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LETTERATURA: I MAESTRI: L’armata di Babel’

25 Marzo 2009

di Eridano Bazzarelli
[dal “Corriere della Sera”, gioved√¨ 8 maggio 1969] ¬†

Un’armata a cavallo, cosacca, rivoluzionaria, nella campagna di Polo ¬≠nia: narrata, per lo pi√Ļ non nella gloria di guerre ¬≠sche imprese ma in genere in private e a volte alluci ¬≠nanti vicende; narrata sen ¬≠za passione di stile, ma con staccata oggettivit√†. E uno scrittore russo-ebreo, con turbamenti profondi mai superati: Isacco Babel’. I suoi racconti escono ora in una nuova edizione arric ¬≠chita di inediti (Isaak Babel’ L’Armata a Cavallo e altri racconti, prima edi ¬≠zione completa a cura di Gianlorenzo Pacini, Einau ¬≠di, pp. 429, L. 4.000).
La rinnovata lettura dei gi√† noti, la conoscenza dei nuovi racconti non mutano sensibilmente l’idea che di Babel’ m’ero fatta, n√© ri ¬≠solvono certi dubbi sul va ¬≠lore e significato della sua arte. L’impianto compositi ¬≠vo, lo stile laconico, l’os ¬≠sessione di immagini e par ¬≠ticolari naturalistici sono conservati nelle puntuali, chiare traduzioni. E’ per ¬≠duto l’impasto linguistico, ricco di espressioni gerga ¬≠li. I particolari naturalistici collocano lo scrittore accanto ai cosiddetti ¬ę fisio ¬≠logi ¬Ľ dell’inizio degli anni ’20 (come Lidia Sejfullina e Boris Pilnjak); l’oggetti ¬≠vit√† dello stile (in cui c’√® forse anche un rapporto con Bunin) √® a volte condotta cos√¨ oltre da divenire di ¬≠fetto: √® un tentativo illu ¬≠sorio di superare, sul pia ¬≠no della liberazione artisti ¬≠ca, lacerazioni e angosce che inceppano il disteso canto epico.
Quando, nel 1924, L‘Ar ¬≠mata a Cavallo (la Konar ¬≠mija) fu pubblicata, il fu ¬≠turo maresciallo Budjonnyj, che era il comandante del ¬≠l’armata, s’indign√≤: avreb ¬≠be certo voluto una vera esaltazione epica, bylinica, dei suoi cosacchi, e uno spiegato pathos rivoluziona ¬≠rio. Gor’kij difese l’umanit√† e la verit√† dell’opera e cos√¨ il critico A. Voronskij che, in un bel saggio del 1924, vide, in quei racconti, l’ele ¬≠mento epico e l’elemento li ¬≠rico, quali dominanti del mondo poetico di Babel’. Renato Poggioli ripete que ¬≠sto dualismo tematico in un saggio del 1930, ripreso nel saggio introduttivo al ¬≠l’edizione del 1958 (e ripub ¬≠blicato nella recente). Pog ¬≠gioli modifica il ¬ę lirico ¬Ľ in ¬ę patetico ¬Ľ. E osserva, giu ¬≠stamente, che il respiro eroico di Babel’ √® corto. Penso che molto raramen ¬≠te si possa parlare di epicit√†, che presuppone esal ¬≠tazione gioiosa della forza (non rappresentazione os ¬≠sessiva della violenza fram ¬≠mentaria e insensata), fe ¬≠de profonda nella causa, se ¬≠rena, solenne visione della morte; e, dentro, spazi sto ¬≠rici e profetici.
L’oggettivit√† di Babel’ non √® serenit√†. Non c’√® in lui un reale spazio storico, che non sia quello ¬ę suo ¬Ľ, ebraico, dal quale non pu√≤ liberarsi, n√© spazio profe ¬≠tico. Il mondo dell’armata non √® il suo mondo. Un’an ¬≠tica ferita gl’impedisce di diventare, come vorrebbe e tenta, da ebreo umiliato dei ghetti ucraini, cosacco e ri ¬≠voluzionario. C’√®, cos√¨, un continuo, ossessivo rifugiar ¬≠si in sinagoghe o in loro ¬ę sostituti ¬Ľ; un perenne ri ¬≠torno delle memorie dolo ¬≠rose e fantastiche dell’in ¬≠fanzia: lo spazio della me ¬≠moria √® un velo per la cru ¬≠delt√† della violenza. E pi√Ļ che dalla violenza, apparen ¬≠za di epos., Babel’ √® tor ¬≠mentato dal nonsenso della violenza. Babel’ accetta ideo ¬≠logicamente, praticamente, la rivoluzione e la guerra civile, ma le respinge esi ¬≠stenzialmente: √® questa spaccatura che gl’impedisce l’epos; n√© √® in grado di sentire completamente il primitivismo dei suoi eroi: l’ombra di Taras Bul’ba √® troppo, tropo lontana. E so ¬≠no lontani anche Tolstoj e Dostoevskij, non ostante al ¬≠cuni richiami esteriori. Fra le immagini ¬ę fisiologiche ¬Ľ, sono ossessive quelle lega ¬≠te con il sangue che schiz ¬≠za, con i cadaveri che giac ¬≠ciono con le gambe divari ¬≠cate, con lo sgozzare, il tru ¬≠cidare, la ¬ę macelleria uma ¬≠na ¬Ľ. Risalgono, forse, a una esperienza infantile dello scrittore, narrata nella Sto ¬≠ria della mia colombaia e in Primo Amore: al colom ¬≠bo che, durante un po ¬≠grom, un russo antisemita schiacci√≤ sulla faccia di lui bambino (¬ę i teneri visceri dell’uccello schiacciato, sco ¬≠landomi gi√Ļ dalla tem ¬≠pia… ¬Ľ).
Il tema di Babel’ √® l’impossibilit√† fisica di accettare la violenza, l’orrore esistenziale per essa. E il ten ¬≠tativo persino morboso di riconoscerla, accompagnato dalla continua ricerca del rifugio. Perci√≤ domina in Babel’ un’intonazione patetico-autobiografica (anche nella Konarmija) da cui nascono, alternativamente, la descrizione, spesso ¬ę buro ¬≠cratica ¬Ľ, della violenza e la ¬ę pausa ¬Ľ. La Konarmija non √® vista, in genere, in quanto formazione combat ¬≠tente, cavalli al vento con ¬≠tro il nemico; piuttosto, at ¬≠traverso azioni private, rap ¬≠presaglie, vendette e isteri ¬≠smi. Si vuol dire che Babel’ si avvicina all’epos solo ra ¬≠ramente, dunque (epico √®, invece, il ¬ę re ¬Ľ Benja Krik dei Racconti di Odessa. Pec ¬≠cato che Babel’ non rac ¬≠conti di lui le successive im ¬≠prese, la difesa degli ebrei di Odessa durante il po ¬≠grom del 1905 e la morte, in battaglia contro i Bian ¬≠chi, nel 1917).
 

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La violenza culmina nel parricidio, tema del rac ¬≠conto La lettera che Vorovskij e Poggioli citano come esempio di ¬ę epicit√† ¬Ľ: l’au ¬≠tore finge di riportare la lettera che il giovane co ¬≠sacco Vasilij Kurdjukov manda a sua madre, in cui descrive (dopo aver parla ¬≠to del porcellino da uccidere e del cavallo St√ępa) la mor ¬≠te del fratello Fedja, giusti ¬≠ziato dal padre (controrivo ¬≠luzionario dell’armata di Denikin) e poi la morte del padre, caduto nelle mani dell’altro fratello Semjon. Voronskij sottolinea l’epicit√† ¬ę biblica ¬Ľ dell’ultimo colloquio fra Semjon e il padre; Poggioli parla di ¬ę sapore omerico ¬Ľ. Non sen ¬≠to tutto ci√≤; rasenta l’as ¬≠surdo l’¬ę oggettivit√† ¬Ľ di Babel’-Kurdjukov che, ma ¬≠nifestando una qualche matriarcale forma di rispet ¬≠to per la madre, nulla pro ¬≠va per il padre, se non di ¬≠sprezzo (un cane era). Die ¬≠tro l’apparenza, c’√® l’ango ¬≠scia umana del narratore. N√© sono epici Kudrja che sgozza l’ebreo o Trunov che trucida il giovane prigioniero polacco.
L’arte di Babel’ sta pro ¬≠prio in questo complesso e ambiguo rapporto fra i ge ¬≠sti allucinati e meccanici della violenza, le scelte an ¬≠cora confuse ed elementari degli eroi, la paura-attra ¬≠zione del narratore-testi ¬≠mone (e in parte protago ¬≠nista). Ho parlato di rifu ¬≠gi: a volte Babel’ raggiun ¬≠ge un’arcana solennit√†, in questa dimensione. Come nel Cimitero di Kozin, evo ¬≠cazione archeologica, sim ¬≠bolo di un perduto mondo ebraico per il quale Babel’ sente un’impossibile nostal ¬≠gia, dell’ineluttabilit√† della morte; della inutilit√† della violenza e della disperazio ¬≠ne dell’uomo che vorrebbe sfuggire alla morte (¬ę O morte, o concupiscente avi ¬≠da lupa ¬Ľ [nell’originale: ¬ę avido ladro ¬Ľ]). E il cimi ¬≠tero √® al centro di strade che vengono dall’antica, re ¬≠mota Assiria e si fermano nella sconvolta Volonia: il destino di migliaia di ebrei.
Epici o no, molti dei per ¬≠sonaggi di Babel’ (oggetto o strumenti del destino) li sentiamo ancora come crea ¬≠ture vive, nella loro umani ¬≠t√†, dolorosa o primitiva, nei loro gesti di rassegnazione o di furore isterico; o di disperazione. Cos√¨ Afon’ka Bida, Sasa il Cristo, Priscepa, Froim Grac, Benja, Pavlicenko, Gapa Guzva, Kolyvuska. Korostelev. I nomi nuovi, dei racconti inediti, sono una conferma dell’u ¬≠manit√† dei gi√† noti. Massi ¬≠mo Gor’kij, oltre le discus ¬≠sioni sul ¬ę carattere ¬Ľ let ¬≠terario, aveva capito questa umanit√†, e per questo ave ¬≠va difeso pi√Ļ volte Babel’, che non molti anni dopo sarebbe morto in un campo per prigionieri politici al tempo pi√Ļ oscuro delle re ¬≠pressioni staliniane.


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Bart