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LETTERATURA: James Redfield: “La dodicesima Illuminazione”, Corbaccio

31 Maggio 2011

di Alberto Pezzini

Indossa un vestito assolutamente informale. Porta una camicia color bottiglia ed è asciutto come un fachiro ancora in attività. James Redfield è l’alfiere della new age, l’uomo che ha venduto 12 milioni di copie nel mondo con un libro premonitorio come la Profezia di Celestino.

Appena si siede in una poltrona del NH Hotel del Lingotto, brandisco La dodicesima Illuminazione (l’ultimo libro della saga, Ed. Corbaccio) e lo incalzo subito.

In che condizioni si trova oggi la New – age?

«Io non so cosa sia questa new – age, secondo me non è manco mai esistita (sconcerto dell’intervistatore).   Credo che si tratti di una semplice definizione letteraria.   L’unico merito che mi riconosco è quello di aver sviluppato una lingua nuova, aperta soltanto verso le esperienze spirituali ».

A dire il vero si ha il sospetto che questa spiritualità sia stata un po’ “cavalcata” come la tigre del modo di dire.
Fin dall’inizio del libro (prima pagina, per intenderci), si parla immediatamente di corvi, capaci – secondo lo scrittore – di svelare anche il destino degli esseri umani. Il segreto sta nell’avere la pazienza di seguirne il volo con gli occhi fino all’ultimo.  

La simbologia in cui vede delle “sincronie” è autentica?

«No, non scrivo di cose immaginarie, io ho dato voce ai simboli che vivono sempre dentro le culture indigene. Noi viviamo in mezzo ai simboli, anche i sogni lo sono. Basta pensare a Freud. D’altro canto le “sincronie” sono come il film Sliding doors. Devi capitare dentro una finestra temporale in un momento ben preciso ».

Quando La Profezia di Celestino è stato rifiutato dalle più grande case editrici, come l’ha presa?

«Le uniche case editrici che avrebbero voluto pubblicare il mio libro erano piccole, ma mi chiedevano tutte di posticipare la pubblicazione a circa due anni dopo. A quel punto, siccome credevo nella spiritualità ed in quello che le persone avrebbero potuto vederci, decisi di fondare una casa editrice mia, dove poter pubblicare un libro assolutamente nuovo.   Dentro di me sentivo che avrebbe venduto, ma non pensavo che lo avrebbe fatto così tanto ».

Non si sente un po’ in controtendenza al giorno d’oggi, tipo un uomo alla Jack Kerouac, una specie di hippie on the road? In fondo il mondo è cambiato davvero molto.

Fa un bel sorriso ampio, di quelli che bruciano ogni distanza. E’ un uomo in grado di trasmettere sensazioni positive, questo Redfield, innamorato della spiritualità e di un’unica donna con cui ha creato anche una Fondazione.

«Non sono in controtendenza, è il nostro mondo che va allo sfascio.   I politici sono corrotti, l’economia rischia il collasso tutti i giorni, l’inganno è l’arma predominante.
Provi a riflettere su cosa potrebbe diventare la nostra vita se la spiritualità, il voler fare bene soprattutto agli altri, venisse praticato dai nostri leader. Sarebbe un mondo azzerato ma decisamente più onesto ».

Non si sente prigioniero di 12 milioni di copie e del genere che ha creato?

«Assolutamente no. Adesso, però, voglio scrivere storie in prima persona, ispirate a persone ed a vite che magari non lascerebbero mai una traccia. Lo voglio fare in modo da far aprire alle persone la parte destra del cervello, l’emisfero delle emozioni, quello da cui partono le sensazioni spirituali ».

Sa che qualche critico ha visto in lei una somiglianza con Dan Brown?

Sorride di un sorriso sottile come una luce.

«A me piace molto Dan Brown perché ha sconfitto la noia delle persone grazie all’avventura. Ma in lui c’è molto meno filosofia. E poi – torna il sorriso impalpabile – io ho iniziato i miei lavori molto prima di lui: forse è Dan Brown che ha delle somiglianze con me ».  

Il tempo comincia a stringere e l’intervista vira verso la fine.
Riesco ancora a piazzargli l’ultima domanda mentre sta per alzarsi.

In quale santo italiano si reincarnerebbe?

Strizza prima gli occhi come una donnola, e poi ride come soltanto gli americani sanno fare, a quarantacinquedenti, di gusto.

“Ma in Celestino, of course!”

Quello che fece il gran rifiuto, come disse Dante?

«Proprio lui, perché la mia è una visione personale, non politica ».  

E se ne va felice, insieme all’interprete, leggero come uno spirito indiano che calchi una landa arida con la grazia di una squaw. L’ultima domanda è quella che gli è piaciuta di più.
Però non mi ha detto se nel 2012 moriremo tutti.

(dal “Corriere Nazionale”)


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Bart