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LETTERATURA: Giulio Mozzi: “Sono l’ultimo a scendere”, Mondadori, 2009

24 Novembre 2009

di Marino Magliani  

Un consulente editoriale, di nome Giulio Mozzi, incontra quotidianamente un gran numero di persone: madri, padri, figli, studenti, architetti, bigliettai, passanti.

La catena che tiene legato questo libro di incontri (“Sono l’ultimo a scendere” edizione Mondadori ) sembra essere la comunicazione.

Mi verrebbe da dire la mancanza di comunicazione, ma sbaglierei, perché Giulio Mozzi non si arrende mai, diventando così una specie di epico Don Chisciotte della parola in continua lotta con il mondo intero, nel tentativo di farsi capire. Molti di questi incontri, che mi piace chiamare semplicemente fatti, sono già presenti in rete in un diario pubblico che Giulio Mozzi ha portato avanti negli anni.

A chi, come me, seguiva il diario in rete, ri-leggere quei fatti trasformati in libro, fa uno strano effetto.

Il piacere e il divertimento sono gli stessi, ma é un po’ come se questo Giulio Mozzi fosse diventato un altro dal Giulio Mozzi che teneva il diario in rete. Giulio Mozzi questa cosa l’ha prevista e prova a spiegarcela e ad argomentarcela nell’introduzione. Ma durante la lettura, la specie di mappa che ci é stata suggerita finiremo per scordarcela. E invece è importante, perché scindere un Giulio Mozzi dall’altro serve a porci delle domande. Una ad esempio. Perché a un certo punto, (da quando più o meno ha iniziato il suo diario in rete) lo scrittore Giulio Mozzi, autore di un buon numero di buoni libri pubblicati per grandi editori, e considerato un maestro del racconto, è quasi sparito dalle vetrine delle librerie?

Pensare che non avesse più nulla da dire è impossibile dal momento che in rete continuavano ad apparire i suoi testi, e pertanto, la voce che girava che a Mozzi fosse capitato come a Robert Walser e cioé che a un certo punto si fosse semplicemente esaurito qualcosa, tale ipotesi non regge. La leggenda, di nuovo legata a Walser, che Mozzi scrivesse come lo svizzero in microgrammi che misurassero in qualche modo le sue storie minime, i pezzetti di vetri da raccogliere, i segni lasciati dai rampicanti sui muri, e i microgrammi si fossero ridotti fino a sparire, non reggeva neanche. E questo perché da quando ha imparato a far ridere i lettori, sembra che a Mozzi le cose minime interessino meno.

Mozzi ha scoperto dunque, (ma l’aveva sempre saputo), che accanto alla vena triste, scorre quella dello stupire e del divertire. Come fossero due binari, e si camminasse un po’ su uno e un po’ sull’altro, su uno, per lunghi tratti, e mettendo il piede sull’altro per non perdere l’equilibrio. Due binari anche per il resto, la rete e la carta: e Mozzi è passato alla carta, e cioè ha pensato a questo libro, composto da un folto numero di fatti già raccontati, quando finalmente ha capito che le cose raccontate in rete, del fatto non possedevano più nulla.

Come se col tempo fosse avvenuta una specie di spogliazione. Penso a Silvio D’Arzo, come a una situazione capovolta nell’operazione ma non nelle intenzioni: dove D’Arzo fa chiaramente di tutto per spogliare le sue pagine dai fatti. Ecco, Mozzi giunge a questo punto imboccando la strada opposta, e cioè costruendo attraverso un libro di fatti un libro di fotografie. Una cosa molto bella, credo, sarebbe di farne una graphic novel.

“Sono l’ultimo a scendere” (sono l’ultimo a perdere la pazienza, verrebbe da intendere) diventa un libro geografico italiano, pieno di strade e stazioni, piazze, bar, vagoni del treno, di non-luoghi diremmo, che Giulio Mozzi, per rubare un termine a un autore che mi piace molto, riesce a rendere dei Super-luoghi.
 

(dal “Corriere Nazionale)


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1 commento

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 24 Novembre 2009 @ 20:39

    E’ una recensione, che oltre a mettere ben in evidenza le qualità narrative dell’autore preso in esame, ne analizza anche aspetti di vita. Ne consegue un quadro esauriente, corposo, che ci offre uno scrittore particolare, capace di saper usare, anche e soprattutto,  l’ironia, che è il sale della vita. Ed è la vita stessa che affascina questo narratore-viaggiatore, che “è l’ultimo a scendere”, perché ha ancora curiosità di “vedere” ed “assaporare”.

    Gian Gabriele

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