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LETTERATURA: “Garbatella combat zone” di Massimiliano Smeriglio, edito da Voland

1 Novembre 2010

di Stefania Nardini  

Roma, città “non luogo”. Oppure quella dei lucchetti a ponte Milvio dell’azienda editoriale Moccia. Volendo estremizzare è questa l’immagine di un grande vuoto. L’assenza di una letteratura capace di raccontare la città di oggi con i suoi conflitti e le sue contraddizioni. A spezzare questo silenzio alcuni scrittori come Fabio Ciriachi, l’esordiente Simone Caltabellota, l’algerino Amara Lakhous. Segnali positivi che ci aiutano a sperare che la città, prima o poi, si libererà dai “lucchetti”. Un ottimismo che ho avvertito leggendo un libro che in questo momento rappresenta il passo decisivo:

“Garbatella combat zone” di Massimiliano Smeriglio edito da “Voland”. Un romanzo ambientato in un quartiere dove la storia ha attraversato le coscienze di intere generazioni, dove i segni dell’era fascista si sono mescolati ai fermenti ideologici come pure ai codici della malavita. Protagonista è un giovane di oggi, Valerio Natali, cresciuto con i racconti di suo nonno ex partigiano e la nuova realtà che scorre sotto i suoi occhi.   Un personaggio complesso, forte e fragile.

Smeriglio, dopo Pasolini sulla realtà romana è calato per troppo tempo il silenzio.   “Garbatella combat zone” lo considera un atto d’amore o di coraggio?

« Il mio è un tentativo, un’ap-prossimazione amorosa. Provare a far parlare i luoghi e i personaggi così come sono, senza pormi il problema di vestirli di abiti candidi o demoniaci. Una descrizione ruvida, spigolosa delle dinamiche metropolitane.   Volevo fotografare in corsa ciò che muta velocemente e ciò che si estingue per sempre, come ad esempio la civiltà cittadina del novecento. I protagonisti del libro subiscono questo stravolgimento di paradigma senza riuscire ad interpretarlo. È un corto circuito emotivo tra vecchi e nuovi codici che regolano le relazioni tra gli individui ».

Si può parlare di romanità nel senso più nobile del termine?   «Ne sarei lusingato. Certo c’è molta romanità nel testo, sia quella di un popolo resistente capace di stupire per tigna e volontà di combattimento, sia quella ignobile della plebe alla costante ricerca della svolta, del guadagno facile e della sopravvivenza come unico orizzonte possibile. Anche se è una Roma pretesto, capace di offrire un setting magico e velenoso per una storia che potrebbe essere ambientata anche in altri quartieri popolari di altre città ».

Garbatella. Un quartiere. Di quelli che sembrano paesotti inglobati nella grande metropoli.   Ci si conosce tutti, ogni luogo ha una storia. Un pezzo di Roma dentro Roma.   È ancora così?

«Sì è ancora così, non so per quanto, ma è ancora così. Garbatella è un luogo dell’anima, una comunità resistente e una storia lunga quasi un secolo.   Garbatella resiste ma le contraddizioni della globalizzazione che atterrano sul territorio la mettono a dura prova ».   Chi è Valerio?

«Giovane trentenne precario affranto da un’incapacità di appartenere fino in fondo a qual-cosa. Portatore superficiale di valori. Ammalato di solitudine.   Gran attraversatore di situazioni senza riuscire a fermarsi, a stare, a viversi fino in fondo le cose che la vita gli pone dinanzi.   Valerio Natali non è un simpatico anti eroe da fiction, è la somma di una serie di contraddizioni dove ciò che è bene e ciò che è male si mischiano senza alcun principio ordinatore ».

Roma è un linguaggio, un dialetto, che si mescola con il gergo della malavita. Che fine ha fatto quella parlata?   «Il dialetto non esiste più, esiste un gergo. A volte geniale, veloce ed efficace. A volte di una volgarità senza fine. I dialetti, le lingue regionali sono un patrimonio culturale inestimabile, dovremmo capirlo prima che sia troppo tardi ».

Che cos’è per lei il vuoto che oggi si respira, e quanto influisce sulle coscienze?

«Il vuoto è un rumore di fondo, la volgarità, la mancanza di cura per la propria dignità e per i propri luoghi. Il vuoto è la violenza gratuita che accompagna il traffico, il divertimentificio, le droghe sintetiche, l’incoattimento di gran parte della popolazione urbana, persino al di là delle appartenenze sociali. Il vuoto è la precarietà affettiva che rende difficile anche un gesto d’amore. Le coscienze in questo contesto diventano vuoti a perdere. Noi speriamo di non perderci nel vuoto. Come spesso capita a Valerio Natali ».

Un libro da leggere.

(Dal “Corriere Nazionale”)


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: “Garbatella combat zone” di … — 1 Novembre 2010 @ 18:41

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