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LETTERATURA: Elisabetta Bucciarelli: “Ti voglio credere”

2 Ottobre 2010

di Stefania Nardini

C’è un passato che riaffiora a tratti, un futuro che è appena punteggiato, un presente scandito dalle contraddizioni della vita: Maria Dolores Vergani, l’ispettore di polizia protagonista anche dell’ultimo noir di Elisabetta Bucciarelli “Ti voglio credere” ( Kowalski editore), sembra che porti sulle sue spalle tutto il peso di un universo femminile martoriato da una sensibilità che sconfina nel dolore. Perché l’ispettrice Vergani aveva già, quand’era psicologa, una vita segnata dal senso di colpa per aver perso un paziente, in terapia con lei, che si era suicidato. E una volta entrata in polizia, cominciando a lavorare gomito a gomito con colleghi la cui freddezza talvolta rasenta il cinismo, Maria Dolores si lascia trainare dal suo bagaglio culturale e umano che le consente di ridare dignità alle vittime, di comprendere il male del mondo, l’odio, il degrado, il marcio, la violenza, la rabbia. Male consente anche di capire chi sbaglia. E questo suo meccanismo caratteriale finisce con l’essere uno strumento prezioso per le sue indagini. Perché sforzandosi di comprendere la natura umana, riesce a ricostruire il cammino, le mosse, le pulsioni che hanno trasformato la fragilità in crimine.

Anche questa volta Elisabetta Bucciarelli inquadra la vicenda in una Milano anch’essa contraddittoria, una città che a tratti sembra volersi esibire per poi nascondersi nel silenzio delle facciate dei sui edifici.
Ne esce così un libro che, per la sua scrittura martellante si legge velocemente ma che, una volta terminato, si ha voglia di rileggerlo per coglierne il dolore, la malinconia di fondo, i guizzi di umana follia.
Questa volta l’ispettore di polizia Maria Dolores Vergani si muove pur sapendo di non doversi muovere se non vuole violare la legge.

Perché – ed Elisabetta Bucciarelli ce lo racconta già nelle prime pagine per renderci partecipi di un dramma che velerà la storia fino alla fine – l’ispettore Maria Dolores è agli arresti domiciliari.
E’ accusata di omicidio volontario per aver accoltellato, in un bosco della Val d’Aosta, una donna colpevole di abuso sui minori. Ma ha accoltellato volontariamente o è stata costretta ad usare il coltello per difendersi? Una cosa è certa: l’ispettrice si è misteriosamente avvalsa della facoltà di non rispondere, dilaniata tra dire la verità o mentire per salvare se stessa dalla galera e dalla sospensione della professione.
Rinchiusa in casa, assediata da immacolati mazzi di fiori, è alla ricerca di una verità che la riguarda direttamente ma i cui confini sono incerti. Intanto in Questura a Milano arriva la notizia del suicidio di una giovane dal ponte di viale Forlanini.

Il poliziotto Achille Maria Funi, che ammira la grande perizia professionale della Vergani, decide di informarla e di affidarsi al suo intuito.
Sul caso, che è già un rompicapo, si staglia un nuovo mistero: nel quartiere di San Siro vengono ritrovate tre croci maestose piantate nel terreno della villetta di una famiglia perbene.
A breve compaiono altre croci analoghe: in tutto dodici, due in meno della Via Crucis. E così la storia si snoda tra i riti delle sette e i drammi dell’anoressia, tra verità e menzogne fino ad approdare ad una verità che però non è dimostrabile.

(Dal “Corriere Nazionale”)


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2 Comments

  1. Commento by liz — 2 Ottobre 2010 @ 11:19

    Grazie dell’ospitalità.

    Buona giornata

    Elisabetta :lol:

  2. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Elisabetta Bucciarelli: “Ti … — 2 Ottobre 2010 @ 13:54

    […] Approfondimento fonte:   Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Elisabetta Bucciarelli: “Ti … […]

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