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LETTERATURA: Barbara Garlaschelli: “Non ti voglio vicino”

2 Aprile 2010

di Stefania Nardini

Lena è una donna “sbagliata”. E’ il Suo dolore,quello che le è rimasto Attaccato sulla pelle, a renderla infelice. Un dolore inconfessabile.
Inammissibile. Di quelli che nell’Italia del 1939 va occultato, a costo di pagarne un altissimo prezzo. Eppure Lena è bella. E lo sarà sempre, anche quando da donna ormai fatta, si ritroverà ad aver attraversato un pezzo della Storia.

Quella segnata da fame, bombardamenti, odi, paure. Ma il suo antico dolore resterà sempre là, come una ferita che gronderà sangue anche a guerra finita, anche quando si ricomincerà a vivere in nome di un sogno collettivo. Ma Lena non ha sogni. E la sua storia si porta dietro altre vite che pagheranno il prezzo dei suoi sbagli.

Barbara Garlaschelli ha scritto un romanzo italiano, italianissimo, che appartiene a tutti noi. Che appartiene alle nostre madri e ai nostri padri, alla memoria di un paese che va via via dimenticando ciò che eravamo. “Non ti voglio vicino” (ed. Frassinelli) è il titolo di questa magnifica storia che l’autrice ci racconta con maestria, con la capacità di prendere per mano i lettori per camminare in un pezzo di novecento che non è un ritratto in seppia, piuttosto un’immagine molto più recente di quanto si possa credere.

Ambientare un romanzo negli Anni della guerra fino alla ricostruzione credi sia la necessità, per un’autrice, di rimpossessarsi della memoria? Di rivisitare la storia dei nostri padri in una fase più ricca di consapevolezze?

“Credo sia più che una necessità: è determinante per comprendere il presente e progettare un futuro. La Storia non è un accessorio desueto, che non ci riguarda più.

La consapevolezza del presente dovrebbe derivare anche dalla conoscenza del nostro passato (che poi è un “passato prossimo”, molto vicino). Per quel che mi riguarda ritengo sia un dovere morale preservare la memoria, non dimenticare, sentirla come nostra, oggi più che mai”.

Ma ecco come la Garlaschelli affida le parole al personaggio femminile intorno a cui ruota la storia.

Una narrazione che non è mai eccessiva, mai ridondante, piuttosto emozionante, a tratti di grande delicatezza: “Quando è nata Prisca, per qualche settimana le era perfino parso di essere felice…. Poi qualcosa ha iniziato come a scivolare. Qualcosa dentro di lei che non riesce a definire, ma che ha una forza infinita e che la trascina verso un punto preciso e spaventoso …. Esce dalla cucina e si avvia verso la camera di sua figlia”.

Lena, è una donna “sbagliata”. Si sente colpevole, fa di tutto per esserlo, pur essendo stata vittima. I suoi tormenti mai risolti, occultati, di cui vergognarsi per poi pagare un grande prezzo. Per molte donne credi sia ancora così?

“Lena è soprattutto una donna sola, che ha subìto gli sbagli di altri e che, come spesso accade, ripropone su altri il dolore subìto. Purtroppo sì, sono convinta che ancora molte donne vivano la vergogna dell’essere state abusate,chiudendosi in una prigione di silenzio, dolore e rassegnazione. O incapacità di relazionarsi con l’amore, come Lena”.

Il tuo è un romanzo ambientato tra Milano e la sua provincia. C’è ancora quell’Italia?

“Mi sono resa conto che è più presente di quanto non immaginassi, e questo è un bene. Ricevo molte mail da persone che la guerra l’hanno vissuta e che non vogliono che tutto sia dimenticato. E da giovani che invece vogliono conoscere, capire. E questo è altrettanto bello e importante: generare emozione e interesse, per chi di mestiere scrive, è uno dei sogni più grandi”.

Barbara Garlaschelli, già autrice di “Nemiche”, “Alice nell’ombra”, “Sorelle”, editi da Frassinelli, e di un libro autobiografico, “Sirena.

Mezzo pesante in movimento”, è tradotta in Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, Serbia, Messico.

Questo suo ultimo romanzo, “Non ti voglio vicino” lo ha dedicato a Renzo,suo padre. Perché i nostri padri, con il loro raccontare, riescono inevitabilmente a rivivere come fonte di ispirazione. Anche se poi si sceglie un personaggio femminile. Nel caso di Lena, con le sue cicatrici calpestate da un contesto che purtroppo non è sempre e soltanto un ricordo.

Una scelta che diventa viaggio, esplorazione di un universo fragile, offeso, isolato. Mentre la Storia avanza impietosa.

Il libro pubblicato dalle Edizioni Frassinelli.

(Dal “Corriere Nazionale”)


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Barbara Garlaschelli: “Non ti … — 2 Aprile 2010 @ 11:06

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