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LETTERATURA: Antonio Steffennoni: “Vietato giocare con la palla”, Edizioni Carte Scoperte

23 Settembre 2009

di Stefania Nardini    

Ma i protagonisti di Antonio Steffennoni (“Vietato giocare con la palla” – Edizioni Carte Scoperte) sono i vivi, i morti o i ricordi? In una Milano torrida per il sole d’agosto vengono sterminate due famiglie, legate dal rapporto con quello che potrebbe essere l’unico sopravvissuto: figlio e fratello da una parte, marito e padre dall’altra. E quest’unico sopravvissuto alla strage famigliare, l’avvocato e scrittore Sandro Soriani, sembra scomparso. Ha ucciso tutti e si è suicidato? O è semplicemente fuggito, magari all’estero? Possibile che un uomo che per tutta la vita ha mostrato un grande senso di responsabilità, accollandosi gli oneri dei genitori anziani, del fratello a dir poco “strambo” (è appena uscito da una degenza di un anno in clinica) , della moglie divorziata, si sia lasciato prendere da una follia omicida? E perché lo avrebbe fatto ? Forse “perché nel corso dei due anni dalla causa di separazione non si era mai preoccupato di revocare la firma della moglie sui propri conti bancari, ai quali lei aveva attinto”?
Un “movente” troppo banale per chi è chiamato a indagare, Ernesto Campos, un Commissario di polizia che, come gli dice un’indagata, “Non lo sembra”. È stato un avvocato di successo. È stato un uomo felice, che ha perso la felicità nel giro di una notte. Ed ora si ritrova, mentre sta collocando in libreria i suoi 4327 libri suddivisi in ordine alfabetico in decine di scatoloni, a cercare il bandolo della verità per spiegare questa duplice strage.
Campos è un uomo che non è capace di raccontarsi nemmeno con la sua donna, con un passato doloroso che la strage fa riemergere, riportando alla vita le persone che ha amato.
Come suo padre che da Barcellona “ un giorno avrebbe abbandonato tutto per una donna e per andare a misurarsi – mille chilometri lontano da lì – con un mondo di cui non sapeva niente, nel quale nessuno avrebbe pensato a proteggere la sua sensibilità esasperata, troppo fragile per tener testa, da solo, alle difficoltà della vita”. Un noir, questo di Steffennoni, bello, intrigante, insolito in una Milano che, sotto la canicola, appare addormentata come una città del Sud. Con il Commissario Campos che, nelle pagine conclusive, memore di antiche e personali sofferenze (“a far cambiare l’amore è l’amore che cambia”) si scopre capace di ascoltare e di capire per poter comprendere l’altrui sofferenza.  

(dal “Corriere Nazionale”)


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart