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LETTERATURA: “Lo spazio nero” di Fabio Fracas

6 Novembre 2009

[Fabio Fracas è autore, editor, giornalista e sceneggiatore. Oltre a racconti, libri e poesie scrive per il cinema, per il teatro, per i fumetti e su varie testate giornalistiche cartacee e Web. Suoi brani e suoi lavori sono stati rappresentati in vari festival e da diverse compagnie. Ha ricevuto una serie di riconoscimenti letterari e nel 2004, assieme alla poetessa Federica Castellini, ha fondato MacAdam – MacAdemia di Scritture e Letture.]  

[Di Fabio Fracas sono stati appena pubblicati due nuovi libri per ragazzi: Tutto Planet 51 e Planet 51 – Una storia spaziale. Entrambi editi da De Agostini, sono riferiti alla saga cinematografica di Planet 51 che uscirà nei cinema italiani il 20 novembre.]  

La settima notte

Lo spazio nero – III – 41 | Un ritorno ai grandi temi della vita . Una piccola prosopoesia che – mi auguro – possa aprire ulteriori spazi di riflessione.    

Ho sette notti nel cuore. Sette fette di cielo che danzano assieme e assieme si muovono in un viaggio infinito. Sette spicchi di luce nell’ombra che adesso non c’è. Sette veli di porpora e oro che si alzano al vento e ricadono a terra se tu non ci sei. Sono sette.  

La prima è una notte di carta, leggera ma forte, che vuole parole d’amore per essere scritta. Io posso toccarla, sentirne l’impasto, la sua consistenza. Posso anche piegarla, con calma, stando attento al suo filo, spietato e tagliente, per dar forma ai pensieri che nascono in me.  

La seconda è una notte di carne, di sangue, di membra che chiedono amore e prima ne danno. Di ore passate avvinghiati, abbracciati, nel nostro respiro. Di baci, di umori, di sogni che si fanno realtà prima che io mi svegli.  

La terza è una notte di legno che genera vita. Che cresce e germoglia e porta l’estate. E si nutre di aria, di acqua, di sole; si nutre d’amore e di luce. E luce produce. Non quella del sole che genera vita ma è troppo distante: la luce degli occhi che tutti vorremmo è che è il solo motivo del nostro passaggio.  

La quarta è una notte di pietra. Che sfida le navi e infrange le onde dei mari impetuosi che mi spingono indietro, che mi spingono a riva e poi mi sommergono; che svetta sui monti più alti del mondo in cui viaggio da anni. In cui è bello anche perdersi se tu sei con me.  

La quinta è una notte di vento che mi avvolge e mi culla, che mi porta sospeso in un luogo lontano dove tutto è leggero, dove tutto è più alto, dove tutto è più vero. Come il mio sentimento quando penso a noi due.  

La sesta e una notte di vetro che mi fa paura. Paura di rompere quel piano sottile, quel tenue legame che ti unisce a me, che mi unisce a te, e nel quale mi specchio in cerca dell’uomo che tu hai visto riflesso quando ancora non c’era.  

La mia settima notte sei tu.


Letto 4971 volte.


4 Comments

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 6 Novembre 2009 @ 20:07

    Ho avuto il piacere di conoscere in anteprima questo straordinario racconto. Io, appena letto, ho espresso questo semplice commento, che ho inviato a Fabio e che, ora, qui ripropongo.

    Questo meraviglioso racconto metaforico, dimostra, ancora una volta, che la prosa può avere accenti lirici al pari della poesia. Qui siamo di fronte ad un intenso canto d’amore, che unisce, in un dolce, fortemente sentito, profondo raggio di luce, la vita in due. La parola è vibrante, di pura armonia, completamente partecipata sul piano affettivo-emotivo, ed offre una scrittura di struggente efficacia e di rara bellezza. Ne scaturisce lo sciogliersi del tempo nell’incantata e trepida avventura di cuori, che sanno del trasporto, della forza antica e nuova del più grande e genuino dei sentimenti, capace di legare strettamente due anime per sempre, anche se affiora tenera la paura che si rompa quel piano sottile, quel legame serico di unione. Ma l’urgenza e l’intensità del rapporto e dell’intima intesa (quasi una fede) trovano il loro cielo più limpido, la loro più alta significazione nella settima notte, dove l’amore viene sublimato nella sua più schietta essenza, fino a superare i limiti del tempo stesso.

    E viene ritrovato un viaggio ascendente, infinito.

    Gian Gabriele Benedetti

  2. Commento by cris — 7 Novembre 2009 @ 02:25

    un commento breve ed essenziale: ogni donna vorrebbe   le fossero dedicate parole simili dettate da sentimenti così vividi e palpitanti. Toccante.

  3. Commento by Alessandra — 12 Novembre 2009 @ 11:00

    Sette fette di cielo, sette spicchi di luce e sette veli e poi   carta, carne , legno , pietra e   vento sono, a mio parere, dei simboli che Fabio ha utilizzato per celare il significato della prosopoesia.   Ognuno di noi può leggerla in modo diverso e trovarvi comunque un significato che, qualunque sia,   non è mai banale. Io lo trovo straordianrio

    Grazie Fabio.

    Alessandra

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