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STORIA: La nascita di una Nazione

20 maggio 2011

di Costanza Caredio

La nascita di una nazione, ovvero come i Palestinesi hanno vinto la guerra, anche se non lo sanno, perché nessuno glielo dice.

Nel 62 o 63, l’anno in cui morì Marilyn Monroe, mi trovavo in un Kibbutz israeliano, durante le vacanze estive, intenta a cogliere l’uva, essendomi vantata esperta di lavori agricoli.

Ressi si e no una settimana, sotto un sole che inceneriva, poi mi sistemarono al coperto nella lavanderia, poi in infermeria, per il tempo di disinfettare me e il mio alloggio conquistato da cimici magrebine. Era stato infatti abitato da Ebrei espulsi dal Marocco.

Assistere alla Nascita di una Nazione, mi sembrava eccitante e storico. Era come trovarsi a Boston quando i coloni americani rovesciarono in mare il “tea” inglese o come sbarcare in Sicilia con Garibaldi.Il kibbutz aveva una forma circolare: all’esterno i campi coltivati, all’interno le strutture protette :le mense, gli asili, le scuole. Era la fucina del Nuovo Ebreo, non condizionato dalla Diaspora -a quell’epoca la Shoa era solo una notizia fra le altre -. Sarebbe stato libero, artefice del proprio destino, deciso a respingere i vecchi modelli di sfruttamento, non solo per sé, ma per tutta l’umanità. I bambini non dovevano essere influenzati dai genitori, ma imparare dalle “cose”, come il piccolo Emile dello svizzero puritano antifemminista Rousseau. I lavoratori potevano evitare lo stress della sovraproduzione, gli intellettuali erano ricondotti al servizio del popolo e che rispettassero i loro turni per spazzare i vialetti e pulire i cessi. Tutti erano obbligati a militare nel nuovo esercito tra le soldatesse orgogliose e robuste. I rabbini erano solo dei maestri e che non facessero casta a sé. Il momento del gioco? musica classica a volontà Il denaro? eliminato.

Che cosa è rimasto di tutto questo? sotto l’aspetto ideologico nulla: il consumismo occidentale ha vinto alla grande. I kibbutz non sono più il cuore della società, al classe politica è identica alla nostra:litigiosa e divisa su tutto. l Nuovo Ebreo? dimenticato, come il Nuovo Italiano di D’Azeglio e Mussolini.

Sono rimasti i Palestinesi: gli Arabi che furono cacciati nel ’48 se ne andarono dalla loro vecchia terra con il loro asino sul quale avevano caricato famiglia e proprietà : ma si spostarono solo un po’ a lato nella striscia di Gaza. Là si sono sistemati e moltiplicati, hanno goduto di aiuti e sussidi, hanno un tenore di vita incomparabile con le altre masse arabe non petrolifere; hanno scuole, industrie e università, ottimi rapporti internazionali, considerazione del mondo. Infatti in occasione dei recenti disordini, non si sono mossi. Correndo a tardivi rimedi, gli Israeliani hanno subito perso, sconfitti dal coro clamoroso di pubbliche condanne, quella guerra di Gaza, che andava combattuta e vinta nel ’48 per creare uno Stato coeso e difendibile. Ai Palestinesi non rimane altro che arrendersi, aprirsi al buon vicinato, chiedere una federazione con libertà di scambi e diritti civili.

Avremo allora la Nascita di una Nazione :quella palestinese. Rimane un dubbio: riusciranno i Nuovi Palestinesi a farsi carico degli ideali e dell’Utopia dei vecchi pionieri?


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart