Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download gratuito VIVERE CON L'ACUFENE.

STORIA: La guerra con Catilina

30 Aprile 2018

(da “I grandi processi della storia”, Edizizoni di Crémille – Ginevra 1970)

Premessa. Marco Tullio Cicerone riesce a convincere il Senato di Roma a far guerra a Catilina, accusato di congiurare contro la Repubblica.

La battaglia di Pistoia e la sconfitta di Lucio Sergio Catilina

Tutto era stato predisposto per la sedizione, senonché l’esecuzione capitale dei cinque congiurati viene a scompaginare i piani. Per di più arriva a Fiesole notizia che due eserciti, uno al comando di Metello Celere, l’altro ai comando del console Caio Antonio, stanno marciando a tappe forzate alla volta dell’Etruria. Per sottrarsi alla morsa, Catilina dà ordine di ripiegare attraverso i valichi e le gole delle montagne pistoiesi con l’intento di scendere nella Gallia Transalpina. Metello Celere, prevenuto sulle mosse dell’esercito ribelle dalle dichiarazioni dei disertori catiliniani, porta le sue legioni dal Piceno alle falde dei monti, dai quali Catilina dovrebbe scendere a grandi giornate verso la Gallia. E lo attende con le armi al piede. Alle spalle c’è già l’esercito consolare di Antonio : esso aspetta in pianura i fuggiaschi. A questo punto Catilina si trova in una tenaglia : stretto tra i monti e i nemici senza vie d’uscita. Bloccato da ogni parte, con i viveri che sono ormai alla line, decide, di dare battaglia in una valle angusta, chiusa da monti scoscesi. Gioca il tutto per tutto. Arringa prima le truppe. « Due eserciti nemici, — dice — uno da Roma, l’altro dalla Gallia, ci sbarrano la via. Restar qui più a lungo è impossibile : manchiamo di grano e altri mezzi. Dovunque si voglia andare, bisogna aprirsi la strada col ferro. Onde vi esorto ad essere prodi e pronti a tutto. Ricordatevi che le ricchezze, l’onore, la gloria, e con esse la libertà e la patria sono sulla punta delle vostre spade. Quando vi guardo in faccia, o soldati, e quando misuro le vostre imprese, grande speranza di vittoria m’invade. Se la fortuna non favorirà il vostro valore, cercate di non perire senza vendette, e, piuttosto che cader prigionieri ed essere sgozzati come bestie, lasciate ai nemici una vittoria sanguinosa e dolente. »

E’ un discorso forte e disperato. Esso dà la misura dell’uomo. « Sul campo di battaglia — scrive Sallustio — Catilina rivelò d’essere destinato a grandi imprese. » Ma sui campi di Pistoia la sorte non gli fu benevola. Dopo aver arringato le truppe, Catilina riordina le file, fa squillare le trombe, dispone sul fronte otto coorti, le altre le colloca di riserva in file serrate, quindi, con uno di quei gesti drammatici che gettano sulla scena improvvisi bagliori di sinistra grandezza fa allontanare i cavalli per togliere a tutti, ufficiali e soldati, qualsiasi possibilità di fuga : là, inchiodati sul terreno, per la vittoria o per la morte. Tra Metello Celere, che aspetta al di là dei valichi, e Caio Antonio, che lo incalza alle falde degli Appennini, Catilina ha scelto quest’ultimo. Ha scelto di affrontare colui che un giorno aveva avuto complice negli intrighi, a Roma, contro la Repubblica. Ma il console Caio Antonio resta sotto la tenda, colpito da un attacco di gotta. Qualcuno dirà più tardi che il console aveva avanzato il pretesto del male per non uscire in batta­glia e trovarsi di fronte all’amico di un tempo. Il comando delle legioni passa pertanto al suo luogo­tenente Marco Petreio, vecchio soldato incanutito sotto le armi. La zuffa è impetuosa, furibonda. All’assalto dei regolari, i catilinari oppongono una resistenza accanita, disperata. Il terreno è conteso palmo a palmo. Catilina è in prima linea con i fanti leggeri, sorregge chi ripiega, soccorre i feriti, sosti­tuisce i caduti. Quando Petreio si avvede che le sorti della battaglia continuano a restare indecise, tenta un ultimo colpo : lancia al centro dello schieramento nemico la corte pretoria, nello stesso tempo ordina un’azione di aggiramento ai fianchi. E’ia fine, il crollo dell’armata ribelle. Catilina, vedendo l’esercito disfatto, si getta dov’è più fitta la mischia, e cade. Scrive Sallustio : « Soltanto a battaglia terminata si poté capire di quale forza d’animo fossero animati i soldati di Catilina. » Petreio non ebbe la soddisfazione di fare un prigioniero. Tutti erano caduti al loro posto, dopo essersi battuti come belve. Quanto a Catilina, fu trovato lontano dai suoi, fra un mucchio di cadaveri nemici, che ancora

respirava. « Nel suo volto serbava la fierezza ch’ebbe da vivo — annota Sallustio. Molti poi, ch’erano usciti per visitare il campo e fare bottino, rimuo­vendo i cadaveri dei nemici, riconoscevano chi un amico, chi un ospite o un parente. »

Poco discosto, sotto il cadavere di un soldato catilinario, con il ventre orribilmente squarciato, è trovata l’aquila d’argento, quella — si diceva — che un giorno aveva alzato Caio Mario, l’idolo della plebe, nella guerra contro i Cimbri.

Era l’anno 692 dalla fondazione dell’Urbe. La congiura catilinaria era stata definitivamente stroncata, soffocata nel sangue.

Nota: La data della fondazione di Roma è stata fissata al 21 aprile dell’anno 753 a.C. (Natale di Roma) dallo storico latino Varrone


Letto 131 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart