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LETTERATURA: I MAESTRI: Prezzolini – Campana #6/29

8 Agosto 2008

[da: Il tempo della Voce”, Longanesi & C. – Vallecchi, 1960]

Marradi, 6 gennaio 1914

Egregio signor Prezzolini,

mi rivolgo a Lei, egregio signore. Io sono un povero diavolo che scrive come sente: Lei forse vorrà ascoltare. Io sono quel tipo che le fui presentato dal signor Sof ­fici all’esposizione futurista come uno spostato, un tale che a tratti scrive delle cose buone. Scrivo novelle poetiche e poesie; nessuno mi vuole stampare e io ho bisogno di essere stampato: per provarmi che esisto, per scrivere ancora ho bisogno di essere stampato. Aggiungo che io merito di essere stampato perché io sento che quel poco di poesia che so fare ha una pu ­rità di accento che è oggi poco comune da noi. Non sono ambizioso ma penso che dopo essere stato sbat ­tuto per il mondo, dopo essermi fatto lacerare dalla vita, la mia parola che nonostante sale ha il diritto di essere ascoltata. Benché io la conosca appena sono certo che Lei ha un’anima delicata, che sente la giu ­stizia del mio appello come sentirà la verità della mia poesia. Sono certo che Lei non appartiene alla schiera ironica dei bluffisti. Scelgo per inviarle la più vecchia la più ingenua delle mie poesie, vecchia di imma ­gini, ancora involuta di forme: ma Lei vi sentirà l’anima che si libera.
Aspetto pieno di fiducia.

Con ossequio la riverisco

Dino Campana

 
(La poesia inviata è “La chimera”. bdm)
 

Marradi, 4 ottobre 1915

Egregio signor Prezzolini,

mi permetto di scriverle per un consiglio e un pic ­colo aiuto. Vorrei un passaporto per la Svizzera e trovo delle difficoltà. Spero che non troverà strano questo mio desiderio (ripensando trovo che non ho mai chie ­sto al mio paese altro che un passaporto). Suo

Dino Campana

 

Facoltativo.

Egregio Prezzolini,

in caso che lei in avvenire mi credesse abile a fare qualche cosa di leggibile per i suoi giornali lo farei volentieri. Le esprimo il mio desiderio che cessi la commedia di un’arte nuova che noi non possiamo avere e per cui si rendono odiosi quelli che la vogliono far sorgere per forza di pottate davanti alla gente. Ri ­pensando al cumulo di imbecillità che può scrivere un solo individuo dentro un mese, nella solitudine della campagna c’è da impazzire. La prendano come vogliono questa è la verità e la dico: credo che sia ora di farla finita. Il camaleontismo si è da un pezzo cambiato in giolittismo. Ho verificato che per fare qualche cosa di leggibile bisogna essere bastonati a sangue. Io farei volentieri altrettanto con quasi tutti gli scrittori della Voce (honny soit qui mal y pense). Invece di ponzare l’assurdo credo che la più ovvia onestà li dovrebbe convincere a cercare se c’è qual ­cuno che ha fatto qualche cosa da sé e aiutarlo nei limiti del possibile. Invece hanno fatto il contrario: per accrescere i meriti di questi individui che trattano con le molle, dicono loro che lo hanno fatto. Così hanno fatto anche con me, ma non parlo per me: per vizio d’orgoglio voglio andare al diavolo con le mie gambe. Spero che questo non la farà ridere: anzi mentre scrivo presento che lei mi ha già dato ragione. Dunque, egregio Prezzolini, degli uomini ce ne sono ancora. Li cerchi, li troverà, e se ne metta a capo. Passando alla guerra trovo che il governo francese ha soppresso la quadricentenaria monarchica Gazette de France, ciò che significa che il vecchio spirito aristocratico francese minaccia di riprendere il sopravven ­to e di mettersi di nuovo a capo della cultura europea come fu sempre, anche per testimonianza dei tedeschi (Nietzsche). Se questo fatto avvenisse, se questa col ­tura che adoriamo tornasse io le confesso che darei sul momento senza esitare la vita. Viva dunque la grande Francia. Questo presentimento appare in tutti i grandi tedeschi. Ricordi le ultime parole di Beetoven (sic): Nel sud della Francia, laggiù, laggiù. Era l’ideale della musica, dell’arte mediterranea che Nietzsche pre ­sentì e credè di trovare in Bizet. E questo presenti ­mento si verificherà certamente perché Nietzsche e Beetoven (sic), erano dei genii. Viva dunque la Fran ­cia. E chi, modestia a parte, comprende queste cose da noi? cioè le integra e le risente non le violenta, colla animalità del parvenu? Ci dondoliamo sulle an ­che come l’Italia nelle poesie di D’Annunzio che, poveraccio, dell’Europa moderna non capisce proprio nul ­la. Che pietà vedere la grande cultura in certe mani mezzane. Ma se solamente si traducessero gli articoli umoristici che in Francia si sono scritti su D’Annun ­zio si avrebbe una lezione di buon gusto utilissima per noi che siamo fino alla gola nell’enfasi meridio ­nale. Ed anche e più che altrove in Toscana che della semplicità e del buon gusto è stata sempre maestra in Italia e altrove.
E chi gli scrive questo è un povero disgraziato ma ei è un galantuomo e lo crederà lo stesso. Con fede usque ad mortem.

Campana

 

 


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1 commento

  1. Pingback by Fontan Blog » LETTERATURA: I MAESTRI: Prezzolini – Campana #6/29 - Il blog degli studenti. — 8 Agosto 2008 @ 08:04

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart