Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
I miei libriRivista d'arte Parliamone

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download VIVERE CON L'ACUFENE.

VARIE: Mi provo a ragionare sui migranti

9 luglio 2018

di Bartolomeo Di Monaco

L’altro giorno, il 7 luglio, i favorevoli al soccorso in mare, da parte delle Ong, dei migranti che gremiscono i gommoni hanno indossato una maglietta o un vestito o un fazzoletto, insomma qualcosa di color rosso, e questo per protestare contro le morti in mare, soprattutto dei bambini. Oggi leggo che lo scrittore Sandro Veronesi ha lanciato un’altra iniziativa, quella che le celebrità del nostro Paese salgano a bordo delle navi Ong per una specie di solidarietà verso i migranti.

Cerco di ragionarci su, e so che posso sbagliarmi, ma la mia testa è quella che è e, se mi nascono dubbi, è solo il mio cervello che può aiutarmeli a risolvere. Dunque vediamo, a voce alta.

– I morti in mare. È colpa del nuovo governo, e in specie delle nuove disposizioni restrittive del ministro Salvini? No. I morti in mare ci sono sempre stati, anche coi governi precedenti. Allora non è Salvini ad alimentare queste morti? Evidentemente no. Chi gli attribuisce questa colpa dimentica il recente passato.

– Che si faceva prima dell’ascesa di Salvini al governo? Le Ong rispondevano alla richiesta di soccorso dei gommoni; arrivavano, facevano salire i migranti a bordo e li sbarcavano nei porti italiani. In taluni casi, arrivavano tardi, quando c’erano già state le morti in mare, anche di bambini (ricordate le foto?). Mi pare di ricordare che non si è mai indossato un indumento rosso e Sandro Veronesi non ha mai fatto alcun appello. Erano morti diverse? Erano morti accettabili? No, in modo assoluto. Allora perché questo diverso atteggiamento? Non può essere che le morti hanno un colore politico? Penso proprio di sì, e questo è l’orrido della faccenda, questa è la inammissibile e deprecabile gravità del diverso atteggiamento che si sta tenendo tra il prima e il dopo. Le morti in mare dei migranti e specie dei bambini non hanno colore politico.

– Qual è il punto debole visto che i morti c’erano prima e ci sono oggi? Delle Ong? No. Quando i migranti salgono sulle Ong sparisce il rischio delle morti in mare (ma delle Ong parlerò fra poco). Il punto debole è un altro, e più che debole è debolissimo, inconsistente. La fragilità dei gommoni e il rilevante numero di migranti presi in carico. Per evitare le morti in mare, basterebbe allora caricare un minore numero di migranti, tale da essere supportato dalla capacità del gommone? Parrebbe di sì. E perché non si fa?

– Non si fa per un motivo che a me sembra del tutto evidente, e cioè: caricare un numero esagerato di migranti è un’operazione di business (di affari, di speculazione). Ho letto che il migrante deve pagare 5 mila euro a persona per poter salire sul gommone. Ogni partenza dunque è un grosso affare per chi mette a disposizione i gommoni, ossia per quelli che chiamiamo i trafficanti. Chi sono questi trafficanti? Pescatori, poveri marinai che hanno trovato il modo di far soldi? E chi può credere a questa panzana, quando si sa che dove c’è un grosso affare c’è di mezzo la malavita (nostra e internazionale), che la fa da padrona e non permette nessuna ingerenza (si vedano la prostituzione, la droga, il gioco, gli appalti, e così via). Dunque non può essere che la malavita ad organizzare questa speciale migrazione (e infatti in Sicilia se ne stanno occupando alcuni magistrati che ne sospettano la presenza).

– Tutti possono migrare? No. Solo chi ha la disponibilità, come si è visto, di almeno 5 mila euro a persona. Per i migranti 5 mila euro sono una cifra notevole e forse hanno venduto tutto per metterla insieme. La migrazione quindi coinvolge tutti? No. La migrazione coinvolge solo chi può permettersela. Non sono in grado di usufruirne le classi più deboli, ossia quelle che avrebbero più diritto a una vita migliore di quanti riescono a partire.

– Si può dire, dunque, che la migrazione è fatta in nome della carità e della solidarietà? No. E’ fatta solo a fini di denaro, di speculazione sul bisogno della gente. Nulla, perciò, di più perverso e detestabile.

– I trafficanti sanno in partenza dei rischi in cui mettono i loro “clienti”? Sì, sanno che il gommone può cedere al peso del carico e in conseguenza delle perturbazioni marine. Hanno acquisito la necessaria esperienza. Dunque, a loro non importa se uomini, donne, vecchi e bambini corrono il rischio di morire in mare. Su di loro prevale la cupidigia e l’occasione dell’affare.

– Però, se l’operazione non offrisse ampi margini di riuscita e la percentuale di fallimento (ossia il mancato arrivo sulle coste italiane) salisse a una soglia verso il 70/80% potrebbe continuare questo business? Forse sì, ma in dimensioni assai ridotte e con un guadagno assai più ristretto.

– Ed ecco entrare in gioco le Ong. Ragioniamoci un po’ sopra. È possibile che questo sistema di navi, che offrono sicurezza ai migranti recuperati in mare (visto che sono più solide dei gommoni e più resistenti ai carichi e alle intemperie marine) siano sorte mosse da spirito di carità e di solidarietà verso il prossimo? Può venire il dubbio che tra chi amministra queste navi e i trafficanti ci possa essere un qualche collegamento costituito da comuni interessi commerciali? Il mio ragionamento (ovviamente fallibile) porta a credere di sì. Porta a credere che vi sia una sola organizzazione la quale gestisce le due fasi della migrazione: quella che si svolge sui meno sicuri gommoni e quella che si svolge sulle navi più sicure delle Ong, le quali garantiscono il successo della migrazione mantenendo bassa la percentuale di fallimento e dunque mantenendo alta nei migranti la speranza di raggiungere le coste italiane.

– È possibile che la malavita governi la fase rischiosa dei gommoni e una organizzazione benefica governi il sistema Ong e tra queste due gestioni possa esserci una colleganza casuale? Non è possibile. La malavita non può che tendere ad assumere l’intera operazione, onde garantirne l’alta percentuale di successo. Non può far dipendere la prima fase dalle decisioni di una mente diversa. Tutto deve ricondursi ad una unità di gestione.

– Infatti. È ormai appurato che le due fasi si svolgono in questo modo. Il gommone parte stracarico, fa poche miglia e lancia l’avviso di soccorso. L’S.O.S. Questo avviso viene raccolto da una nave dell’Ong, già in posizione nel Mediterraneo, che arriva e carica i migranti, sbarcandoli in Italia. Il gommone deve assolutamente contare al 100% che la nave delle Ong arrivi, poiché non può rischiare di fare tutta la traversata.

– Ora vediamo più da vicino. Succede a volte che il gommone, fatte poche miglia, sia già in difficoltà e ci siano già dei morti, anche di bambini. Sulle Ong non si muore, a meno che non si sia già moribondi. Dunque le Ong non possono evitare che, per colpa dei gommoni, ci siano delle vittime in mare. Sono, sotto questo profilo, impotenti.

РSe questo ̬ vero, ̬ la prima fase quella che produce le morti in mare, anche di bambini. Ed ̬ quindi su questa che si deve agire.

– Come? Non consentendo ai gommoni di partire, dato che per ragioni di guadagno la malavita li sovraccarica e li espone al rischio del naufragio. Ciò vuol dire che se si lascia partire un gommone si è complici delle morti in mare, le quali, come si è visto, si verificano specialmente e quasi esclusivamente nella prima fase, quella del viaggio sui gommoni.

– Se non partono i gommoni, si taglia la testa al serpente speculativo e si fermano anche le Ong, non più necessarie. Perciò si taglia attraverso di esse anche il resto del serpente, eliminando l’intero rettile.

-Come si fermano i gommoni? Con accordi tra il nostro governo e i Paesi della costa africana, oppure facendo capire ai trafficanti che giunti al limite delle acque italiane troveranno un inamovibile muro di vigilanza e di respingimento. Si dirà: Ma si possono respingere quei disgraziati che fuggono dal loro Paese? Si deve fare, poiché è il solo modo per scoraggiare la malavita a continuare a speculare sulla vita umana dei migranti. Se la malavita sa di poter contare su certe debolezze, il suo losco affare (una specie di commercio degli schiavi, di maledetta memoria) durerà ancora almeno per qualche secolo. Lo vogliamo? Vogliamo che continui questo commercio su esseri umani? Vogliamo la morte dei bambini in mare? Se non vogliamo tutto questo, se vogliamo stroncare il fenomeno, dobbiamo assumere dentro di noi l’idea che il nostro nemico è la malavita che seduce il migrante promettendogli l’Eden e lo convince a rischiare la propria vita.

Sandro Veronesi e i protestatari “in rosso” dovrebbero capire questo: che il loro atteggiamento asseconda la malavita (la quale li applaude con sorriso beffardo) e la incoraggia nella sua speculazione e nel suo cinismo, un cinismo che disprezza la vita umana e la mette a rischio per il vile denaro. Si tratti pure di bambini. Anzi ben vengano le morti di bambini, poiché fanno da grande richiamo (sono perfino convinto che ad ogni morte di bambino la malavita esulti).

Sandro Veronesi e tutti gli altri con lui: si può continuare a permettere tutto ciò? Si può foraggiare questo traffico maledetto, più in mano al demonio che a Dio? Io dico di no. Fermiamolo.


Letto 216 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart