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STORIA: I MAESTRI: Il dissidente Cattaneo

16 Marzo 2011

di Franco Valsecchi
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 6 febbraio 1969]

Cento anni, oggi, dalla mor¬≠te di Carlo Cattaneo: 6 febbraio 1869. Un dimenticato? No, certo. Ma non cos√¨ vivo e presente, nella memoria e nel cuore degli italiani, come il suo grande rivale, Mazzi¬≠ni. Sono, Cattaneo e Mazzini, i due volti opposti della ¬ę si¬≠nistra ¬Ľ risorgimentale. L’em¬≠pito romantico, Mazzini, la ¬ę carica ¬Ľ interiore del Risor¬≠gimento, l’anelito morale. Cat¬≠taneo… Cattaneo √® un ¬ę progressista ¬Ľ nel senso moderno della parola. Il problema italiano, che per Mazzini √® pro¬≠blema di educazione, di mo¬≠rale, per lui √® problema di progresso civile, politico, so¬≠ciale, economico, scientifico: problema di adeguamento ai tempi, di ¬ę aggiornamento ¬Ľ dell’Italia al livello delle pi√Ļ progredite nazioni. Il primo positivista italiano, fu e non a torto.

Un positivismo istintivo, pi√Ļ che dottrinario. Il suo maestro non √® Comte, √® Romagnosi. Questo intellettuale, che ha esordito negli studi come insegnante di gramma¬≠tica latina e di ¬ę umanit√† ¬Ľ, sente il bisogno di muoversi su un terreno solido e positi¬≠vo. In una Italia ancora in¬≠trisa di letteratura, √® l’economia, √® la statistica che lo interessano: il dato e il fatto concreto. Scrive della Lombardia: e sono ¬ę Le notizie naturali e civili della Lom¬≠bardia ¬Ľ, l’oggetto della sua ricerca. Scrive degli Ebrei: ed √® l’aspetto giuridico, eco¬≠nomico, sociale dell’argomen¬≠to che lo attrae: ¬ę Ricerche economiche sulle interdizioni imposte dalla legge agli israe¬≠liti ¬Ľ. Fonda una rivista: e gi√† il titolo √® eloquente: ¬ę Il Politecnico ¬Ľ. Non √® una del¬≠le solite riviste in cui la po¬≠litica si mescola alla letteratura: √®, si definisce, un ¬ę re¬≠pertorio di studi applicati al¬≠la cultura e alla prosperit√† sociale ¬Ľ.

*

In una Italia che si rivol¬≠ge ancora al passato, come esempio, e modello, e fonte di ispirazione, il suo ideale √® la modernit√†: tenere il pas¬≠so coi tempi. In piena et√† ro¬≠mantica (le ¬ę Interdizioni ¬Ľ sono del ’35, il ¬ę Politecni¬≠co ¬Ľ del ’59, le ¬ę Notizie ¬Ľ del ‚Äė43) anticipa le nuove parole del secolo. E’ uno dei primi ‚ÄĒ- e uno dei pochi ‚ÄĒ tra i protagonisti del Risorgimento a cogliere, nell’in¬≠treccio dei motivi della nuo¬≠va storia, insieme alla nota economica, la nota sociale, e a coglierla nei suoi accenti pi√Ļ moderni e attuali. Repub¬≠blicano, il suo repubblicane¬≠simo non √® quello della tra¬≠dizione. Nulla dell’enfasi gia¬≠cobina; nulla dell’eredit√† letteraria; nessuna traccia della retorica d’uso. E’ repubblica¬≠no, perch√© vede nella Repubblica l’unica autentica forma di democrazia, non solo, ma anche la forma di governo pi√Ļ aggiornata, pi√Ļ risponden¬≠ti alle esigenze dei tempi nuovi, interprete pi√Ļ adeguata della nuova realt√† politica e sociale. Federalista, il suo federalismo non √® soltanto, non √® tanto una ¬ę deduzio¬≠ne ¬Ľ storica ‚ÄĒ la soluzione federale come il naturale sboc¬≠co di tutto il corso della sto¬≠ria d’Italia ‚ÄĒ quanto una petizione di principio. La fe¬≠derazione ‚ÄĒ la salvaguardia delle autonomie locali che la federazione comporta ‚ÄĒ √®, per lui, la pi√Ļ forte, e sicura, e ¬ę organica ¬Ľ garanzia di li¬≠bert√†. L’unit√† ‚ÄĒ il grande sogno mazziniano dell’unita ‚ÄĒ √®, invece, un pericolo da combattere: √® l’incarnazione del centralismo, √® il Moloch livellatore che soffoca ogni spontaneo germe di libert√†, che uniforma nel suo grigiore la ricca variet√† della vita ita¬≠liana.
Sempre, in Cattaneo, un procedimento logico lineare, che procede diritto, con ine¬≠sorabile coerenza. Il proble¬≠ma italiano, lo vede, lo sen¬≠te, s√¨, come problema nazio¬≠nale; ma ancor pi√Ļ come problema europeo, come parte, aspetto del problema europeo. ¬ę La guerra d’Italia ‚ÄĒ scrive nel 1848 ‚ÄĒ fa parte della guerra civile d’Europa… L’Italia non pu√≤ essere libera che nel seno di una Europa libe¬≠ra ¬Ľ. E ancora: ¬ę Le nazioni d’Europa devono unirsi con ben altro legame che l’unit√† materiale: devono unirsi nel principio morale dell’egua¬≠glianza e della libert√† ¬Ľ. E conclude: ¬ę Noi avremo pace solo quando avremo gli Stati Uniti d‚ÄôEuropa ¬Ľ.

*

Nazionalit√†, dunque; ma nazionalit√† in quanto egua¬≠glianza e libert√†. Il punto di partenza, per lui, √® la demo¬≠crazia: la nazionalit√† √® il punto d’arrivo: una conse¬≠guenza, non una premessa. E’ noto il drammatico con¬≠trasto che lo mise di fronte a Mazzini, all’indomani del¬≠le Cinque Giornate. Mazzini, il rivoluzionario Mazzini, √® pronto a subordinare ‚ÄĒ al¬≠meno nell’attuazione ‚ÄĒ l‚Äôideale democratico all’ideale nazionale: se il mezzo per raggiungere l’indipendenza e l‚Äôunit√† √® la monarchia, si ac¬≠cetti la monarchia come mez¬≠zo a quel fine. ¬ę Fate l’Ita¬≠lia, e sar√≤ con voi ¬Ľ. Cat¬≠taneo no.
Per Cattaneo, la liberazio¬≠ne dall’Austria ha un signifi¬≠cato, se √® liberazione non sol¬≠tanto dallo straniero, ma an¬≠che da ogni vincolo, da ogni intralcio che ostacola il pro¬≠gresso. La monarchia, sia pu¬≠re vestita di vesti costituzionali, gli appare, per sua na¬≠tura, conservatrice, per sua natura, antirivoluzionaria: un ostacolo sulla via del rinno¬≠vamento integrale. Non vale, quindi, liberarsi dall’impero austriaco per cadere nelle braccia del regno sardo. Per Cattaneo, Carlo Alberto co¬≠stituisce un pericolo non mi¬≠nore di quello rappresentato da Radetzky. Carlo Alberto – scrive – ¬ę non poteva che supplire all’ufficio che la vacillante Austria non so¬≠steneva ormai pi√Ļ, di proteg¬≠gere e puntellare le opinioni stant√¨e ¬Ľ: l’intervento piemon¬≠tese significava ¬ę la sconfitta delle Cinque Giornate ¬Ľ: un travestimento dell’antico regime, con l’etichetta piemon¬≠tese anzich√© austriaca. ¬ę Noi siamo circondati dalle baio¬≠nette austriache e piemontesi – dichiara; ‚ÄĒ ebbene, accu¬≠satemi di empiet√†, ma io vi dico che preferisco vedere il ritorno degli austriaci piutto¬≠sto che vedere Carlo Alberto alla testa della Lombardia ¬Ľ.

*

Ancora, sempre, il rigore di una logica, che non cono¬≠sce transazioni con la realt√†. E la realt√†, in quel momen¬≠to, la viva, la vera, la pro¬≠fonda realt√†, senza la quale il ’48 italiano avrebbe per¬≠duto ogni vigore e nerbo ed impulso, era la patria, era il sentimento nazionale, che so¬≠lo dava un’anima al moto, e travolgeva in una ondata irre¬≠sistibile i cuori. Mazzini, l’i¬≠dealista Mazzini, il sognatore Mazzini, sente questa realt√†, e la interpreta; Cattaneo, il positivista, il ¬ę realista ¬Ľ Cat¬≠taneo, si astrae nel rigore di un ragionamento, che perde ogni contatto con il mondo reale.
Si prenda la sua ¬ę Insurrezione di Milano ¬Ľ, le sue ¬ęConsiderazioni sul ’48¬Ľ. Non si ferma, Cattaneo, al clich√© patriottico: guarda pi√Ļ a fondo, al gioco degli interessi delle forze sociali. La sua lucida analisi sulla politica del Governo Provvisorio, dei ¬ę notabili ¬Ľ del Governo Provvisorio, ha senza dubbio pagine acute, e sotto molti aspetti penetranti. Da una parte, nei notabili milanesi, la preoccu¬≠pazione di non spingere le cose a fondo, il timore che la piazza prenda la mano, la paura della piazza: onde la tendenza a trattare con le au¬≠torit√† austriache, ad ottenere lo scopo con le trattative, sen¬≠za lanciare troppa libert√† d’a¬≠zione alle barricate; e, insie¬≠me, il desiderio di affrettare l’intervento piemontese, che rappresenta l’ordine, l’autori¬≠t√†, il freno al dominio della piazza: l’intervento piemonte¬≠se come antidoto alla rivolu¬≠zione. Dall’altra parte, la preoccupazione di porre del¬≠le condizioni ai ¬ę liberatori ¬Ľ di assicurarsi delle garanzie, di salvaguardare l’autonomia lombarda, di non mutare la liberazione in una conquista.

Una lucida analisi, acuita, aguzzata dalla passione di parte. Lui, Cattaneo, √® per la rivoluzione integrale; nel Comitato di Guerra, durante le Cinque Giornate, √® per la lotta ad oltranza. E nel plebiscito che segue, per l’annes¬≠sione al Piemonte, √® per il no, anche se il suo no non rac¬≠coglie consensi. E al suo no rimane sempre fedele, con in¬≠crollabile coerenza.

Al no del 1848 a Carlo Al¬≠berto segue il no del 1859 a Vittorio Emanuele. Anche se, in quel momento, Vittorio Emanuele √® l’Italia; anche se, in quel momento, la politica piemontese significa l’indipen¬≠denza, sta per significare l’u¬≠nit√† d’Italia. La guerra di Lombardia √® guerra imperia¬≠le, √® guerra regia: e quella ch’egli vuole √® la guerra rivo¬≠luzionaria. Che il Piemonte, poi, rappresenti l’unit√†, la so¬≠luzione unitaria √® per lui, fe¬≠deralista, una ragione di pi√Ļ di opposizione. Quando, nel ’60, con Garibaldi, con i Mil¬≠le, l’iniziativa passa alla ri¬≠voluzione, alle forze rivoluzio¬≠narie, di cui le camicie rosse sono l’incarnazione, le sue speranze si riaccendono. So¬≠gna di fare del Sud garibaldi¬≠no il contraltare del Nord sa¬≠baudo, la roccaforte della cau¬≠sa federale: propugna, non l’annessione al Piemonte, ma un vincolo federale, che per¬≠metta di salvaguardare il pre¬≠zioso patrimonio di libert√† rappresentato dalle autonomie locali.

Il dissidente Cattaneo non si piega agli eventi. Lo eleg¬≠gono, nel 1861, nel nuovo re¬≠gno unito d’Italia, deputato in tre collegi; lo rieleggono, an¬≠cora, nel 1867. Accetta il man¬≠dato, ma rifiuta il giuramento: il giuramento significa il compromesso, ed egli non vuol scendere a compromessi.

E’ un intellettuale, che se¬≠gue il filo di una sua coeren¬≠za interiore; ed √®, ad un tem¬≠po, un uomo di fede, per cui l’ideale si identifica col reale. Il suo vero campo d’azione √® quello delle idee. Fonda un nuovo Politecnico. Precorre, con il mirabile saggio su la ¬ę Psicologia delle menti as¬≠sociate ¬Ľ la moderna sociolo¬≠gia. Il suo compito √® quello di un’avanguardia: iniziatore, precursore, stimolo, sprone. O, come egli stesso ama defi¬≠nirsi, un ¬ę suggeritore ¬Ľ. La sua parola conserva, a distan¬≠za di un secolo, una singolare potenza di suggestione; rima¬≠ne, a distanza di un secolo, come la suggestiva testimo¬≠nianza di una delle pi√Ļ ricche e intense esperienze interiori del Risorgimento.


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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart