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VARIE: Un altro compleanno vicino

21 dicembre 2018

di Bartolomeo Di Monaco

Il 14 gennaio sarà il mio 77mo compleanno. Ho degli amici che sono più avanti di me, ancora in gamba, con il fisico e con la mente. Spero di assomigliare loro (ma presto, come hanno fatto tanti altri, mi deciderò a sostituire anch’io “loro” con “gli”, quando questi figurerà meglio: quindi somigliargli andrebbe più che bene).
Sono soddisfatto della mia vita? Sì. Soprattutto perché ho una bella famiglia, e se ho potuto dedicarmi alla scrittura lo devo alla felicità che vi ho incontrato.
I libri che ho scritto li devo a questa condizione speciale, che auguro a tutti. Non c’è ricchezza che la superi. La famiglia diventa una fortezza che ci difende da ogni tipo di assedio esterno ed interiore. La gioia che vi si respira ci consente di dare amore anche agli altri.
Io questo amore l’ho dato alla mia città. E l’ho dato nel solo modo in cui potevo darlo: attraverso la scrittura (non so fare altro, in verità; sono per tutto il resto un incapace), ossia con la mia anima, con la mia mente e il mio sentimento.

Un giorno, mi pare  a pochi metri prima di entrare in città attraverso Porta San Donato, il professor Guglielmo Lera, in sella alla sua bicicletta che aveva i freni a pedale, cosa ormai insolita, mi scorse sul marciapiede e si fermò a salutarmi. Parlammo del più e del meno, poi ad un certo punto gli domandai perché Lucca non avesse, come tante città europee, delle pubblicazioni che raccontassero le sue leggende, e anche perché le leggende fossero così poche. Gli promisi che avrei rimediato io. Che presunzione! Però lo feci, e ho continuato a farlo fino ad oggi, quando è uscito due giorni fa l’aggiornamento di “Lucchesia bella e misteriosa”.
Poi feci stampare in 6 lingue (italiano, inglese, spagnolo, francese e tedesco: con traduttori di madre lingua) alcune di queste (un libriccino è dedicato ai ragazzi) e le arricchii di bei disegni realizzati dal bravissimo amico Mirko Benedetti, che vive nel paese di Cerasomma, confinante con il mio. E regalai il tutto al Comune di Lucca (devo dire un discreto valore, visto il numero delle copie e i costi di traduzione). Ancora oggi chi entri nel Centro informazioni turistiche all’interno di Porta San Donato, le può vedere raccolte per lingua nei pannelli (da me fatti costruire e anch’essi donati) posti a sinistra di chi entra. Così Lucca poteva pareggiare con le altre città europee!

Le mie leggende sono un regalo alla mia città. Alcune di esse ricalcano la tradizione, e hanno anche degli aggiornamenti; la maggior parte invece sono leggende d’autore, ossia create dalla mia fantasia, ispirata dai luoghi, dai monumenti, dai personaggi, da certi fatti, e così via. Come ho scritto nell’introduzione, tante cose che osserviamo contengono una leggenda.  Sta alla nostra sensibilità estrarla, al modo di Michelangelo che diceva che la sua arte si limitava ad estrarre dal marmo, ciò che già vi era contenuto.

Poi ne ho voluto fare un altro, di regalo, e riguarda un censimento che ho voluto avviare degli scrittori lucchesi, a partire dalla fine dell’Ottocento, ossia da Pea e Viani fino ai giorni nostri, convinto come sono che Lucca non è solo una città di musicisti, ma anche di scrittori. In una mia leggenda, “Una cometa a Lucca”, racconto di una cometa che tra il 1909 e il 1913 stazionò sulla città e vi facilitò la nascita di artisti importanti. In questo lavoro, e in tutte le letture che ho fatto di romanzi e raccolte di racconti (svariati volumi), ho voluto sperimentare un nuovo modo di fare critica letteraria, e sono contento che questa novità sia stata riconosciuta da importanti autori.

Poi ci sono le favole! “Storie del piccolo Oro”, “Il nonno racconta. Lucca, favole e leggende”, “Le favole di nonno Bart”, anch’esse, quasi tutte ambientate a Lucca, un dono alla mia città.

Ci sono altri libri di cui sono fiero, che esulano dalla città, e interessano un po’ tutti. Non hanno precedenti. Infatti, uno degli obiettivi che mi sono prefisso nel mio lavoro è stato quello di essere il primo a fare certe cose.
Così, oltre alle opere sopra indicate, sono nati questi altri volumi, a cui tengo molto:

– “Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile”, un ampio romanzo (più di 700 pagine in A/4) composto da un intreccio tra politica e storia d’amore del protagonista. Il periodo scelto è quello del governo Dini e del presidente Scalfaro che lo sostenne. La giudico una pagina nera della nostra democrazia. Vi sono contenute notizie di avvenimenti, di cui quasi sicuramente si è persa la memoria. È una miniera di informazioni, che potrà essere preziosa per gli storici.

– “Omaggio a Carlo Sgorlon. I romanzi”, in cui – nessuno lo aveva mai fatto – ho preso in considerazione tutti i romanzi di questo grande autore, non celebrato come si dovrebbe. Lo considero il successore di Manzoni, Verga, Bacchelli. La vedova Edda, letta l’opera, e datemi altre notizie in occasione della ristampa, mi ha fatto omaggio de “Il filo di seta” tradotto in cinese, che conservo gelosamente.

– “Il Risorgimento visto da ‘Il Conciliatore’ toscano del 1849”, anch’esso lavoro senza precedenti. Raccoglie articoli apparsi su quel quotidiano (e che possiedo) che ci fanno rivivere dal vivo quelle giornate lontane: la caduta della repubblica romana, il viaggio per l’esilio di Carlo Alberto, le gesta di Garibaldi, e così via. Pare di essere tra di loro.

– “Narrativa minore sotto il Fascismo”, impresa mai prima tentata da alcuno, in cui leggo le opere di quaranta autori che ebbero fama in quel tempo e che sono dimenticati.   Ne cito alcuni che mi hanno colpito per la loro bravura: Antonio Baldini, il padre dell’anglicista Gabriele; Marcello Gallian, Pitigrilli, Giani Stuparich, Michele Saponaro, Fabio Tombari, Yambo (pseudonimo di Enrico Novelli, figlio del grande attore di teatro, Ermete).

Ho fatto un buon lavoro? Ossia ho fatto un lavoro che potrà servire agli altri, e servire non solo per l’oggi, ma anche per il domani? Non so, ma spero di sì, poiché con quell’intendimento mi sono misurato.
C’è una gioia, però, che mi accompagna e mi consola, anche nei momenti tristi, ed è quella legata alla mia città, al lavoro che ho fatto per lei, e confido che me ne sarà riconoscente.

Anche al mio paese natale (San Prisco, in provincia di Caserta, a pochi passi dalla famosa reggia) ho dedicato “Omaggio a San Prisco”. I miei genitori, originari di lì, ma già abitanti a Lucca, mi fecero venire al mondo in casa di mia nonna Maria (mio nonno aveva il mio stesso nome); mi trattennero per il periodo della quarantena, poi, in treno, feci ritorno alla mia città. Ecco perché sul certificato di nascita, trovate scritto che sono residente a Lucca sin dalla nascita. A San Prisco, quando andavo per le vacanze estive, ho trascorso giorni memorabili.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart