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LETTERATURA: Giovanni Agnoloni: “Nuova letteratura fantasy” (ed. Sottovoce)

6 Marzo 2011

di Giuseppe Panella

Se sul fantastico esistono dei testi entrati ormai nella tradizione degli studi di settore, primo fra tutti “La Letteratura fantastica di Tzvetan Todorov”, non si può dire altrettanto degli studi sul fantasy. Riguardo ad esso, infatti, il problema da affrontare, in primo luogo, riguarda il posto nel quale collocare e la dimensione effettiva raggiunta dal capolavoro di J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, con le avventure che conducono alla distruzione dell’Anello, la battaglia tra il Bene e il Male e l’aspirazione a una Terra pacificata.

“Nuova letteratura fantasy” di Giovanni Agnoloni (ed. Sottovoce) colma un vuoto e pone le basi per una possibile ripartenza negli studi in questo campo, provando a rispondere ad alcune domande sulla natura dei generi legati al fantastico che, finora, erano rimaste scarsamente sviluppate sotto il profilo della teoria della letteratura e attendevano ancora risposta.

Il “Signore degli Anelli” rappresenta un discrimine nella letteratura europea del dopoguerra? E’ la domanda che Agnoloni si pone fin dall’inizio del suo saggio, cercando di trovare una risposta al quesito interrogando una serie di autori che, a suo avviso, possono confortare questo suo convincimento. A testimoniare a favore di Tolkien vengono evocati Hermann Hesse, José Saramago, Paulo Coelho, Banana Yoshimoto, Joseph O’Connor, Manuel Vázquez Montalbán, Gabriel Garcí­a Márquez, Cees Nooteboom, Jostein Gaarder – tutti scrittori molto diversi tra loro dal punto di vista della poetica e collocabili in prospettive geografiche e temporali profondamente differenti. Autori che però hanno, secondo Agnoloni, un aspetto in comune: la pura dimensione della descrizione realistica non basta a definirne l’angolo visuale, il punto di vista mediante il quale mettere in evidenza e far emergere il loro modo di vedere e considerare il mondo e la vita. Il punto di partenza, in realtà, resta sempre la poetica della creazione secondaria che caratterizza la produzione fantasy di Tolkien, teorizzata nel suo saggio “Sulle fiabe” – risalente a una conferenza del 1939 e pubblicato in Albero e foglia nel 1964 – in cui lo scrittore di Oxford evidenzia con il pathos e la forza espressiva consueti il suo modo di considerare la scrittura, la funzione della narrativa e il suo stesso modo di porsi di fronte alle necessità del suo lavoro letterario.

A questa analisi va affiancata la tipologia che si può ritrovare nella riflessione di Tolkien e che vede in tre aspetti distinti e ben connessi tra loro la configurazione umana (antropologica ed esistenziale) del fantasy: all’Evasione (Escape) da una realtà considerata ormai asfittica e incapace di dare soddisfazione a chi ci vive, segue il necessario Ristoro (Recovery), che consente di tornare a vedere il mondo stesso con occhi nuovi, più ingenui e meno oppressi dal peso del presente, cui consegue una Consolazione (Consolation) che permette di provare una gioia profonda nel rapporto con le cose, la Natura e la vita: “una gioia”, dice Tolkien in Albero e foglia, “al di là delle mura del mondo, acuta come un dolore”.   Un saggio, questo di Giovanni Agnoloni, che merita di essere letto come un prezioso strumento di lettura della realtà. Al di là del genere Fantasy.

(dal “Corriere Nazionale”)


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