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LETTERATURA: Daniela Dawan “Non dite che col tempo si dimentica” (ed. Marsilio)

18 Settembre 2010

di Stefania Nardini

Non se lo aspettava Cesare Orvieto. Si sentiva italiano anche nel midollo. Non avrebbe mai e poi mai immaginato l’inimmaginabile. Che quella data, quel 1939, avrebbe segnato l’orrore. Era lontano dalla sua patria il dottor Orvieto, in quella Tunisia in cui Bourghiba rivendicava l’indipendenza, e la Francia faceva da padrona. Invece le leggi razziali arrivarono in quella terra di spezie e gelsomini come una mannaia.

Compiendo il sacrilegio più grande contro la dignità umana. E’ ambientato nella Tunisia di quegli anni il bel libro di Daniela Dawan “Non dite che col tempo si dimentica” (ed. Marsilio). Il romanzo narra le vicissitudini di un medico italiano ebreo, che si ritrova vittima di una discriminazione che va al di là dell’ingiustizia. Cesare Orvieto, questo il nome del protagonista vive e lavora in Tunisia, ha un ruolo importante all’interno della comunità italiana, ottimi rapporti con l’ambasciata francese, in particolare con Alfred d’Espinger. Una storia di amori e di passioni, di ideali e tormenti che è uno spaccato di un’epoca. Daniela Dawan riesce a mettere insieme i tasselli di un sentimento collettivo, di una vicenda che si evolve in quell’occultamento delle coscienze che si esprime nella negazione dell’essere. Il libro, sia pure affrontando il dramma delle leggi razziali, riesce a penetrare in un’Italia che non smette mai di stupire nonostante tutto si svolga in un paese di cultura profondamente diversa. E in questo contesto si muovono figure di donne caratteriali, in una narrazione che riporta all’oggi quando arriva il momento di ricostruire una vicenda umana di cui resta solo un ritratto in seppia. L’autrice, esordiente, ha dato un’ottima prova del suo talento, riuscendo a mettere insieme, come in un puzzle, brandelli di emozioni, immagini capaci di trasmettere atmosfere. Un libro in cui c’è la musica, la musica di due pianiste le cui storie si intrecciano in momenti diversi, in epoche che appaiono contrastanti. Sulle quali dominala legge del tempo. Il tempo capace di alleviare il dolore ma che non cancella la memoria, il ricordo. Cesare Orvieto, medico ebreo, fascista, che viveva in Tunisia nel 1939, non immaginava. Intorno a lui il mondo si stava mostrando con il peggiore degli scenari. Ma sopravviveva un sogno: quello della libertà.

(Dal “Corriere Nazionale”)


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Daniela Dawan “Non dite che … — 18 Settembre 2010 @ 08:49

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