Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: “L’adultera” di Giuseppe Conte, Longanesi 2008

14 Novembre 2008

di Alberto Pezzini

[Collabora con La Riviera (settimanale del Ponente Ligure) ed Il Secolo d’Italia. Scrive anche molto di montagna.]

Non è facile parlare di un libro così. Anche perché sa di mondi lontani.
Il primo effetto che sale dalle pagine √® lo straniamento. E’ una conseguenza inevitabile che certi libri riescono ad ottenere, se li leggi.
Quando ¬† ti ci immergi si verifica una scissione interiore, anzi mentale. Consumi le pagine come miele d’acacia e vedi subito il mare di Galilea.
Antico, profondo, mosso da un vento leggero in superficie.
Il suo profumo domina il cuore del libro. Anche perché il primo amore di   questa donna profondamente umana è soltanto il mare.
Conte ha saputo ” in due anni circa di gestazione ” partorire un libro che dire femminile √® limitante.
E’ s√¨ una discesa all’interno della sensibilit√† delle donne. Ma con qualcosa che ha lasciato un segno duraturo. ¬†
Il poeta, e non lo scrittore, ha saputo vivere la passione bruciante della donna adultera, e   sciogliere nella carnalità una   parte liquida di comprensione.
Non √® un luogo comune. E’ umanit√† e tolleranza per tutto ci√≤ che √® umano.
Il mare e la lussuria. Anche qui per√≤ va detto che non √® carnalit√†, e non √® lussuria al cento per cento. L’adulterio √® tale soltanto sulla carta. L√¨ soltanto. Non lo √® per chi ama tanto profondamente da smemorare quello che si deve e non si deve fare.
E’ questione di punti di vista. Anche se l’occhio del poeta sa offrirci una trama delicata dell’amore.
L’amore √® pagano, nel libro. E’ forte, acceso come un vulcano. Sa di terra bruciata, di legami recisi con una forza che non conosce ¬† la stabilit√†. E la fedelt√†. O meglio la conosce soltanto se la passione la sostiene.
Chi veramente è in grado di biasimarla, una donna così, fedifraga per aver amato forse chi troppo la prendeva nel cuore. Senza sconti e con tutto un corpo troppo bello per restare alle soglie della normalità. E dentro i segni del rispetto di ciò che si conviene.
Le immagini che Conte riesce ad incidere sono tali da impressionare l’animo. Restano scolpite nella mente come medaglioni di sesso che bolle ma non si vede.
La mano √® sempre leggera. Tale √® la cifra di chi riesce a scrivere di sesso senza fartelo praticamente sentire se non per schiocchi mentali, o come attraverso un velo di farfalla. Come un’ombra cinese.
Dove c’√® il piccante che non riesce a piquer per la sua malinconica dolcezza.
Melancolia, la chiamavano i poeti.
Conte √® poeta e ligure. Suoi sono i canti interiori che quindi consegna all’adultera. Quelli del poeta. Suo √® l’amore per il mare che fa di questa donna perduta un amante terribile delle acque pi√Ļ chiare. Conte puoi vederlo al mattino quando esce di casa, e guarda il mare. Ha sguardo sereno, di chi ha visto mille navi, e seguito onde diverse. Cos√¨ riesce ad incidere nell’animo di una donna della Galilea una trama di echi che “per√≤” sono anche liguri. E sanno di aria che rimbomba nelle orecchie.
Ecco perch√© una storia calda √® diventata un racconto narrato come se si parlasse di una sirena. Che vive con un corpo legato alla terra, ed un’anima che si strugge per l’acqua.
E’ un richiamo antico. Un canto sentito da bambina che ripercorre il libro in tutte le sue fibre pi√Ļ interne.
Certo. Alcune immagini, come dicevo, non le potrete dimenticare. Ed una certa voglia furiosa di terminare il libro che comincia a far breccia nella mente mentre si prendono le pagine.
Quella dell’amore finale, che sfocia in una tragedia umana e personale, lascia cenere sulle gengive. E sembra quasi rammaricarsi la penna dello scrittore che l’ha portata fin qui quasi a volerci dire che l’aspro fosse finito. Ma tutto il miele non finisce mai. E se si √® presi da una certa assione “organica”, √® ben difficile liberarsene. E’ come quando si √® prigionieri di una pietra che ti sta attorno e ti √® quasi carne rigida addosso. Come una corazza molle che ti si √® spalmata fin quasi ad essere divenuta una seconda pelle. Cartilaginea, ma dura come un filo di ferro che i liguri usano per contenere le piante e non farle storcere mentre guardano verso l’alto.
Conte ha vissuto come questa donna. Nella fantasia l’ha vissuta e l’ha amata dal profondo. Non si spiega diversamente una compenetrazione cos√¨ affondata tra uomo e personaggio letterario. A volte le donne, nei libri, riescono pi√Ļ umane se narrate e create dagli uomini. Ma questi ” tutto sommato ” devono possedere uno sguardo dove ogni ¬† occhio si quieta e trova la calma.
Se aprite la quarta di copertina e guardate gli occhi di Conte, ci troverete un passaggio fermo di saggezza e mestizia come di chi ha saputo accettare.
E di chi ha saputo vedere la felicità. Per un attimo lungo.
Come si dice nel romanzo, la felicit√† cos’√®, noi ne parliamo ma nessuno pu√≤ dire di averla mai posseduta veramente.
Se guardate quegli occhi, ne avrete per√≤ una percezione. Come un’ombra, che per√≤ fa sentire, in lontananza, l’onda del mare. Ed ancora se ne sente l’eco.
Spiace soltanto che questo libro non abbia partecipato al Libro del Mare.
Perché esso è il libro del mare.


Letto 2276 volte.
ÔĽŅ

1 commento

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 14 Novembre 2008 @ 17:36

    Analisi che ha il grande pregio di entrare con lucidit√†, con profondit√† e con dovizia di considerazioni adeguate in un’opera di sicuro interesse (bravissimo l’estensore!). Ci invoglia veramente alla lettura dell’opera stessa, opera che tratta una tematica non semplice e, se vogliamo, anche controversa, con una levit√† sapiente, intelligente, rimanendo soprattutto al livello dell’eros. √ą altamente apprezzata la grande abilit√† dell’autore de “L’adultera” nel sapersi ben calare nella particolare psicologia, nelle caratteristiche e nel comportamento della donna, protagonista del romanzo. Non √® cosa sempre agevole per un uomo.
    Mi vien fatto di pensare a diversi episodi evangelici, quando Ges√Ļ incontra alcune adultere e per loro ha, tra l’altro, anche parole di comprensione. Di una di queste, che doveva essere lapidata, prende addirittura le difese, pronunciando la famosa frase: ‚ÄúChi √® senza peccato, scagli la prima pietra!‚ÄĚ
    Gian Gabriele Benedetti

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart