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LETTERATURA: “Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta”, Fermenti Editrice, 2009

15 Febbraio 2010

BARBIE E LA BAMBOLA DI CARTAPESTA
di Stefania Nardini

Non ci vuole solo sensibilitĂ  ma anche coraggio per scrivere un libro mettendosi nella pelle di un bambino. Di bambini si può scrivere raccontando delle storie, si può scrivere per loro, ma costruire come protagonista una bambina di nove anni, indiana, adottata da una coppia di italiani, è un’impresa che richiede talento.
Felice Muolo, l’ha fatto, ed è riuscito a far parlare Pragasi immedesimandosi nei suoi sentimenti, nelle sue paure, nelle sue emozioni. Un libro “Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta” (ed. Fermenti) che dovremmo leggere tutti. Il romanzo si legge in un soffio. Ed ogni pagina lascia riflettere, facendo sgranare gli occhi quando la bambina racconta del suo arrivo in Italia. Della sua Barbie che un turista le aveva donato, e con la quale le fu vietato di giocare, altrimenti sarebbe risultato un vistoso privilegio per gli altri orfani dell’istituto dove il sogno è un miracolo: avere dei genitori. Il bisogno d’amore di Pragasi è commovente. E’ nei suoi piccoli gesti, in quel suo guardare il nuovo mondo in cui si trova.

Ma Pragasi si pone anche tante domande. Con risposte contraddittorie: il bisogno di non dimenticare il passato vivendo il presente. Muolo usa un linguaggio semplice, facendo emergere problemi complessi come quello dell’integrazione. Dell’identitĂ  che non si può e non si deve cancellare. Una bellissima storia che consiglio anche ai ragazzi. Per capire quanto sia importante giocare con la Barbie custodendo gelosamente la vecchia bambola di cartapesta. Simbolo di una vita che cambia senza rimpiangere ciò che si è. Anche a nove anni, quando in una carezza di un genitore c’è il grande mondo degli affetti e dei sentimenti, quelli che non conoscono barriere e permessi di soggiorno.

(dal “Corriere Nazionale”)


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart