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von Kleist, Heinrich

7 novembre 2007

La marchesa di O***  

“La marchesa di O***”

Scrittore tedesco vissuto a cavallo tra il ‘700 e l’ ‘800, morì suicida all’età di 34 anni. Fu soprattutto autore di teatro. Le tre storie contenute in questo libro sono tra le cose migliori della sua produzione letteraria, anche se portano evidenti i segni del tempo.Michael Kohlhaas (è anche il titolo della prima novella, la più lunga e, a mio avviso, la migliore) è un mercante di cavalli vissuto nel sedicesimo secolo. Un giorno decide di partire diretto a Lipsia per vendere alcune bestie magnifiche e ricavarne un gruzzoletto da investire in parte, poi, in qualche altro affaruccio. Soltanto che, come faceva sempre senza incontrare alcun ostacolo, deve attraversare le terre del barone Venceslao von Tronka, nuovo proprietario del castello. Ma questa volta è fermato da un gabelliere, e difficoltà a non finire gli cadranno addosso, giacché in realtà il barone non solo desidera arricchirsi con nuove tasse imposte nel suo feudo, ma gli piace anche perpetrare soprusi. E infatti si trattiene due morelli che il mercante reca con sé.

La novella è condotta con molta grazia, senza sbavature, anche se l’assenza di paragrafi ci inoltra a poco a poco in una lettura mozzafiato.

Kohlhass, quando la sua denuncia del sopruso viene respinta, prende una decisione clamorosa: vuol vendere la casa e ogni suo bene, e alla moglie Elisabetta che lo scongiura di non farlo e di ricorrere al sovrano che è uomo giusto, risponde così: non voglio più stare in un paese nel quale non mi sento protetto nei miei diritti.

La sua vendetta sarà terribile, armerà i suoi sette servi e avvierà una serie di scorribande alla maniera dei lanzichenecchi, seminando lutti e rovine, all’inseguimento del barone che era riuscito a darsi alla fuga, e ancora continuava a sfuggirgli. La banda, a mano a mano che l’impresa proseguirà, andrà ingrossando le sue fila con nuovi aderenti, attirati dall’avidità e dalla bramosia del saccheggio.

A Wittenberg incontra Martin Lutero che lo rimprovera aspramente dei lutti che sta seminando dappertutto, e gli promette di fargli ottenere udienza presso il sovrano per ricevere giustizia. Ma altre peripezie avvinceranno il lettore, che assiste, a causa di un sopruso da una parte e da un puntiglioso senso della giustizia dall’altro, a vicende tutt’altro che ordinarie, e troppo più grandi del misfatto che le ha generate, mostrando un gusto per l’ironia e il paradosso non indifferente.

La marchesa di O*** è il secondo breve racconto, la cui scrittura senza pause ha le stesse caratteristiche della precedente, e mostra, a mio avviso, assai marcati i segni del tempo. Nel corso di una guerra, una vedova, la marchesa O***, viene assalita da un manipolo di soldati russi che cercano di violentarla. Quando tutto sembra perduto ecco che un ufficiale, il conte F***, interviene salvandola. La marchesa sviene subito dopo, e così l’autore ci fa intendere che sarà lo stesso ufficiale ad approfittare di lei. Tornato alla battaglia, la marchesa, che dopo qualche tempo avverte degli strani malori in tutto simili ad una per lei improbabile gravidanza, si rammarica, insieme con la sua famiglia di origine, di non aver potuto ringraziare adeguatamente il suo salvatore. Che, dato per morto, in realtà un giorno compare a casa sua per chiederle di sposarlo. Dopo aver ottenuto il fidanzamento, l’ufficiale russo riparte per un breve viaggio, e nel frattempo la marchesa constata che è incinta. I genitori la scacciano di casa, ed ella, ritiratasi nella sua proprietà, conduce vita claustrale in attesa di partorire il suo terzo figlio. Ma intanto decide una cosa davvero inconsueta: fa mettere sul giornale un avviso con il quale, dopo aver dichiarato di essersi trovata incinta a sua insaputa, chiede che il padre del bimbo al quale avrebbe dato vita si presentasse, e che, per ragioni d’ordine familiare, era decisa a sposarlo.

Al lettore toccherà di scoprire l’esito di questa strana storia, intrisa un po’ troppo, a mio avviso, di insofferente languore.

Terremoto nel Cile conclude questa raccolta. Ambientato al tempo del terremoto che sconvolse il Cile nel 1647, narra la storia di un tragico amore tra Jeronimo Rugera, suo precettore, e donna Josefa Asteron, figlia di uno dei più ricchi nobili della città di Santiago. Racconto brevissimo, si tinge anch’esso dei forti colori romantici tipici di questo sfortunato autore.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart