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LETTERATURA: I MAESTRI: “Amore moderno” di Meredith – Romanzo a sonetti

26 Febbraio 2011

di Gabriele Baldini
[da “Corriere della Sera”, 21 marzo 1968]

L’editore De Donato, fin qui specializzato in rivendicazio ­ni sovietiche (Babel, Sklovskij, Bulgakov, etc.) ha pub ­blicato ora i primi testi in ­glesi: una ristampa della Vio ­letta del Prater di Christopher Isherwood â— fresca mussante rievocazione dell’immediato anteguerra in Germania: del resto già nota da noi â— e Modern Love di George Me ­redith, che se non proprio inedito è una preziosa rarità anche in Inghilterra e che da noi, comunque, non era mai apparso.

Si tratta d’un testo diffi ­cile per eccesso d’intensità, ma il curatore italiano, Alessandro Serpieri, con una niti ­da traduzione a fronte del ­l’originale e una cordiale in ­troduzione critica semplifica parecchio il compito del let ­tore. Modern Love è un ro ­manzo in cinquanta sonetti, e può contare anche su una trama, per quanto sfuggente e allusiva, fatta più di silen ­zii che di parole, più di rinunzie che di scarti dell’azione: un matrimonio in crisi, un amore che si va decomponen ­do e lasciando dietro di sé una lussureggiante scia di rim ­pianti: il tradimento della donna, ramante di lei appena intravisto: la graduale dedi ­zione del protagonista a una Signora che s’indovina servi ­rà più da sfogo e confronto che da consolazione.

Il breve romanzo è auto ­biografico: Meredith prese a scriverlo nel 1861, dopo la morte della moglie Mary, fi ­glia del romanziere Thomas Love Peacock, separata da lui da tre anni e fuggita sul con ­tinente con il pittore Henry Wallis. La vicenda non è edi ­ficante: Meredith non volle rivedere la moglie nemmeno quando questa, abbandonata dall’amante, fece ritorno in patria gravemente malata. La Lady che risolve la solitudine del poeta per un curioso pro ­cesso è anche un po’ la figu ­razione del senso di colpa per il trattamento ingeneroso del ­la moglie.

Lo stile è preraffaellita â— Meredith era legato ai Ros ­setti â— e la data dell’opera lo giustifica: ma certo il mag ­gior interesse di questa è nel fatto di precorrere altri stili e altre mode: Henry James (Sonetto XXII) e Maeterlinck (XLII), Laforgue e Gozzano (XXXIV e XXXVII) e persino Aubrey Beardsley (VII) sono presentiti per lucidi trat ­ti annunciatori con l’anticipo anche di mezzo secolo. Eppu ­re l’idea del romanzo in so ­netti era tradizionale, e risa ­liva addirittura alle sequenze narrative cinquecentesche di Sir Philip Sidney (Astrophel and Stella) e Edmund Spenser (Amoretti) per non par ­lare di quelle spezzate e in ­terrotte (se per una difettosa trasmissione del testo o se per un presentimento della tecnica proustiana, non lo sa ­premo probabilmente mai) del canzoniere dei sonetti shake ­speariani. Ma Meredith pote ­va contare su esempii anche recenti, come i Sonetti dal portoghese della Barrett, e una parte almeno della Casa della vita di Dante Gabriele Rossetti. E io penso che aves ­se in mente anche Eugenio Onjeghin. Difatto i sonetti di Modern Love non sono veri e proprii sonetti, e così come ignorano lo schema italiano di due quartine e di due terzine, sfuggono anche a quello elisabettiano di tre quartine e di un distico, per concedersi a un ciclo chiuso di quattro quartine. Si capisce come lo schema elisabettiano non si prestasse per la sua incorni ­ciatura epigrammatica allo svolgersi d’un racconto psico ­logico impostato moderna ­mente e cioè con tutte le tec ­niche dello sfumato e le garanzie che esige la rappresen ­tazione dell’inconscio: la censura     vittoriana       dell’impulso erotico     si   scarica     spesso in paesaggi   che   fanno   pensare insistentemente         al         pittore norvegese   Edward   Munch. Un repertorio, insomma, tutta una letteratura a venire, e non solo in Inghilterra. La     lingua     elaboratissima     e l’intensità   e   ambiguità     delle immagini     di     Meredith     non consentono     sempre     di     farsi trasportare in italiano senza gravi perdite: cosicché il Serpieri deve contentarsi spesso d’una trascrizione di carattere esplicativo (in qualche ca ­so avrebbe potuto soccorrere qualche nota), che ha rari sbandamenti (per esempio le « bars » in XXXVII, 12 sono « battute » d’un pezzo di mu ­sica e non certamente « sbar ­re », e che, in sostanza, con ­sente di leggere un prezioso classico vittoriano cui i tem ­pi che volgono restituiscono un singolare sapore d’attua ­lità, con le opportune garan ­zie che il caso richiede.


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: I MAESTRI: “Amore moderno” di … — 26 Febbraio 2011 @ 10:58

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