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LETTERATURA: I MAESTRI: Prezzolini – Provenzal #22/29

16 Dicembre 2009

[da: Il tempo della Voce”, Longanesi & C. – Vallecchi, 1960]  

R.     SCUOLA     NORMALE     MASCHILE
di Catanzaro – Direzione

Calamaro, 7 dicembre 1914

Mio caro Prezzolini,

non addio ma arrivederci: e spero in tempo non lontano.
Le dico queste parole per risposta al congedo che Lei da sulla Voce ai lettori. Di questi ultimi io sono stato tra i più fedeli.

Non so quel che abbian fatto con Lei gli altri let ­tori, collaboratori, amici del gruppo vociano: di me so che non Le ho dato mai (o mi sembra) una parola di lode. È mio carattere: per la paura di parere adu ­latore, piuttosto mi taccio.

Ora mi sia lecito dire che la Voce è stata (che sarà senza Prezzolini non so) una bella, buona, nobile cosa. Ella ha dato molti buoni insegnamenti: tra l’altro ha impartito una lezione di coraggio.
Già: più di una volta ha insegnato il coraggio. Dire che ci vuoi più bravura a rifiutare il duello che a battersi è un discorso semplice in veste di paradosso: discorso semplice che lo capisce un ragazzo di quarta elementare: ma Lei l’ha saputo sostenere col fatto.

Un’altra delle mille prove di coraggio (forse la più bella) è la seguente: Giunto a un dato momento della sua lotta aperta, franca, sincera contro vecchiumi e pregiudizi d’ogni genere, Ella s’è accorto (come suc ­cede a tutti, verso i trent’anni) che la Società aveva molte istituzioni sacre: che non tutto l’antico era vecchio: che molte istituzioni, pur qua e là difettose, erano tali che noi non avremmo saputo farle migliori, sicché era giustizia rispettarle. Allora non ha dubitato, non ha trepidato, non ha temuto le frecciate degl’imbecilli i quali son sempre pronti a parlar di involu ­zione cerebrale, di reazione, di conservatorismo, e ha detto, come pensava, ciò che pensava. Ed ha incorag ­giato qualcuno, più timido forse, a seguirla. Si poteva seguirla idealmente anche andando, di fatto, in un’al ­tra via, beninteso. Per esempio, mentre Lei, in origine anti-socialista, si accosta oggi ai socialisti, può darsi che qualcuno (io per esempio) non abbia più dubbi a rinnegar del tutto il socialismo che fu la sua prima fede.

Bravo Prezzolini! Le parla in queste poche righe un amico, un uomo che le vuoi bene: che da anni ha seguito giorno per giorno il Suo pensiero e anche se non ha scritto quasi mai sul giornale e per pigrizia e perché il lavoro scolastico l’ha soffocato, è stato sem ­pre idealmente con Lei.

Forse Le farà piacere sapere quali tra i suoi articoli mi siano rimasti più vivi nella mente e nel cuore? Sono moltissimi: ma parlerò di uno solo. Quello sulla « Giustizia » nelle « Parole di un uomo moderno » è ta ­le per me che spesso ne ripeto le parole a me e ad altri. È profondamente vero e giusto : tutto si paga, tutto si espia, tutto si compera qui anche senza bisogno di una giustizia oltremondana. Se un giorno ci vedremo, Le dirò a voce della prova che ho continuamente di quella gran verità. Ho detto « senza bisogno ». Ciò non toglie però che resti il bisogno sentimentale il quale per me è vivissimo. E Le dirò, con quella stessa sincerità che è la Sua più bella dote, che io non credo all’immortalità dell’anima perché ognuno dei procedi ­menti logici che ho tentato per arrivarvi mi ha ricon ­dotto al punto di partenza: non ci credo, dunque, ma son disperato di non crederci. Ricorda ciò che dice Dante nel Paradiso a proposito della resurrezione dei corpi? Appena un’anima accenna a tale resurrezione, tutte   le     anime   del     cielo   prorompono     in     un  Amen non tanto per se stesse, pensa Dante, quanto
 

per le mamme
per li padri e per gli altri che fur cari
prima che fosser sempiterne fiamme!

Io non posso pensar alla resurrezione dei corpi, ma invocherei l’immortalità delle anime perché c’è la mia Mamma, di là. Basta: e perdoni lo sfogo. Questo Le ho voluto dire soltanto per spiegarle come mai non son d’accordo circa quel voler farsi una fede della man ­canza stessa di una fede: è un tentativo ingegnoso, ma non soddisfa, purtroppo.

Non voglio aggiunger altro, che Le mancherebbe, forse, il tempo, la voglia e la pazienza di leggermi.

Caro Prezzolini, sentivo il bisogno di dirle quanto bene mi ha fatto, durante sette anni, la Sua compagnia: e non so se sono riuscito a dirlo, nella gran fretta in cui ho scritto.

Qui ci son due vociani: i professori Luigi Talamo e Giuseppe Isnardi: e mi ha fatto piacere sentirli par ­lare di Lei con simpatia.

La saluto con affetto: La prego di riverirmi la si ­gnora gentilissima ch’io conosco appena, ma che mi apparve (anche per quanto ne sentii dire) in tutto degna di Lei. E mi abbia coi più vivi, cordiali auguri di ogni bene,

Suo
Dino Provenzal

Ma ora, alla immortalità dell’anima, il P. è riuscito a credere. Tanto per la storia.


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: I MAESTRI: Prezzolini … — 16 Dicembre 2009 @ 22:18

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