ¬ę Maest√† vi devo tutto, ma pago il mio debito dandovi Colbert ¬Ľ. E Colbert, colui che die¬≠de alla Francia l’intelaiatura amministrativa ed economica, si sdebita rivelando a Luigi dov’√® occultato il tesoro del suo benefattore.

I tempi erano durissimi e Giulio Mazzarino, che non nu¬≠triva alcuna illusione sugli uo¬≠mini, sarebbe stato assai poco sorpreso del tradimento. Di in¬≠fedelt√† ne aveva conosciute troppe governando la Francia contro l’odio dei nobili, le re¬≠sistenze dei borghesi, le fellon√¨e della corte, le insidie della ma¬≠gistratura e la ribellione delle plebi, per meravigliarsene. Era stato odiato con un furore vi¬≠scerale. All’epoca della Fronda il Parlamento aveva promesso cinquantamila scudi a chi lo assassinasse. In qualcuna delle numerose ¬ę mazarinades ¬Ľ si of¬≠frivano centomila scudi a chi gli tagliasse la testa e la por¬≠tasse in giro per Parigi, settan¬≠tamila ai camerieri che lo sof¬≠focassero tra le coltri, ventimila ai farmacisti che lo avvelenas¬≠sero e seimila a chi lo colpisse in chiesa. Che egli stesso non fosse uno stinco di santo √® fin troppo noto. Ma il veleno di quella stagione storica richie¬≠deva questo ed altro. ¬ę Io dissi¬≠mulo ‚ÄĒ diceva ‚ÄĒ e raggiro, smusso, accomodo tutto quando mi √® possibile ¬Ľ. E per smussa¬≠re, egli non aveva scrupoli. Uo¬≠mo di Chiesa, primo ministro di un paese monarchico e cat¬≠tolico, riusc√¨ persino ad allear¬≠si con l’Inghilterra regicida di Cromwell pur di mettere in gi¬≠nocchio la Spagna e il Cond√© che non voleva arrendersi, passando tranquillamente sopra allo scandalo.

Ancor oggi in Francia il per¬≠sonaggio Mazzarino viene tal¬≠volta maneggiato con le pinze. Non gli si perdona d’essersi ri¬≠velato, in sostanza, pi√Ļ abile di Richelieu e d’esser stato, lui italiano, un fedele, inflessibile servitore della patria d’adozio¬≠ne. Il suo insegnamento fu de¬≠riso da Voltaire. Ma Mazzarino, straniero come Buonaparte ‚ÄĒ la storia ha di simili trovate ‚ÄĒ tese sempre a raggiungere la unit√† politica e territoriale del¬≠la Francia contro tutti i ten¬≠tativi di frantumazione e di scissione. Nemico della guerra, come lo fu il principe di Metternich che tanto gli somiglia, ridusse la Germania ad una federazione imbelle, strapp√≤ al¬≠la Spagna l’egemonia sull’Euro¬≠pa occidentale e, con la pace di Oliva, assicur√≤ il predomi¬≠nio francese sull’Europa del nord. Fu egli l’espressione di quella politica dell’equilibrio che affida all’abilit√† e alla pa¬≠zienza la soluzione di tutti i problemi, maestro nell’arte delle relazioni umane, uomo scevro di miti, primo tra tutti, quello del nazionalismo.

A nove anni dal terzo cente¬≠nario della morte, √® uscito su Giulio Mazzarino, un libro il¬≠luminante che viene ad aggiun¬≠gersi alla vastissima bibliogra¬≠fia dell’¬ę italiano ¬Ľ. Si tratta della nuova fatica di Georges Dethan (Mazarin et ses amis, Paris, Berger-Levrault, pp. 368) che cerca di decifrare, sulla scorta di una serie di lettere inedite, la personalit√† ¬ę fami¬≠liare ¬Ľ del cardinale. A frugar nelle lettere del primo ministro francese ‚ÄĒ occorre ricordarlo ‚ÄĒ c’√® da perdere la testa. La raccolta di Adolphe Ch√©ruel, pubblicata alla fine del secolo scorso, riempie ottomila pagine di nove volumi in quarto. Tut¬≠tavia l’immane lavoro di Ch√©ruel √® incompleto, poich√© lo studioso dovette eliminare sen¬≠za piet√† la corrispondenza in italiano, duecento lettere su tre¬≠mila, iniziando tra l’altro dalla morte di Richelieu, quando Mazzarino aveva gi√† trascorso due terzi della propria vita.

Georges Dethan ha frugato negli archivi vaticani, nelle car¬≠te del cardinale conservate al Quai d’Orsay, in quelle della Biblioth√®que National e della ¬ę Mazarine ¬Ľ di Parigi, nelle bi¬≠blioteche private. Un compito da consumarcisi gli occhi. Maz¬≠zarino, che negli ultimi anni arriv√≤ persino a dedicar quat¬≠tordici ore giornaliere alle pro¬≠prie missive, aveva una grafia illeggibile. In pi√Ļ, dopo tanto vergare la mano doveva tre¬≠margli. Buona parte del mate¬≠riale in italiano √® perci√≤ ine¬≠dito.

Dalle lettere agli amici, ai potenti ‚ÄĒ Barberini, Colonna, Sacchetti, Servien, Chaviny ‚ÄĒ il personaggio esce con una vi¬≠vacit√† e una vivezza sorpren¬≠denti. Odiato e respinto ‚ÄĒ tra l’altro gli si rimproverava, giu¬≠stamente, d’aver protetto e riempito d’oro un nugolo di pa¬≠renti e, forse ingiustamente, di coltivare una tresca con la Re¬≠gina, madre del futuro Re Sole ‚ÄĒ egli si sentiva isolato. Il pote¬≠re finisce per estraniare. E a questa situazione, colui che a cavallo ebbe il coraggio di but¬≠tarsi tra le milizie francesi e spagnole, a Casale, per imporre una tregua, si ribellava. Si di¬≠fendeva come meglio poteva, intingendo la penna nel calamaio e scrivendo, ricordando a chi gli era lontano la patria perduta, le piccole miserie di ogni giorno e la propria soli¬≠tudine.

La decifrazione delle lettere dell’ ¬ę italiano ¬Ľ ‚ÄĒ storpiava la consecutio dei verbi francesi scrisse de Retz, suo nemico cos√¨ come pi√Ļ di un secolo dopo avrebbe fatto Napoleone ‚ÄĒ un compito che attende ancor oggi gli storici. Georges Dethan non ce ne ha dato che un affascinante assaggio. E altrettan¬≠to affascinante potrebbe essere la decifrazione dei taccuini per¬≠sonali che Mazzarino riempiva tra una presa di tabacco e un’altra, conti, promemoria, frasi smozzicate, notes il cui studio, se non andiamo errati, non √® stato mai completato, anche e soprattutto perch√© il cardinale, per proprio uso e consumo, annotava in dialetto siciliano, in romanesco e nel latino basso del mondo vati¬≠cano. Il ritratto intimo di Maz¬≠zarino √®, in sostanza, ancora da comporre. L’infedele Col¬≠bert, nell’epoca della gloria, gli rimproverava di spender trop¬≠po in candele e in gelati. Col¬≠bert sapeva il fatto suo. Si pre¬≠parava, lesinando gli spiccioli al principale ‚ÄĒ che se ne la¬≠mentava ‚ÄĒ a presentare al Re Sole un malloppo di tutto ri¬≠guardo.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart