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STORIA: VARIE: “Annus horribilis” di Giorgio Bocca

14 settembre 2018

di Bartolomeo Di Monaco

Su Repubblica.it del 7 settembre 2018 un articolo di Claudio Tito era così intitolato: «Salvini oltre Berlusconi. Un elemento di sovversivismo nelle parole del ministro: “gli italiani con me”». Due giorni dopo, il 9 settembre, gli fa eco Eugenio Scalfari che sempre sul sito on line titola: “Il Papa e il nuovo Caimano. Esistono tre tipi di Salvini e il peggiore è quello dittatoriale in Italia”. Il 10 settembre, sempre sullo stesso quotidiano on line, si trova scritto, con riferimento alle dichiarazioni di Renzi: “Ex segretario a festa Unità attacca Di Maio: “Cosa si inventerà, l’ora di siesta obbligatoria? Una banda di scappati di casa”.

Come si vede, si denigra, si grida al sovversivismo e al fascismo. Ma non è una sorpresa. Lo si è sempre fatto quando al governo ci sono stati partiti non graditi. La statistica ci dice che è la sinistra che di questo metodo si è servita più di tutti. Tuttavia anche gli altri hanno saputo fare la loro parte.

Poi succede che ci si dimentica di questi allarmismi andati a vuoto, e così, approfittando della labile memoria di molti cittadini, si riprende, quando occorre, con lo stesso tran tran. Lo si fa poiché gettando le reti della strumentalizzazione, qualche pesce si raccoglie sempre. Oggi si grida in sovrappiù al razzismo e al populismo. Il populismo. Ma che vorrà mai dire? Ognuno lo interpreta a modo suo. Giorgio Bocca (ne riparleremo) scrive: “Consiste nel promettere a tutti l’uovo subito e riservare a sé e ai propri fidi la gallina domani” (in “Annus horribilis”). Per di più è ridicolo e spregiativo di una gran parte dell’elettorato. Eppure non se ne prova vergogna.  Aggiungere al grido di fascismo, anche quelli di razzismo e di populismo serve ad assicurare che la dose di paura da iniettare nella mente dei cittadini sia quella giusta, visto che limitarsi al solo fascismo non ha prodotto nel passato alcun risultato, lasciando gli urlatori in braghe di tela.

Ricordiamo in estrema sintesi come nacque il fascismo. Nacque al Nord; il primo fascio italiano di combattimento si costituì a Milano il 23 marzo 1919. Erano anni turbolenti per le conseguenze del dopoguerra. Regnavano povertà e delusione: una polveriera. A muoversi per primi furono i braccianti agricoli, sfruttati oltre misura dagli agrari, guidati dal sindacato (le Leghe, che vantavano iscritti superiori a quelli del Psi). Fecero vari scioperi negli anni Venti e ottennero alcuni diritti, come la giornata di lavoro limitata a otto ore (prima lavoravano dall’alba al tramonto), e per avere questi risultati si usò anche la violenza. I proprietari terrieri reagirono e si servirono dei primi squadristi di Mussolini. Questi non si fecero scrupolo e usarono le maniere forti, pestando e uccidendo. Avevano a disposizione enormi mezzi economici, provenienti dalla borghesia agraria, che li finanziava. In questo modo arrivarono poi a prendere il potere, come è noto. “Non dimentichiamoci che cosa è accaduto tra il 1919 e il 1921. I rossi sono stati molto violenti e, al tempo stesso, non hanno saputo difendersi dalla reazione della borghesia, quella che ha partorito il fascismo e le sue squadre.” (da “Eia, Eia, Alalà” di Giampaolo Pansa).

Vediamo come stanno le cose oggi. Il M5Stelle chiede il reddito di cittadinanza a favore delle famiglie più povere. La Lega non ha una lira, poiché, se ci fosse qualche dubbio, i suoi beni sono stati sottoposti a sequestro (si legga uno dei tanti articoli sull’argomento). Ma si grida al fascismo. Che cosa imparenta questo governo al fascismo? Violenza, sfruttamento e grosse potenzialità economiche caratterizzarono la nascita del fascismo. Caratteristiche che mancano agli attuali governanti, i quali, al contrario, sono sottoposti alla violenza degli allarmismi, che patiscono senza poter prendere alcuna contromisura come invece fece la borghesia agraria negli anni Venti. Infine, contrariamente a quanto fece la borghesia agraria, questa volta è la Confindustria (l’associazione che rappresenta gli industriali) a guardare con diffidenza la politica dell’attuale governo, al quale, dunque, manca un suo appoggio esplicito. Perciò: la verità è che chi grida al fascismo è fascista, perché esprime la medesima intolleranza del fascismo verso l’avversario, trasformandolo in nemico da distruggere (obiettivo comune al comunismo).

L’esempio classico che smonta questa pratica degli allarmismi strumentali  l’abbiamo avuto con i vari governi Berlusconi che si sono susseguiti in questi  ultimi venti anni e poco più. La solfa, ossia la litania sul fascismo che ci stava governando attraverso l’inquilino di Arcore, ci ha sfiancato. Non se ne poteva e non se ne può più. Gli intellettuali, quasi tutti pronti a passare senza battere ciglio dal comunismo al fascismo e viceversa, ci aggiungevano del loro, battendo la grancassa: tanto, pensavano, la gente dimentica. Ci sono stati anche quelli che ci hanno scritto dei libri, sbagliando, poiché quelli restano o quantomeno si recuperano assai meglio degli articoli. Così successe a Giorgio Bocca, convinto fascista fino all’8 settembre 1943 quando decise di schierarsi con i partigiani (come noto, fascisti, poi pentiti, furono anche Eugenio Scalfari e Indro Montanelli, ma per una panoramica più ampia, si legga qui). Nel 1975 Bocca sostenne che l’esistenza delle Brigate Rosse era una favola raccontata agli italiani dagli inquirenti e dai servizi segreti, giudizio che poi rettificò. Criticò Giampaolo Pansa (che oggi ce l’ha con Salvini, e perciò la sinistra, seppure con diffidenza, è tornata ad aprirgli le braccia) per i suoi libri di successo che rileggevano la Resistenza e mettevano in luce, con testimonianze e documenti, la ferocia delle Brigate Garibaldi, comuniste. Si eresse infine a giudice e credette di dare il crisma alla teoria del fascismo che stava tornando, secondo lui, a governare l’Italia. Scrisse “Annus horribilis”, una specie di enciclica laica in cui, prendendo in considerazione l’anno 2009 (il libro è uscito a gennaio del 2010 da Feltrinelli, la seconda edizione, a cui si riferiscono le citazioni, a febbraio 2010), evidenziava tutti i segni che confermavano la sua tesi. L’Italia era avviata al fascismo. Chi governava, ovviamente, era quel diavolo di Silvio Berlusconi, il cui quarto governo (l’ultimo: i suoi governi si alternarono a quelli di sinistra) non durò vent’anni, ma solo dall’8 maggio 2008 al 16 novembre 2011, per un totale di 1283 giorni. Secondo Bocca in quel tempo si viveva senza libertà. Dopo quella sulle Brigate Rosse, questa fu un’altra delle sue cantonate. In Italia non è mai stata sospesa la libertà. Ma Bocca scriveva che ci si avviava al fascismo. Ne parla  fino a circa metà del suo libro con una convinzione da profeta illuminato, poi passa alla disamina della società, non solo italiana, il cui punto di vista si può talvolta condividere, anche se il suo è terribilmente pessimista: ruberie, corruzione, mafia, violenza, capitalismo, banche, globalizzazione, guerra, progresso. Gli manca, però, la capacità o la volontà di tirare la somma dei suoi ragionamenti, grazie ai quali avrebbe dovuto concludere che ai giorni nostri il fascismo esiste, ma non è generato dalla presenza di Berlusconi, o dal nostro attuale governo, bensì dalla globalizzazione che ha reso chi era potente, ancora più potente, e gli ha fornito le leve incontrastabili di decidere le sorti del mondo, fra le quali quelle delle democrazie e perfino dei totalitarismi.

Metto alcune frasi del suo libro affinché possiate averne un’idea e attrezzarvi. Infatti, come allora, siamo tornati alla falsa tiritera del fascismo che ci minaccia condito oggi, con maggiore accanimento, dall’allarme gridato ai quattro venti del razzismo e del populismo.

Questo è un florilegio di alcune frasi che si trovano nel libro:

Berlusconi e il fascismo

“Se il fascismo è una minaccia perenne per l’Italia è perché la sua cultura resta antidemocratica, perché invece che discutere sui doveri dei cittadini ci schieriamo secondo le fazioni e gli interessi.” (pag. 12).

“Il revisionismo è accettabile anche come menzogna?” (pag. 14).

“La formazione in atto del nuovo regime la capisci dall’astio, dalla voglia di diffamazione, dal desiderio incontenibile di mettere a tacere chi si oppone al nuovo ordine.”(pag. 15).

“il colpo di genio del Cavaliere è stato di rivelare che la paura del pericolo comunista esisteva ancora, una paura fobica, il comunismo che fa più paura del fascismo.” (pag. 21).

“i padroni di casa nostra che si preparano a instaurare in Italia il “sultanato” di cui ha scritto Giovanni Sartori, cioè un regime di democrazia autoritaria, cioè una dittatura morbida, mascherata.” (pag. 23).

“Pochi sembrano rendersi conto che gran parte della sconfitta democratica è già avvenuta con questa mescolanza del vero e del falso, di detto e di contraddetto.” (pag. 28).

“Le analogie con il fascismo di Benito Mussolini sono evidenti” (pag. 28).

“Come chiamare questo periodo della storia italiana? Delusione? Risacca? La storia si ripete? Pareva alla fine della Seconda guerra mondiale che avessimo imboccato la strada giusta nonostante i vizi e gli odi antichi, la strada che doveva portarci a stare tra i primi in Europa.” (pag. 38).

“Il gioco è mortale, Berlusconi rischia la fine del tiranno.” (pag. 39).

[Il Congresso di Vienna del 1814-1815] “Fu il capostipite dei G8 che tanto piacciono a Berlusconi, che è riuscito a imporli all’intero Occidente come sacra rappresentazione del potere.” (pag. 42).

[A riguardo dell’aggressione – lancio della statuetta raffigurante il duomo di Milano, del 13 dicembre 2009] “ha ripetuto agli amici: ‘Ma perché mi odiano tanto?’. Domanda che solo un grande sovversivo, solo uno che fa di continuo l’elogio della pazzia, del superamento del modesto buonsenso, convinto di poter andare oltre il possibile, oltre il normale e il lecito può porsi nel momento in cui la risposta dovrebbe essergli chiarissima: mi odiano perché non sopporto le regole della democrazia parlamentare dettate dalla Costituzione, perché voglio farmi uno stato a mia misura e comodo.” (pag. 45).

“C’è il pericolo di un ritorno al fascismo? La storia è imprevedibile, ma la possibilità è innegabile.” (pag. 46).

[Berlusconi]”Ha un nemico mortale di nome Prodi e lo insegue nelle vie e nelle piazze, nelle televisioni di cui è padrone, sui giornali, in Parlamento, nei ministeri, nei campi di calcio, dovunque. Non si darà pace, non deporrà la fatale inimicizia finché non avrà distrutto il pacifico, bonario professore bolognese che spesso chiama con il nome irridente di Mortadella.” (pag. 47).

“Berlusconi è un uomo ossessivo in tutto, a cominciare dagli abiti e dagli odori, strana ossessione per uno che gira vestito come un commesso viaggiatore e va col capo coperto da un lucido nero da scarpa.” (pag. 48).

“La civiltà dei consumi è di fatto una civiltà di reciproci latrocini, è una società di tecniche avanzate che impone il furto generale.” (pag. 55).

“Se il libero voto premiasse il buon governo, Silvio Berlusconi sarebbe sconfitto.” (pag. 55).

“Ecco la ragione per cui questi sono a nostro parere i giorni peggiori della nostra vita, quelli per cui possiamo mestamente pensare di averla vissuta invano.” (pag. 57).

“Il modo di governare caro a Silvio ha un nome antico: populismo. Consiste nel promettere a tutti l’uovo subito e riservare a sé e ai propri fidi la gallina domani.” (pag. 60). [Qui vale un commento: ditemi voi quale governo, secondo questa definizione, non sia o non sia stato, o non sarà ‘populista’. Vedete anche che del populismo – quest’araba fenice – ciascuno dà una versione a suo piacere: ad libitum].

“La gente! L’orrenda parola ripetuta dal demagogo di turno, oggi dal Cavaliere che sostituisce i capelli perduti con il lucido nero da scarpe, il lucido Brill della pubblicità Novecento.” (pag. 60).

“La ‘gente’, questa parola magica, che richiama la latina gens intesa come famiglia allargata di parenti poveri e di clienti. Ecco perché piace tanto: è il richiamo a un gregge fedele di consanguinei e di mantenuti che applaude senza discutere, e segue il capo dove il capo desidera.” (pag. 61).

“Moriremo berlusconiani? Il brutto pensiero, l’incubo si fa sempre più pesante, il nuovo homme fatal è sempre più potente, fa e disfa i partiti a suo piacere. (…) Gli intellettuali sono al suo servizio, è il padrone della Mondadori e della Einaudi, in pratica dell’editoria. Perché uno così dovrebbe fermarsi nella ricerca del potere assoluto, della impunità assoluta? La sua idea della democrazia è inesistente, la sua idea dei partiti da padrone. Il re di denari sono io, oggi sciolgo un mio vecchio partito, domani ne fondo un altro, le regole e le gerarchie le decido io.” (pag. 67).

“Resta da chiedersi se l’inclinazione di Berlusconi e del suo popolo per una dittatura morbida di tipo televisivo lascerà il campo a quella per una dittatura forte.  (…) Si ripete con Berlusconi la contraddizione fondamentale del fascismo e del favore di cui godette presso gli italiani: di un movimento sovversivo che si muta con la presa del potere in ricostruttore e potenziatore del vecchio stato.” (pag. 68).

Ora si passa ai mali della società italiana e in generale

“Che società è questo sciame di calabroni avidi, per cui un baro, un furfante purché sia ricco vale un galantuomo? Che società è questa, così impunita che neppure il terrorismo la ferma e la impaurisce?” (pag. 88).

“La crisi non è del capitalismo, ma di noi uomini, che non abbiamo ancora imparato l’arte di vivere e di dominare le nostre angosce infantili.” (pag. 92).

“Questo mercato globale, descritto come la panacea di tutti i mali economici, purtroppo si adatta benissimo alla corruzione globale, alla crescita delle alleanze criminali e parentali.” (pag. 100).

“La politica vive di paure: la destra della sempiterna paura del comunismo, la sinistra dell’incombente paura dell’autoritarismo” (pag. 110).

“Dopo l’ultima guerra mondiale, l’ultimo assurdo bagno di sangue, credevamo che le guerre economiche e scientifiche fossero un’altra cosa di quelle con i fucili e i cannoni. Ci eravamo sbagliati e illusi: la guerra è già ripresa, e il ritorno dei fascisti estremi e dei nazisti in ogni paese bianco non è soltanto una moda perversa.” (pag. 113).

“Erano i borghesi come Togliatti, Gramsci, Longo, Bordiga a fondare e dirigere i partiti operai. Altri borghesi li ritroviamo alla guida della Resistenza e delle formazioni garibaldine. Ma anche questi non andavano ricordati per non disturbare il mito della classe operaia artefice della storia.” (pag. 127).

“gli ‘aiutanti’ borghesi della classe operaia hanno sempre richiesto e ottenuto rispetto e obbedienza dagli operai. I ruoli andavano rispettati. Togliatti, quando parlava con altri del suo rango, interrompeva un discorso se un compagno si avvicinava a origliare.” (pag. 128).

“Il controllo sindacale è finito.” (pag. 135).

“Con la classe operaia scompare la sinistra. (…) Gli operai, si dice, non votano più da operai ma da cittadini.” (pagg. 136 – 137).

“Negli ultimi vent’anni, non un tempo breve, l’osservatore onesto della nostra vita politica si è reso conto che la manovra reazionaria procedeva con larghezza di mezzi e tenacissima volontà di distruzione degli avversari alla costruzione della democrazia autoritaria.” (pag. 138 ). [Niente di tutto questo, mi pare di poter dire, è avvenuto in Italia].

“L’attacco terroristico alle Torri gemelle di New York dell’11 settembre 2001 è la risposta del mondo dei poveri, dei barbari al mondo dei ricchi e civilizzati dell’Occidente.” (pag. 141). [Questa mi sembra un po’ raffazzonata].

Conclusione

 Non ci resta che sperare che qualcuno, su ciò che accade oggi, nell’anno del Signore 2018, ci scriva un libro come fece Bocca, in modo che anche in futuro si possano smascherare i cattivi profeti di oggi.


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Bart