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STORIA: I MAESTRI: Il pugno di Licurgo

29 Marzo 2011

di Roberto Gervaso
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 26 febbraio 1970]

Sparta divent√≤ una grande potenza in seguito all’in¬≠vasione dei Dori, guerrieri nordici calati in Laconia in¬≠torno al decimo secolo avanti Cristo. La citt√† fu chiamata Sparta, che in greco significa sparsa, perch√© nacque dalla fusione di cinque villaggi, po¬≠polati complessivamente da poco pi√Ļ di cinquemila ani¬≠me. I conquistatori, d’origine montanara, erano gente roz¬≠za, ignorante, belluina, tra¬≠cagnotta, con lunghe chiome e pelle olivastra, S’erano sem¬≠pre guadagnati da vivere con le armi, e infatti la societ√† che instaurarono fu militare, guerrafondaia, gerarchica, an¬≠tidemocratica. Tutto il potere era concentrato nelle mani dei vincitori. Gli indigeni, o Iloti, erano considerati e trat¬≠tati alla stregua di schiavi, i cittadini liberi, o Perieci, era¬≠no liberi per modo di dire perch√© non godevano dei di¬≠ritti politici.

Un sudario d’austerit√† in¬≠combeva su Sparta. La stessa classe dominante non si con¬≠cedeva alcun lusso, Viveva fru¬≠galmente, sorda a ogni mani¬≠festazione intellettuale. Sue uniche preoccupazioni erano la disciplina e l’efficienza del¬≠l’esercito, grazie al quale una minoranza agguerrita riusc√¨ a sopraffare e a tenere sotto il giogo una maggioranza im¬≠belle. Il militarismo spartano trov√≤ in Licurgo il suo grande codificatore e il suo pi√Ļ in¬≠transigente assertore. Non sappiamo con esattezza quan¬≠do le sue leggi furono pro¬≠mulgate perch√© non conoscia¬≠mo la data di nascita del loro autore. C’√® chi dice che visse nel nono secolo, chi nell’otta¬≠vo, chi nel settimo. C’√® addi¬≠rittura chi ne nega l’esistenza. La scarsezza di fonti c’impedi¬≠sce di fissare una data.

A sentire Erodoto, Licurgo era zio e guardia del corpo di Carilao, re di Sparta. Quanto alle famose leggi a dettarglie¬≠le, secondo alcuni, sarebbe stato l’oracolo di Delfi in per¬≠sona. In realt√† furono farina del suo sacco e a mettere in giro la voce dell’oracolo fu con ogni probabilit√†, lo stesso Licurgo al quale doveva fare un gran comodo attribuire alla divinit√† le sue austere ri¬≠forme. I sudditi se le sareb¬≠bero lasciate pi√Ļ docilmente imporre. E’ difficile dire se, plasmando il nuovo codice, Li¬≠curgo s’ispir√≤ a quelli vecchi, ammesso che preesistessero corpi organici di leggi. Cer¬≠tamente tenne conto dello spi¬≠rito e dei costumi del suo po¬≠polo, cio√® di quei trentamila Dori che avevano conquistato la Laconia e godevano dei pieni diritti civili e politici. Quanto ai trecentomila Iloti e Perieci, non erano un pro¬≠blema.

Una delle grandi riforme fu quella agraria. Plutarco e Po¬≠libio smentiti da Tucidide, di¬≠cono che la Laconia fu divisa in trentamila parti uguali. Quanto al commercio e al¬≠l’industria, Licurgo proib√¨ ai cittadini di dedicarsi a queste attivit√† indegne di un popolo guerriero. Viet√≤ anche l’im¬≠portazione d’oro e d’argento e ordin√≤ di coniare solo mo¬≠nete di ferro. Ma il capola¬≠voro di Licurgo fu la riforma costituzionale imperniata con¬≠temporaneamente su tre dif¬≠ferenti forme di governo: mo¬≠narchia aristocrazia e demo¬≠crazia. La monarchia era in realt√† una diarchia perch√© sul trono sedevano due re che, sorvegliandosi a vicenda, im¬≠pedivano l’accentramento del potere nelle mani di uno solo. I re sovrintendevano ai sa¬≠crifici, erano a capo della ma¬≠gistratura e dell’esercito in guerra. L’aristocrazia era in¬≠carnata nel senato. Ne face¬≠vano parte ventotto anziani ultrasessantenni che legifera¬≠vano, giudicavano i delitti ca¬≠pitali e indirizzavano la poli¬≠tica pubblica. La democrazia s’esprimeva in un’assemblea di ottomila cittadini d’et√† non inferiore ai trent’anni che si riunivano nei giorni di luna piena, dibattevano questioni di pubblico interesse e ratifi¬≠cavano le leggi votate dal se¬≠nato. L’assemblea eleggeva i cinque Efori, o ministri, che costituivano l’esecutivo.

La difesa dello Stato era affidata all’esercito, il meglio addestrato, il pi√Ļ disciplinato, il pi√Ļ agguerrito dell’antichi¬≠t√†. Lo spartano, dal momento in cui veniva al mondo, do¬≠veva prepararsi a diventare un perfetto soldato. Una com¬≠missione esaminava i neonati. Se erano gracili li faceva pre¬≠cipitare da un picco del mon¬≠te Taigeto, se erano robusti li obbligava a dormire all’ad¬≠diaccio anche d’inverno. Quel¬≠li che sopravvivevano, a sette anni venivano strappati alla famiglia e messi in un colle¬≠gio militare, di dove uscivano per accamparsi sotto la ten¬≠da. Erano semianalfabeti, si lavavano poco, mangiavano alla mensa pubblica, doveva¬≠no mantenersi snelli e agili, se ingrassavano oltre un cer¬≠to limite venivano confinati. Quando andavano in guerra le loro donne li ammonivano: ¬ę Torna con lo scudo, o su d√¨ esso ¬Ľ. Si capisce perch√© fu¬≠rono dei grandi soldati, per¬≠ch√© vinsero tante battaglie, perch√© diedero nome a un certo costume e a una certa regola.

L’inglese William George Forrest, professore di storia antica al Wadham College di Oxford, ha dedicato a Sparta e alla sua grandezza milita¬≠re un volume di 238 pagine (Storia di Sparta, editore La¬≠terza, L. 1300), serio, dotto, documentato, in cui si sente la mano dello specialista.


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Bart