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Voto segreto al senato. Perché non si può cambiare

15 ottobre 2013

Ieri ho ricordato le violazioni alla costituzione messe in atto da importanti istituzioni dello Stato: il presidente della repubblica Napolitano, la corte costituzionale, la corte di cassazione. Ho anche denunciato le complicità maldestre e malsane che con il loro silenzio fingono di non avvedersi di ciò che sta accadendo.

Oggi un articolo su “il Fatto Quotidiano”, a firma di Gianni Barbacetto, ricorda a quanti tacciono che per le sue proverbiali esternazioni il Pci-Pds chiese nientemeno che l’impeachment per il defunto “picconatore” e presidente della repubblica Francesco Cossiga. Tra quelli che ne reclamavano le dimissioni spontanee per aver violato con le sue esternazioni la costituzione era anche Giorgio Napolitano.
Se tanto mi da tanto, non ci vorrebbe molto a Napolitano per capire che le dimissioni che richiedeva a Cossiga, ora toccherebbe a lui di rassegnarle, avendo violato la costituzione con comportamenti assai più pesanti, che ricordavo ieri.

Ma, come dice il proverbio, è più facile vedere la pagliuzza negli occhi dell’avversario che il palo conficcato nel proprio occhio. È ciò che succede al nostro capo di Stato del quale è assai meglio pensare che stia subendo gli scherzi sbarazzini  della senilità, per non essere altrimenti costretti ad usare termini durissimi e al limite della ferocia umana.

Per non parlare dell’altro presidente Giovanni Leone, che più tardi fu riconosciuto innocente, dopo che però si era dovuto dimettere per le pressioni di un Pci la cui spregiudicatezza e la cui follia trovano riscontro soltanto nei comportamenti del Pd di questi ultimi anni.

Eppure nessuno ha il coraggio di fermare lo strapotere galoppante del capo dello Stato, nessuno dei partiti osa ricordargli la sovranità e la primazia del parlamento; nessuno del governo si permette di respingere le sue soverchie intrusioni. E allora non vi è altro modo che sperare nella nemesi, ossia che il capo dello Stato finisca, trascinato dalla sua ambizione, a combinarne una talmente grossa che nessuno potrà più rintanarsi dietro il silenzio. Accadrà.
Tuttavia ciò non da affatto sollievo, e non sminuisce le preoccupazioni che si devono avere per le sorti della nostra democrazia.

Stasera avremo un’altra delle prove a cui essa è da tempo sottoposta.
La commissione apposita del senato sta per riunirsi per decidere di cambiare le modalità di voto da seguirsi in aula quando si discuterà a breve della espulsione di Silvio Berlusconi. In casi come questo, il regolamento prescrive il voto segreto, ma il M5Stelle e il Pd  vogliono cambiarlo da subito e renderlo palese in occasione della votazione sul caso Berlusconi.

La correttezza istituzionale vuole che le regole non si cambino in corsa, ed in corsa infatti devono restare quelle operanti in quel momento, ma qualcuno si è messo in testa che, per evitare che qualcuno tradisca l’ordine del proprio partito, il regolamento vada cambiato.
Se si arriverà a questa decisione, sarà un altro passaggio grave quanto quello con cui si è deciso di applicare retroattivamente la legge Severino.

Sembrerebbe del tutto pacifico che una modifica del regolamento debba avere efficacia per tutti i casi futuri, ma in Italia da molto tempo tutto è diventato transitorio e reversibile, e poiché si tratta di giudicare Silvio Berlusconi tutto è ammesso e tutto è legittimo. Chi sa che, andando di questo passo, un giorno o l’altro qualche commissione parlamentare non decida di assegnare dei punti di merito a chi vorrà esercitarsi a tirare altre statuine sulla sua testa.

Sulla riunione della commissione, qui.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart