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LETTERATURA: da “Immaginare è la nostra libertà”

4 Agosto 2010

di  Fabio Strafforello
“Immaginare è la nostra libertà” è un libro di circa 125 pagine diviso come segue:  
                                    Sezioni

Forme poetiche espressive e frammento di  lettera.
Frasi introspettive e di concetto.
Articoli e commenti trasportati dalla via informatica al cartaceo.

Inizierò col proporvi la parte poetica: E’ da ciò che un uomo sa pensare…

Che pensa quel che è…
Quel che è nasce lontano nel pensiero…
Non c’è un modo da poter dare, dove vorremmo essere chi siamo, ma dove cambia quel che è…
Quel che cambia, è il solo motivo del nostro pensare…
Non trovo motivo, la dove non so pensare…
La dove non so pensare, ho il solo motivo di ciò che sono!

Forme poetiche espressive e frammento di lettera.

La poesia, nelle varie forme in cui si manifesta, consente la creazione di immagini ed emozioni, tramite le quali l’essere umano può far rivivere i propri sentimenti, come presenze di cui avverte il palpito, fortunatamente senza poterne dare una spiegazione razionale. Senza poesia il mondo sarebbe null’altro che un oggetto senza motivo, o il solo motivo di essere un oggetto. Anche quelle persone che vivono la loro vita, o meglio il passaggio in questa dimensione, senza avvertire lo scorrere del tempo, o la percezione del mondo interiore stesso come genesi della nostra presenza, coloro hanno bisogno più di altri di emozionarsi, di percepire il mistero che li circonda, così da potersi rifugiare lontano dallo squallore del loro vivere quotidiano…

La poesia è in ogni luogo, l’ho sentita nell’apostrofe del silenzio, mostrarmi come potrei vivere con quel che ho… non c’è un pensiero che la sappia raccogliere.

Introduzione

Non c’è esperienza maggiore di quella che ci coinvolge direttamente, o di quanto abbiamo vissuto in prima persona.

E’ dai tempi passati, poter trarre dall’uomo il motivo dei suoi pensieri e cercare quindi in un senso, la comprensione ai tempi futuri.

Come spiegare a noi stessi e quindi agli altri, che un essere umano, nei vari tratti della sua esistenza, dalla nascita al sopragiungere della morte, è come un frutto della sua natura, ove lottare per poter germogliare.

Come potrò darvi spiegazioni a sufficienza nel parlare del bene e del male, della rabbia e della gioia, del sole dopo la pioggia… così l’uomo trova l’equilibrio nella propria identità e capisce il termine ultimo del suo esistere.

Come dirvi, in un tempo così fugace, che il meglio di quanto un uomo può dare o fare, giunge dal meglio del proprio pensiero e dalle proprie azioni, quindi dall’impegno e dall’abnegazione di se stesso, volgendo lo sguardo al senso della continuità alla vita, e al sacrificio umano… nel volgere lo sguardo all’umiltà, vedrai crescere la tua pace.

Nell’urtare quello che non conoscevo ho capito chi sono, borioso nel tempo bello della mia vita… quello che ho seminato sarà il compagno della mia solitudine!

                                                                    Vorrei.  
                                                      E’ arido il mio
                                                     procedere
                                                      nel terreno dell’umano
                                                      concepire
                                                      quel che siamo,
                                                      così da poter
                                                      donare…
                                                     là fin dove
                                                      arriverà
                                                      il mio sapere.

Forse un giorno saprò dirvi quel che potevo essere, ma sorpassare se stessi diventa più facile in vista del traguardo!

Non posso dire   di mettermi al servizio dell’uomo, se non oltre le parole e i concetti che cerco di esprimere, nel senso profondo della comprensione umana. A volte avverto aridità nel mio concepire, nei casi in cui non riesco a superare me stesso e cado vittima della mia stessa superficialità. In sostanza, il passaggio obbligato della conoscenza di noi stessi apre le porte a poter donare il meglio di quello che siamo, nel tentativo di creare coscienza e donazione anche negli altri. Non pensate ad uomini migliori di altri, ma fate finta che ve ne siamo, se questo può essere un contributo per un miglioramento della razza umana, per una elevazione e per un maggior equilibrio, nel senso dei valori più profondi e di rispetto comune…

So di essere quel che sono, ma a volte faccio finta di me stesso!

Boeri   24 luglio 2010


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1 commento

  1. Commento by Fabio Strafforello — 8 Agosto 2010 @ 10:06

    Pubblico quì di seguito la recensione fattami dal Prof. Gian Gabriele Benedetti, e inviatami privatamente dallo stesso  in relazione  al brano sopra in oggetto, ringrazio   poi, oltre al Professore, anche Bartolomeo per avermi concesso tale opportunità.
    Fabio Strafforello.

    Ancora alchimia di un mondo interiore. Alchimia vasta quanto la vita, varia quanto i gesti dell’umano. L’evocazione intimistica , decisamente comunicativa, si muove tra emozioni, sensazioni, problematiche ed analisi profonde, privilegiando l’intento meditativo. L’insieme, avvalorato dalla forza creativa della poesia, illumina l’intero percorso umano. E ci spinge a riflettere non poco

                                                Gian Gabriele Benedetti

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
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