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STORIA: I MAESTRI: Ricordare il passato per capire il presente

2 novembre 2018

di Giampaolo Pansa
[Da “La Destra siamo noi. Da Scelba a Salvini”]

Il 17 giugno 1974 ci fu il primo delitto delle Brigate Rosse compiuto nella sede del MSI di Padova. Prima le Br si erano fatte vive con il sequestro del magistrato Mario Sossi avvenuto a Genova il 19 aprile 1974.
Propongo la lettura di queste pagine nelle quali il lettore potrà ritrovare mistificazioni e ipocrisie che ancora oggi ci perseguitano.
Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere.

«Il la a una serie di incredibili supposizioni e di assurde ricostruzioni del doppio delitto venne dato nel pomeriggio dello stesso 17 giugno dal “Corriere d’infor­mazione”, il gemello serale del “Corriere della Sera”: “Un delitto politico? Se fosse confermata questa ipote­si, ci si domanda da quale parte potrebbe essere venuto il misterioso assassinio. Da anni Padova è al centro della violenza nera. Padova è stata il primo teatro delle gesta criminali della cellula nazista che faceva capo a Franco Freda e a Giovanni Ventura”.

La mattina del 18 giugno “il manifesto” fu sbrigati­vo: “Due fascisti trovati uccisi nella sede del Msi. C’è il sospetto che si siano ammazzati fra di loro”. Anche “Il Giorno” mostrò di non avere dubbi: “Le fantomatiche Brigate Rosse non sono che la copertura delle Brigate nere, un’etichetta il cui contenuto umano viene fornito anche da gente iscritta al Msi. I mandanti del duplice omicidio nella sede della federazione missina di Padova sono iscritti al partito di Almirante”.

«Ma è disgustoso!» esclamò Morsi. «Dove ha pesca­to tutto questo pattume?»

«In parte dal mio archivio e in parte nel libro di Telese, Cuori neri, che ho citato a proposito della fine orren­da dei fratelli Mattei. Tra le mie carte ho trovato un re­perto che va citato. È l’articolo di fondo del quotidiano “Lotta Continua” di giovedì 20 giugno 1974, intitolato Il balletto golpista. Bisogna ammirarne la tortuosità dia­lettica. Senza dimenticare che quel giornale, abituato a spacciare le bugie militanti del movimento capeggiato da Adriano Sofri, veniva considerato una Bibbia anche da molti cronisti dei giornali d’informazione.»

L’editoriale di “Lotta Continua” sentenziava: “L’uc­cisione dei due missini nella sede fascista di Padova si inserisce nel clima sempre più torbido in cui la destra nazionale (e internazionale) cerca una via d’uscita al suo isolamento e all’agonia del regime democristiano. Le ipotesi sulla matrice di questo episodio sono diverse. Un regolamento di conti intestino al Msi. Un’azione preme­ditata dai dirigenti fascisti per rispondere con il vittimismo all’isolamento politico. Un’operazione programmata e compiuta in combutta fra i corpi dello Stato più esposti e i loro emissari nelle file fasciste. La presunta  ‘rivendicazione’ da parte delle Brigate Rosse dell’azione di Padova è una buffonata”.

Per “l’Avanti!”, il quotidiano del Psi, le Brigate Rosse “hanno forse coperto il mandante missino”. Secon­do “Il Messaggero”, quella dei neofascisti “resta la pi­ni a più seguita. Delle Br, a parte i volantini con cui ri­vendicano il doppio assassinio, non esiste nessuna traccia”. L’incredulità di tanti giornali fece irritare le Bri­gate Rosse. Ed è inevitabile pensare che il commando di Padova e tanti dei loro compagni s’incavolassero nel vedersi sottrarre la paternità dell’agguato. Con l’aggra­vante di essere considerati fascisti. E decisero di repli­care al negazionismo di tante testate.

In quel tempo le Br disponevano di una pubblicazione periodica che le fiancheggiava: “Contro-Informazione”. Edita a Milano, con la redazione in corso di Porta Tici­nese, era ricca di pagine e molto curata nella veste grafica. In seguito si venne a sapere che aveva un ispiratore dal nome illustre: Curcio.

Possiamo considerarlo anche l’editore o il finanzia­tore della rivista. Doveva costargli molto, ma al leader brigatista non mancava di certo il denaro necessario. Le Br erano anche un’azienda ricca. E nessuno saprà mai quanti milioni di lire abbiano incassato con gli espro­pri armati o con sequestri di ostaggi, colpi in apparenza inesistenti perché mai rivendicati.

Nel numero successivo al delitto di Padova, “Contro-Informazione”, che era già intervenuta a proposito del­la fine dei fratelli Mattei, se la prese “con la stampa di regime e quella di sinistra”. E scrisse: “Il duplice omi­cidio di Padova, a prescindere dalle intenzioni, segna per l’organizzazione armata un punto di non ritorno. A quanti pensavano che si potesse procedere all’infi­nito con azioni di propaganda armata innocue, simpa­tiche, alla Tupamaros prima maniera, le Br hanno ri­sposto che, quando si agisce davvero, gli incidenti sono sempre in agguato”.

«In effetti, dopo il doppio delitto di Padova, le Bri­gate Rosse continuarono a uccidere» osservò Morsi. «Nell’ottobre del 1974 accopparono un maresciallo dei carabinieri, Felice Maritano. Ma neppure quel delitto obbligò certi illustri opinionisti a prendere atto che le Br esistevano per davvero e non erano affatto nere. Se non sbaglio, uno di questi era Giorgio Bocca.»

«Purtroppo non sbaglia» replicai. «Nel febbraio 1975, sul “Giorno” apparve un suo articolo che ricicciava la solita litania sull’inesistenza del terrorismo bri­gatista. Il titolo recitava: L’eterna favola delle Brigate Rosse. Bocca scrisse: “È una favola per bambini scemi o insonnoliti. E quando i magistrati e gli ufficiali dei cara­binieri ricominciano a narrarla, mi viene come un’onda­ta di tenerezza. Poiché la favola è vecchia, sgangherata, puerile. Ma viene raccontata con tanta buona volontà che proprio non si sa come contraddirla…”.»

«Non vorrà ripropormi la vecchia lite fra lei e il suo ex amico Bocca» mi disse Morsi, con un sorriso sornione.

«Assolutamente no. Anche perché Giorgio oggi non c’è più e non potrebbe ribattermi. Ma esiste ancora un altro intervento della carta stampata che va segnalato. Riguarda due inviati del settimanale “L’Europeo”. Nel luglio 1974 arrivarono anche loro a Padova e scrissero che Giralucci era un agente dei servizi segreti infiltrato nel Msi. Teneva i contatti fra il Sid e Freda. Nella sua automobile aveva una radio trasmittente. A sentire quei due colleghi, era stato il Sid, il servizio informazioni del ministero della Difesa italiano, a farlo uccidere, perché sarebbe stato un testimone imbarazzante dell’assalto di via Zabarella.»

 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart