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LETTERATURA: Il dramma umano e le mille paure degli “Italiani neri”

5 Novembre 2010

di Marisa Cecchetti

È un paziente lavoro di ricerca e di costruzione di relazioni umane, che si è concretizzato in diciassette interviste.   Sono quelle che ha fatto Domenico Guarino a persone che vengono classificate come “extracomunitari”. La paura del diverso, che troviamo trattata in tanti scrittori, da non dimenticare tra questi Zigmunt Bauman e Roberto Escobar, carica ormai questa parola di pregiudizio e rifiuto. Gli intervistati, che danno vita a “Io sono un italiano, un italiano nero” (Cult Editore) vengono dai luoghi più disparati, giovani che sono scappati dalla miseria o dalla guerra, che hanno corso rischi e versato denaro, attirati dalle notizie di «un’Europa dove c’è il rispetto dei diritti umani », come dice Bachu, del Bangladesh. Dalle loro risposte emerge il dramma della clandestinità, le leggi persecutorie, l’impossibilità di lavorare se non in nero, l’urgenza di accettare un lavoro per sopravvivere, il licenziamento se si fa richiesta di regolarizzazione. Una catena malvagia, perché senza regolarizzazione non si ottiene permesso di soggiorno, per mettersi in regola si deve avere un reddito, la clandestinità significa espulsione. Gli intervistati, quasi tutti in Italia da tempo, si sentono guardati con timore perché diversi, perché «gli Italiani hanno paura di ciò che non conoscono » e la pelle nera allontana. Denunciano un inasprimento delle leggi sull’immigrazione, un aumento della xenofobia in tutto il paese, di cui attribuiscono la responsabilità all’informazione mediatica che diffonde il pregiudizio e la paura e crea una predisposizione alla generalizzazione.   Riconoscono le responsabilità della crisi economica, che ha diffuso l’idea che gli extracomunitari rubino il lavoro ed ha indirizzato verso di loro la rabbia degli italiani.   Quello che addolora Pap, senegalese, entrato in Italia trent’anni fa come studente, è il fatto che «quando hai la pelle nera diventi un numero nella schiera ». E gli italiani non si indignano né hanno la volontà di conoscenza dell’ altro, di intercultura; l’indifferenza dilaga e, lui dice, è in gioco la democrazia stessa. Ma qualche intervistato fa notare che i giovani stranieri sono il futuro dell’Italia, un paese ormai a prevalenza di anziani.

 (dal “Corriere Nazionale”)


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: Il dramma umano e le mille … — 5 Novembre 2010 @ 12:05

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Bart