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STORIA: LETTERATURA: I MAESTRI: Una storia vera

17 agosto 2017

di Leonardo Sciascia
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, mercoled√¨ 2 aprile 1969]

¬ę Scrivo dunque di cose che non ho vedute, n√© ho sapute da altri, che non sono, e non potrebbero mai essere: e pe¬≠r√≤ i lettori non ne debbono credere niente ¬Ľ: cos√¨ Luciano di Samosata attaccando a raccontare la sua storia vera. Le cose che stiamo per rac¬≠contare le vediamo invece, mentre scriviamo, in una ven¬≠tina di fotografie; le abbia¬≠mo lette nelle pagine di cro¬≠naca cittadina dei due quoti¬≠diani palermitani; e bench√© siano di quelle che non po¬≠trebbero mai essere, e mai dovrebbero essere credute, sono accadute e speriamo sia¬≠no credute da coloro che leg¬≠geranno questa breve rela¬≠zione.

*

Il 2 ottobre del 1965, sabato, giornata calda come di piena estate e appena appannata dallo scirocco, Palermo bruscamente si scroll√≤ dalla sonnolenza della controra per precipitare, ad occhi aperti, in un incubo. Le strade, qua¬≠si vuote in quell’ora, furono improvvisamente corse dagli urlanti automezzi della poli¬≠zia, dei carabinieri, dei vigili del fuoco. Nelle case squilla¬≠rono disperatamente i telefo¬≠ni. Da un balcone all’altro, da una porta all’altra, allar¬≠me e panico si diffusero nei quartieri popolari. Era una notizia spaventosa, ma susci¬≠tava uno stato d’animo in cui la curiosit√† prevaleva sullo spavento e vi si insinuava come la soddisfazione di un evento, previsto anche se te¬≠muto, che finalmente si rea¬≠lizzava: i marziani erano ca¬≠lati a Palermo, e per di pi√Ļ accompagnati da mostri.

Le persone che seguendo la scia delle sirene si avvici¬≠navano al luogo in cui l’even¬≠to si compiva, una piazza in¬≠titolata a san Giovanni Bosco, coglievano notizie sempre pi√Ļ precise e allarmanti: i marzia¬≠ni non erano appena calati, ma si trovavano a Palermo gi√† da tempo, e facevano casa in quelle grotte che si aprivano dietro la piazza: e gli animali erano dinosauri, addomesticati ai marziani come i cani agli uomini. Ma che fossero pi√Ļ di uno, marziani e dinosauri, era una illazione: ¬†in realt√† era stato visto un solo marziano, tutto vestito di nero e con baffi, che si tirava a guinzaglio un animale grande come un cane, testa grossa e coda lunghissima, tutto co¬≠perto di scaglie.

La piazza san Giovanni Bosco era incordonata dalle forze di polizia in assetto di guerra. La folla premeva dal¬≠le strade adiacenti. Nella piaz¬≠za stavano le autobotti, le camionette, il furgone della te¬≠levisione, carabinieri, guardie in borghese armate di mitra¬≠gliatori, fotografi, giornalisti. Il marziano e il mostro erano scomparsi nella grotta. Non si sapeva che fare. Avventurarsi dentro? Tra cittadini e forza pubblica i volontari non mancavano. Furono auto¬≠rizzati a entrare; ma tornaro¬≠no subito dicendo che il mar¬≠ziano c‚Äôera certamente, aveva¬≠no notato impronte di un pie¬≠de che sembrava umano sem¬≠brava: solo che, confid√≤ un carabiniere a un giornalista, nell’impronta non c’era trac¬≠cia del mignolo. Fu presa la decisione di gassare il marziano e il mostro (i marziani, i mostri). Erano anche arriva¬≠te le autoambulanze, stavano col motore acceso. Prima di attaccare coi gas qualcuno propose di mobilitare i cac¬≠ciatori della citt√†, che venissero coi loro cani e i loro fu¬≠cili. Ma calava la sera, non c‚Äôera tempo da perdere. Fu¬≠rono lanciati i gas. Fucili e sifoni di autobotti e obiettivi furono puntati sull’imbocco della grotta. Agli spasmi della tensione, dell’attesa contratta sulle armi, le pompe, i moto¬≠ri, le levette di scatto, si ag¬≠giunsero gli effetti del gas che la grotta rigurgitava.

*

I bambini che avevano visto il marziano entrare nella grot¬≠ta col dinosauro al guinzaglio erano l√¨, un po’ in disparte, giustamente protetti dalla irru¬≠zione, prevedibilmente selvaggia, di marziani e mostri dalla caverna. Quando fu evidente che i marziani nella caverna o non c’erano o che erano del tutto refrattari ai gas lacrimo¬≠geni, qualcuno pens√≤ di tor¬≠nare ad interrogarli. Ma pro¬≠prio in quel momento il caso ebbe una svolta drammatica e risolutiva: il marziano era fuori, tra la gente, subdolamente si era fatto spettatore degli sforzi che forza pubblica e zelanti cittadini facevano per snidarlo e catturarlo. I bambini lo indicarono improvvisamente, senza esitazione Sembrava uno come gli altri, era vestito come gli altri; e non aveva baffi. Le sue parole e i suoi gesti di protesta, a vedersi indicato come marzia¬≠no, furono quelli di un palermitano autentico: lo vediamo in una fotografia mentre agita le dita raccolte a pigna, nel gesto tipico dei comici meridionali (irresistibile in Tot√≤)¬†¬†¬†¬†¬†¬† quando senza parla¬≠re chiedono che cosa mai vo¬≠lete, e fatevi gli affari vostri, e non scocciate, e se per caso non vi ha dato di volta il cer¬≠vello. Ma nessuno era disposto a farsi prendere in giro da un marziano perfettamente mi¬≠metizzato in palermitano: chi sa da quanto tempo stava a Palermo (risorgeva nella memoria la leggenda di quel co¬≠lonnello americano che per tutta la durata della guerra era stato a fingersi commerciante, e all’arrivo di Patton era ve¬≠nuto fuori in divisa) e poi non per niente era marziano, si sa quali capacit√† inventive e mi¬≠metiche hanno i marziani.

Le sue proteste dunque non valsero: fu caricato su una camionetta e portato in ca¬≠serma: dove, dice il cronista, per qualche ora fu intratte¬≠nuto e interrogato. In camicia com’era, probabilmente non aveva un documento che di¬≠mostrasse la sua identit√†: e anche se l’avesse avuto, in quel momento non sarebbe ba¬≠stato (anche il colonnello americano l’aveva). Forse fu¬≠rono fatti accertamenti nel quartiere dove il marziano di¬≠ceva di abitare, forse furono chiamati a riconoscerlo fami¬≠liari ed amici. O ad un certo punto qualcuno, tra le auto¬≠rit√†, fu assalito dal sospetto che tutto fosse fantasia e scherzo dei bambini: quei due terribili bambini che gi√† in mezzo a quel trambusto, a quel furore e a quella paura, si facevano fotografare e in¬≠tervistare sorridendo e am¬≠miccando, scambiandosi gomi¬≠tate d’intesa e parlandosi di tanto in tanto all’orecchio. Fat¬≠to sta che quel povero ope¬≠raio, unico al mondo ad avere affrontata l’accusa di essere un marziano allevatore di di¬≠nosauri, fu rilasciato in serata. Ma del rilascio, e che tutto era stato uno scherzo, la citt√† seppe l’indomani dai giornali. Seppe anche come ai bambi¬≠ni era venuta l’idea dello scherzo: avevano visto il gior¬≠no prima, in televisione, il film Il risveglio del dinosauro; e avevano ridotto il mostro alle proporzioni di un cane, lo ave¬≠vano addomesticato a un mar¬≠ziano, del marziano si erano detti amici, e che andavano ogni pomeriggio a trovarlo in quelle grotte di cui era favola Palermo come luogo di riunione della setta dei ¬ę Beati Paoli ¬Ľ (che era poi, secondo un romanzo popolare, la setta dei franco-muratori: e ne era capo quel Francesco Paolo di Blasi che come giacobino fu decapitato nel 1795). Ma i bambini non pensavano di poter giuocare un’intera citt√†, con la storia del marziano: volevano soltanto impressio¬≠nare altri bambini, le mamme,

qualche passante. Forse nemmeno la donna o l’uomo che avvert√¨ i carabinieri aveva creduto al marziano: sospettava e si preoccupava che qualcuno tentasse di adescare i bambini. Ma passando da una bocca all’altra, da un ufficio all’altro, la storia perse di inve¬≠rosimiglianza e fu accettata alla lettera. Seicentomila abi¬≠tanti, la questura, la legione dei carabinieri, i vigili urba¬≠ni e i vigili del fuoco, le redazioni dei giornali, della radio, della televisione: per cinque o sei ore tutti credet¬≠tero che nelle grotte dei ¬ę Bea¬≠ti Paoli ¬Ľ si nascondesse la minaccia di una apocalisse.

*

Una grande citt√†, abbastan¬≠za moderna anche se piena di contraddizioni e di remore, nel pomeriggio del 2 ottobre di quattro anni fa, realizz√≤ una specie di enorme parodia dell’Ispettore di Gogol. E potremmo metterci in fantasia anche noi: il falso marziano catturato, i seicentomila abitanti che se ne vanno a letto rasserenati, rassicurati; ed ec¬≠co che nella piazza solitaria, dalla grotta dei ¬ę Beati Paoli ¬Ľ, vien fuori il marziano vero col suo dinosauro al guinzaglio. Veloce come un turbine si avvia a palazzo d’Orleans, sede del governo regionale: tutte le luci del palazzo si accendono; il rumore delle carpette che si aprono, dei documenti che si sfogliano, si amplifica nelle sale vuote, rim¬≠bomba tra le vecchie mura, esplode nella citt√†. E’ l’ispe¬≠zione. Quella vera, finalmente.

Ma si pu√≤ trovare alla fa¬≠vola una morale meno ¬ę so¬≠prannaturale ¬Ľ. E potrebbero essere queste battute, di una cronaca pi√Ļ recente: ¬ę Presi¬≠dente: Non sa che cosa sia questa organizzazione che vie¬≠ne chiamata mafia? Imputato: Non ne ho idea, so che esiste perch√© l’ho letto sui giornali. Presidente: La mafia √® una organizzazione di mutua assistenza, una specie di massoneria di cui si parlava fin dai tempi di Garibaldi… Imputato: Lo sto sapendo da lei, io di queste cose non mi intendo ¬Ľ.

Pi√Ļ lontana del marziano col dinosauro al guinzaglio. Pi√Ļ inverosimile.


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ÔĽŅ

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Invito tutti a non inviarmi pi√Ļ libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso pi√Ļ accontentare nessuno. Cos√¨ pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart