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LETTERATURA: I MAESTRI: Prezzolini – Vallecchi #28/29

22 Giugno 2010

[da: Il tempo della Voce”, Longanesi & C. – Vallecchi, 1960]

Tipografia di Attilio Vallecchi,
via Ricasoli 8, Firenze presso Piazza del Duomo
Firenze, 13 giugno 1916

Avrei desiderato, caro Prezzolini, di avere ricevute da costà sue notizie; e lo raggiungo con la presente nella ferma fiducia e nella cara speranza che tali buone notizie non tarderanno; e buone saranno così in linea generale che per quanto, personalmente, può riguardarlo.

Richiamo oggi il suo interessamento su un caso pie ­toso: quello che concerne la sventurata signora Diana Borsi, la quale, con la fine gloriosa di Giosuè, ha ve ­duto svanire le sue più care speranze, ed oggi è ridotta a vivere di soli ricordi. E la parola va intesa anche in un senso non figurativo ma materiale, in quanto le condizioni economiche della derelitta signora sono fra le più precarie. Di Giosuè scrisse, mi sembra degna ­mente, il professor Romagnoli; ed io accompagnando copia di quella commemorazione, sono più che certo che, anche da lontano, troverà modo d’interporre una parola autorevole, suggerire un mezzo efficace perché a quello scritto sia data la più larga possibile diffusione.

Ho avuto occasione di leggere, appunto favoritemi dalla signora Borsi, le lettere che il suo povero figlio Le inviava dal fronte. Ce ne sono due che riguardano personalmente Lei, caro Prezzolini; e in una di esse de ­plora con affetto, pari alla stima grande che per Lei sente, di non averla prima convenientemente conosciu ­to ed apprezzato; nell’altra tutta vibrante di alta com ­mozione, ricorda il giorno in cui Ella ricevè al fronte il telegramma che le annunziava la nascita del suo Giuliano. Quelle due lettere rivelano un’altra piega dell’animo nobilissimo di chi le scrisse; entrambe si chiariscono e si completano ed io non ho potuto leg ­gerle senza commozione, senza maggiormente apprezzare ed ammirare chi le scrisse e quegli a cui furono dirette.

Ed ora, terminando, mi permetta dolermi che Ella non si sia valso di me come mi auguravo potesse fare, e come ero pronto ad adoperarmi per Lei. Le dirò che alla adunanza che si terrà domenica alla Voce io non mancherò certamente, non solo per l’affetto che io porto a quell’azienda, ma anche in considera ­zione di saperla a Lei prediletta. A Lei che ne fu l’ideatore, il Creatore e seppe governarla genialmente in mezzo a molte ardue difficoltà.
Ed ora la lascio, caro Prezzolini; salutandola con molto affetto.

Cordialmente   suo
A. Vallecchi


Letto 2004 volte.


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