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STORIA: I MAESTRI: La testimonianza di Orwell sulla guerra civile spagnola

28 ottobre 2018

di George Orwell
(da “Omaggio alla Catalogna”)

Si ricorda al lettore che George Orwell (l’autore de “La fattoria degli animali” e “1984”) partecipò direttamente come combattente alla guerra civile spagnola (1936-1937), dove fu ferito al collo da una pallottola che gli passò miracolosamente a un millimetro dall’aorta. Militò in un’organizzazione di sinistra chiamata POUM (Partito Obrero de Unificación Marxista). Fu, dunque, un testimone diretto e nel libro troviamo: “Scrivere in maniera accurata sulla guerra di Spagna è difficilissimo a causa dell’assoluta mancanza di documenti che non siano propagandistici. Metto tutti in guardia sulla mia partigianeria e sui miei possibili errori. Eppure ho fatto del mio meglio per essere onesto. Ma risulterà evidente che il mio resoconto è completamente diverso da quello apparso sulla stampa internazionale e specialmente su quella comunista..

Per finire, affrontiamo ora l’accusa che il POUM fosse un’organizzazione “trockijsta”. Questa parola viene oggi sventolata in giro con grande facilità e usata in maniera molto fuorviante anche perché spesso si vuole che lo sia. Vale la pena fermarsi un attimo per definirla. La parola trockijsta è usata per indicare tre cose molto distinte:

Una persona che, al pari di Trockij, combatte per “una rivoluzione su scala mondiale” in contrapposizione al “socia­lismo in un solo paese”. Più in generale, un rivoluzionario estremista.

Un membro dell’organizzazione vera e propria di cui Trockij è a capo.

Un fascista mascherato da rivoluzionario che agisce so­prattutto attraverso atti di sabotaggio in urss, ma anche, in generale, spaccando e indebolendo le forze di sinistra.

Nel significato 1) è probabile che si possa descrivere il POUM come trockijsta. Ma così possono essere definiti anche I’ILP in­glese, il SAP tedesco, i socialisti di sinistra in Francia e così via. Ma il POUM non aveva alcun collegamento con Trockij o le or­ganizzazioni trockijste (i “bolscevico-leninisti”). Quando è scoppiata la guerra civile i trockijsti stranieri che arrivarono in Spagna (quindici-venti in tutto) lavorarono per un certo pe­riodo nel POUM, perché era il partito più vicino al loro punto di vista, ma senza aderire a esso; in seguito Trockij ordinò ai suoi seguaci di attaccare la linea politica del POUM e i trockijsti stranieri furono cacciati dagli uffici del partito, anche se alcu­ni di loro rimasero nelle file della milizia. Nin, diventato diri­gente del POUM dopo la cattura di Maurfn da parte dei fascisti, un tempo era stato segretario di Trockij, ma l’aveva abbando­nato diversi anni prima e aveva formato il POUM amalgaman­do vari gruppi di comunisti di opposizione con un partito preesistente, il Blocco degli operai e dei contadini. Il fatto che Nin abbia lavorato con Trockij per un certo periodo è stato sfruttato dalla stampa comunista per dimostrare che il POUM era effettivamente un’organizzazione trockijsta. Con lo stesso tipo di argomento si potrebbe dimostrare che il Partito comu­nista inglese è effettivamente un’organizzazione fascista, dato che il signor John Strachey in passato ha lavorato al fianco di Sir Oswald Mosley.

Nel significato 2), l’unico senso esatto della parola, il POUM non era certo trockijsta. È importante fare questa distinzione, perché la gran maggioranza dei comunisti dà per scontato che un trockijsta nel senso 2) sia invariabilmente un trockijsta nel senso 3) – cioè che tutta l’organizzazione trockijsta non sia altro che una macchina spionistica fascista. Il termine “trockijsmo” è giunto all’attenzione dell’opinione pubblica all’epoca dei grandi processi per sabotaggio in Russia e chiamare trockijsta una persona equivale in pratica a chiamarla assassino, agente provocatore eccetera. Ma allo stesso tempo, chiunque critichi la linea politica comunista da sinistra rischia di essere denunciato come trockijsta. Si vuole dunque sostenere che chiunque professi idee rivoluzionarie estremiste è al soldo dei fascisti?

In pratica lo è o non lo è, secondo quel che conviene fare localmente. Quando Maxton è andato in Spagna con la delegazione che ho ricordato in precedenza, «Verdad», «Frente Rojo» e altri giornali comunisti spagnoli lo hanno subito bollato come “trockij-fascista”, spia della Gestapo e via insultando. Tuttavia i comunisti inglesi sono stati bene attenti a non ripetere queste accuse. Nella stampa comunista inglese Maxton diventa soltanto “un reazionario nemico della classe operaia”, che è una definizione convenientemente vaga. La ragione di ciò, non c’è bisogno di dirlo, è che diverse aspre lezioni hanno infuso nei comunisti inglesi un sacro terrore della legge contro la diffamazione. Il fatto che l’accusa non sia stata ripetuta in un paese dove avrebbe dovuto essere provata è confessione sufficiente che si tratta di una menzogna.

Si può avere l’impressione che mi sia soffermato a discutere delle accuse rivolte al POUM più di quanto sarebbe stato necessario. Paragonate alle enormi sofferenze provocate da una guerra civile, questo tipo di risse interne tra partiti, con le loro inevitabili ingiustizie e false accuse, possono sembrare banali. Non è proprio così. Sono convinto che la diffamazione e le campagne stampa di questo genere, insieme allo abitudini mentali di cui sono specchio, sono in grado di arrecare un danno mortale alla causa antifascista.

Chiunque abbia dato anche una sola occhiata all’argomento sa bene che la tattica comunista di sbarazzarsi degli avversari politici usando accuse gonfiate ad arte non è certo nuova. Oggi la parola chiave è “trockij-fascista”; ieri era “socialfascista”. Sono passati solo sei o sette anni da quando i processi di stato russi hanno “provato” che i dirigenti della Seconda Intemazionale, tra cui, per esempio, Léon Blum e importanti laburisti inglesi, stavano complottando un gigantesco piano per l’invasione militare dell’URSS. Eppure oggi i comunisti francesi sono lieti di accettare Blum come loro dirigente e i comunisti inglesi stanno smuovendo cielo e terra per entrare nel partito laburista. Ho molti dubbi che una cosa del genere convenga, anche dal punto di vista strettamente settario. Nel frattempo non c’è possibilità di dubbio sull’odio e il dissenso che queste accuse di “trockijfascismo” stanno provocando. Militanti comunisti di base di ogni paese sono fuorviati in un’insensata caccia alle streghe contro i presunti “trockijsti”, mentre partiti del tipo del POUM vengono ricacciati nella posizione terribilmente sterile di essere semplici partitini anticomunisti. C’è già l’inizio di una pericolosa spaccatura nel movimento operaio mondiale. Ancora qualche altra calunnia lanciata contro militanti socialisti che lo sono da una vita, ancora qualche montatura come le accuse lanciate contro il POUM e la rottura può diventare insanabile. L’unica speranza è quella di mantenere la controversia politica su un piano che permetta una discussione approfondita dei problemi. Tra i comunisti e quelli che si pongono o dicono di porsi alla loro sinistra c’è una differenza reale. I comunisti sostengono che il fascismo si può battere alleandosi con settori della classe capitalista (la politica del cosiddetto Fronte Popolare); i loro avversari sostengono invece che questa manovra non fa altro che fornire nuovi terreni di coltura al fascismo. La questione deve essere risolta; prendere una decisione sbagliata può voler dire farci finire in regimi semischiavistici magari per secoli. Ma fintanto che si ricorrerà come unico argomento all’insulto urlato di “trockijfascista!”, la discussione non potrà neanche iniziare. Sarebbe impossibile per me, per esempio, partecipare a un dibattito sui torti e le ragioni degli scontri di Barcellona con un membro del Partito comunista, perché nessun comunista – cioè, nessun “buon” comunista – potrà mai ammettere che io abbia fornito un resoconto veritiero dei fatti. Se seguisse zelantemente la “linea” del suo partito sarebbe costretto a dichiarare che ho mentito o, nella migliore delle ipotesi, che sono stato fuorviato senza speranza e che chiunque abbia gettato un’occhiata ai titoli del «Daily Worker» a mille miglia di distanza dalla scena degli avvenimenti ne sa più di me su quanto accadeva a Barcellona. In circostanze del genere non ci può essere discussione; il minimo terreno d’incontro necessario non può essere raggiunto. Che scopo ci può essere nel dire che uomini come Maxton sono al soldo dei fascisti? Solo quello di rendere impossibile una discussione seria. Sarebbe come se nel bel mezzo di una gara di scacchi un partecipante si dovesse improvvisamente mettere a strillare che il suo avversario è un incendiario o un bigamo. Il punto effettivamente in discussione non viene neanche affrontato. La calunnia non risolve un bel niente.


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