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LETTERATURA: Guido Harari e Franz Di Cioccio: “Fabrizio De André & PFM evaporati in una nuovola rock” – (Ed. Chiarelettere, 2008)

20 Dicembre 2008

di Stefania Nardini
[E’ appena uscito il suo ultimo romanzo “Gli scheletri di via Duomo”, Pironti editore]

“Vanno / vengono / ogni tanto si fermano / e quando si fermano / sono nere come il corvo / sembra che ti guardano con malocchio…”. Le nuvole. Quelle che per Aristofane sono simbolo di un contrasto tra vecchio e nuovo. “Aristofane ce l’aveva con i sofisti che indicavano alle nuove generazioni un nuovo tipo di atteggiamento mentale e comportamentale sicuramente innovativo e provocatorio nei confronti del governo conservatore dell’Atene di quei tempi.
Ma a parte questo, e a parte il fatto che comunque Aristofane fu un grande artista e quindi inconsapevolmente un grande innovatore egli stesso, le mie Nuvole sono invece da intendersi come quei personaggi ingombranti e incombenti nella nostra vita sociale, politica ed economica; sono tutti coloro che hanno terrore del nuovo perché il nuovo potrebbe sovvertire le loro posizioni di potere.” Era il 1990, e così Fabrizio De André racconta il testo del suo album “Nuvole”, appunto. Dieci anni fa Fabrizio se ne è andato. E l’Italia, anche quella che lo aveva additato come uomo troppo fuori dagli schemi, capì che quella perdita era una cosa seria. Un pezzo della nostra carne su cui erano tatuati pezzi di parole. Versi, musica, ribellione, culto della libertà, ricerca instancabile nell’essenza dell’essere umano. Questo è stato ed è Fabrizio De André. Vissuto nel carrugio di via del Campo, là dove c’era la puttana. O davanti alle lapidi di Spoon River dove si fermò per un’avventura musicale indimenticabile.
Oppure con “La buona novella” in cui è l’uomo privo di qualunque pregiudizio  nel narrare la vita di quel Cristo che pagò caro il prezzo della libertà per il mondo intero. Potremmo andare avanti all’infinito per raccontare un uomo, un musicista, un poeta, che ha scritto l’unico vero manifesto della nostra identità, senza mai la benché minima paura di spaziare attingendo dalla letteratura di altre terre, più vicine e più lontane. Semplicemente terre di uomini e donne. La voce di Fabrizio va al di là della commemorazione.
E’ uno di quei rari casi in cui il messaggio poetico resiste nonostante lo scorrere del tempo. Le sue canzoni, strimpellate alla chitarra quando tra giovani ci si divertiva cantando “La guerra di Piero”, sono le stesse che cantano i ragazzi che non hanno avuto la fortuna di andare a un suo concerto.
Un libro veramente unico è “Fabrizio De André & PFM evaporati in una nuvola rock”, il diario ufficiale della mitica tournée firmato da Guido Harari e Franz Di Cioccio (Ed. Chiarelettere). Un testo che parla anche con immagini che offrono un vero e proprio ritratto inedito di Fabrizio.
“Le foto di questo libro – racconta Guido Harari – restituiscono un viaggio autentico mai rappresentato prima in Italia. Oggi sarebbe impossibile fotografare degli artisti così disarmati e così vivi, ma qui siamo nel 1978. In queste fotografie nessuno è in posa, pur sapendo di essere fotografato. Nessuno se n’è preoccupato. La vita di tournée è così irreale da rendere azzardato un botto di foto-verità, ma questo all’epoca mi premeva cogliere: la ruvidità più segreta di una tribù viaggiante, il lato ludico di Fabrizio, solo in parte affiorante nelle sue canzoni, e la forza prorompente di PFM, anche se siamo lontani anni luce dal folklore visionario della Rolling Thunder Revue di Bob Dylan o dal sesso, droga & rock’n’roll di Mad Dogs & Englishmen di Joe Cocker. Ma non ci interessa quell’esibizionismo da rockstar angloamericane: vogliamo catturare solo la magia di un incontro che si sprigiona nel pallore lunare dei camerini, nell’apnea di suoni millesimati in prove su prove e nell’adrenalina a mille di concerti memorabili. Per cinque anni Franz ed io abbiamo covato il sogno di questo libro, per ritrovare e condividere le emozioni di un’esperienza irripetibile che ci è rimasta dentro, ancor più da quando Fabrizio ha scelto di “evaporarsi”. Siamo felici che oggi sia realtà, completato dalle testimonianze di tutti i protagonisti di quell’avventura e di alcuni amici che hanno accettato di ricordarla con noi. In particolare, valeva la pena affiancare alle mie immagini quelle magnifiche, e fino a oggi assolutamente inedite” “Vanno / vengono / per una vera mille sono finte/ e si mettono li tra noi e il cielo…”. E oltre le nuvole, come disse Fernanda Pivano, Fabrizio è in quegli enormi spazi profumati dell’eternità.


Letto 1982 volte.


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Bart