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LETTERATURA: Alberto Prunetti: “Il Fioraio di Peron”. Stampa Alternativa

22 Dicembre 2010

di Marino Magliani

Su ciò che è successo in Argentina dal 1976 al 1983, come sottolinea Massimo Carlotto nell’introduzione a “Il fioraio di Peron” (Ed. Stampa Alternativa) di Alberto Prunetti, è stato detto molto. E mai abbastanza. Da questo punto di vista “Il fioraio di Peron” prova a fare di più. Intanto ci racconta, attraverso l’emigrazione di un italiano in Argentina, la ricchezza, l’opportunità e la situazione politica che si è venuta a creare con l’ascesa di Peron. E poi ci racconta una terra, una città coi suoi gerghi, gli emigrati appena giunti a Baires e i porteí±os che erano sul posto da generazioni. Affreschi di vita che commentiamo con Alberto Prunetti.

Cosa resta della viveza criolla di un tempo?

«La viveza criolla, come atteggiamento esistenziale coincidente con l’idea che dio sia argentino e con uno stato di presunta superiorità porteí±a, è ancora evocato. Assieme al fatto di non vivere in America Latina, ma di essere lì per caso, da esuli. Un atteggiamento che ha i piedi di fango e che porta a quel quilombo, a quel casino sbruffone dove tutti arraffano e chi non arraffa è un tonto, ben descritto dal tango Cambalache di Discépolo ».

E la figura di Osvaldo Bayer che esce con tutta la sua potenza di romantico e solitario?

«Osvaldo ricorda i cavalieri erranti dell’ideale. Non ha nulla del vivo criollo. Ma non ha niente anche del triste, solitario y final del suo amico Soriano. È un lottatore, capace di entrare in clandestinità quando lo cercavano i paramilitari che lo avevano condannato a morte. Hanno bruciato i suoi libri in piazza, ha vissuto 8 anni in esilio e al suo ritorno le Madres de Plaza de Mayo gli hanno intestato il loro caffè letterario… e continua le sue lotte contro i mulini a vento. Una volta una signora mi ha detto che le piaceva molto quello che questo tedesco aveva fatto per l’Argentina… ma come? pensai, Osvaldo è argentino più del dulche de leche… forse è la sua tensione etica che lo rende estraneo, inattuale… al contrario di tanti vivos criollos, dei furbi che provarono a mettersi il paese in tasca durante l’epoca di Menem ».

(Dal “Corriere Nazionale”)


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1 commento

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