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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: …Mi balenaste innnante, e da quel di’ tremante vissi d’ignoto amor

7 Ottobre 2010

di Mauro Cristofani
(La sua galleria di quadri qui)

“Mi trovo attualmente a Londra per assistere al debutto del mio Ernani, ma ogni mio pensiero è con te, a Parigi, e impaziente conto i giorni che mi dividono dalla mia adorata Peppina”.

          Giuseppina Strepponi aveva incontrato per la prima volta Giuseppe Verdi nel 1839, nel salotto dei conti Guidi-D’Arcais. Verdi era rimasto subito rapito da quella donna brillante e piena d’un fascino sottile destinato a colpire, prima che il cuore, la mente di un essere sensibile come quella del giovane compositore innamorato dell’arte e della vita. Fra loro si era subito instaurata un’intesa profonda, complici sguardi e parole non dette, un innamoramento che sarebbe poi sfociato nell’amore…

Un dì, felice, eterea,
mi balenaste innante,
e da quel dì tremante
vissi d’ignoto amor.
Di quell’amor ch’è palpito
dell’universo intero,
misterioso, altero,
croce e delizia al cor…

       Verdi era allora un uomo sposato con due figli, e due figli fuori del matrimonio aveva avuto Giuseppina. Fra di loro, ogni altro legame al di fuori di quello derivato dalla sodale complicità che si può instaurare fra due artisti sarebbe stato impossibile.

        Si erano poi rivisti a Parma, quattro anni dopo. L’uomo aveva un immenso bisogno di comprensione e d’affetto, oltre che di affermarsi come musicista, e grazie a lei, che era allora una cantante fra le più celebri del suo tempo, aveva potuto rappresentare alla Scala Oberto, la sua prima opera. Quando Verdi aveva perduto moglie e figli a causa di varie malattie, il loro casto legame si era rinsaldato ed erano diventati amanti.

        Dopo che Giuseppina s’era ritirata dalle scene, trasferendosi a Parigi, Verdi aveva seguitato a scriverle lettere infuocate di desiderio e d’amore, finché ecco il biglietto che le annunciava l’imminente arrivo dell’amato.

        Furono giorni immensamente felici. Nella Ville lumière, poterono finalmente passeggiare a braccetto per i boulevards indisturbati, o farsi scarrozzare per il Bois de Boulogne salutando le altre coppie di borghesi sorridenti. L’intelligenza di Giuseppina, il suo garbo e la sua divertente vivacità avevano fatto di lei una parisienne parfaite, ammirata nei più importanti salotti. In quelle circostanze, pianisti famosi la invitavano a   cantare qualche romanza, ed ella di buon grado accettava, ma solo per diffondere ancor più la musica del suo amato.

        Dall’Italia, intanto, arrivavano a Verdi lettere in cui il fidato Antonio Barezzi, preoccupato e confuso, riferiva i sempre più insistenti pettegolezzi diffusi sul suo legame con   Giuseppina, che taluni definivano addirittura immorale.

        “Uno vive in un mondo dove il male ha l’abitudine di immischiarsi nella vita degli altri” fu la risposta di Verdi, “e di disapprovare tutto ciò che non si conforma al comune modo di vivere; di solito io non interferisco negli affari degli altri, appunto perché insisto che nessuno interferisca nei miei”. E ancora: “Non ho niente da nascondere. Nella mia casa vive una donna libera, indipendente, amante come me della vita…”

        In una sera del febbraio 1851, Verdi e Giuseppina assistono al Théatre du Vaudeville al nuovo dramma che Alexandre Dumas figlio ha tratto dal suo fortunato romanzo, La Dame aux camelias. Il lavoro teatrale aveva suscitato un vespaio di polemiche fra i benpensanti, dimostrando che anche in una grande città come Parigi esistevano piccole vanità moralistiche che non accettavano la redenzione di una cortigiana, anche se veniva riscattata da un grande sacrificio.

        Verdi rimase molto colpito da quella rappresentazione, che gli ricordava così da vicino la sua lotta personale contro un ambiente sociale ostile al suo rapporto con Giuseppina.

        Nel marzo successivo, quando stabilisce un contratto con il Teatro La Fenice di Venezia per una nuova opera, ha già in mente il dramma di Dumas e convoca il librettista Francesco Maria Piave. La nuova opera è attesa per il 6 marzo 1853.

        Per Verdi questo lavoro è anche un mezzo necessario per liberarsi da un’angoscia indefinibile ma palpabile e diffusa nell’aria autunnale di Busseto – dove ora il musicista vive con la sua amata Giuseppina – che finisce di investire tutti i personaggi dell’opera. E’ un’angoscia derivata, non solo dalle incomprensioni dei parenti e degli amici che gli voltano le spalle di fronte allo “scandalo” del suo amore proibito, ma forse pure da certe riflessioni involontarie sul passato della donna alla quale il Maestro s’è legato. Il suo passato noto e, forse soprattutto, quello ignoto.

        Così Verdi si trova a delineare musicalmente personaggi a cui si sente in qualche modo vicino, con grande intelligenza e intuito, e con una novità drammatica che il suo genio teatrale sa ben tradurre in assoluta perfezione.

        La Traviata fu accolta malamente dal pubblico veneziano. Gli abiti moderni, la situazione scabrosa e la redenzione finale della mondana Violetta Valéry disorientarono il pubblico.

     Quattordici mesi dopo, sempre a Venezia, al Teatro Gallo di San Benedetto, fu un trionfo. Oggi La Traviata rimane l’opera più rappresentata nel mondo.

        Verdi e la Strepponi si sposarono il 29 aprile 1859, e si amarono per più di cinquant’anni.


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1 commento

  1. Commento by claudio grosset — 7 Ottobre 2010 @ 15:46

    Dapprima, capire cosa avevo appena letto e cosa avesse scritto lui, quel diavolo di “Cristofani”. Ne racconto ne fiaba o parabola e nemmeno una recensione, boh! Comunque interessante e curioso. Eccolo! Una sorta di prolissa e rivelatrice ‘Curiosità’ appunto, titolo ricorrente di rubrica d’un periodico genere Cruciverba. Oppure una prima stesura di monologo o programma (televisivo) condotto da, ad esempio, … Marco Paolini, Carlo Lucarelli o Corrado Augias, dal titolo – tanto per dire! – “Giuseppe Verdi, Uomo e… Musicista!”. Beh! L’inventiva non manca al nostro autore a cui va ‘soltanto’ il mio personale apprezzamento, non essendo io ne editore ne manager dello spettacolo. ‘E poi’, come dice una vecchia scherzosa canzone “…non si sa mai, non si sa mai…”!

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