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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: L’ILLUSIONE E IL DISINCANTO

16 Marzo 2010

di Carlo Capone

Ieri ho accompagnato mia figlia alla stazione. L’ha invitata un’amica di Torino con cui andrà ad una festa. Se lo merita, il regalo, ha superato a pieni voti un importante esame universitario, dunque ho accordato il permesso. Giusto? Come no, giustissimo, mia figlia ha ventitre anni, della sua vita non ho più l’esclusiva, cosa eccepire? niente, il gran resto di niente, anche se …. anche se, insomma, la situazione vissuta aspettando il treno da Milano vestiva panni surreali, un frullato di percezioni che stento a ordinare. Le metterò in fila, queste percezioni, così come affiorano, e sono certo che in un modo o nell’altro mi prenderanno per mano conducendomi a un fine. Lo so, me ne accorgo mentre scrivo, si disporranno come perle, o forse minuscoli diamanti, o ancora luccichini, in ogni caso formando una collana di pensieri conseguenti.

Dunque, innanzitutto Torino, poi mia figlia, poi un treno che va, e infine la sensazione del distacco, quasi che un po’ di me si replichi in lei e per suo tramite riviva una partenza, che so, un addio, lo stesso di quando anch’io presi un treno, in una sera calda e inzuppata d’acqua, salutando da un finestrino un panorama di ombre, luci febbrili, edifici lontani. Che dicevo? sì, la collana. Questa collana brilla, riverbera emozioni, illumina una ragazza che va via, trascinando neghittosa una valigia a ruote. Bella, è bella la mia figlia, e non lo dico per partigianeria, sarei meschino. Lo affermo con un pizzico di angoscia, la stessa che ho provato osservandola da lontano, di quando il disincanto ha spazzato l’illusione e allora ho visto, l’ho finalmente guardata come lei pretende si faccia: una donna, mia figlia, questo era finalmente agli occhi miei, soltanto una donna. La rivedo, ricordo quegli istanti, mentre cammina senza ancheggiare, e muove con accorta pigrizia il compasso lieve delle gambe. Cos’altro vedo? Certo, una matassa di capelli, lunghi, arricciolati da uno dei due versi, uno solo. La inseguo con gli occhi, frugando ormai tra la gente, e mentre osservo adesso io lo so, capisco che si allontana per sempre, col passo indolente e insieme sicuro e un pizzico ingobbita dal trascinare. La seguo, la fisso stupefatto, e ne ammiro le spalle, le stesse che mi ha dato dopo il bacio di rito.
Quando hai una figlia di vent’anni le occasioni per parlare e capire, sentire, assorbire, non sono molte, dicevo, specie se è impegnata nelle sfide sue e quelle spalle le ha già voltate da tempo. Non per disamore, questo no, ma solo perché ansiosa di orizzonti e di guardare avanti, né più e né meno come faceva alla stazione. Ieri guardava il treno per Torino, da qualche anno il treno della vita. Mentre si era in auto, e si esprimeva in un accento padano così impeccabile da spingermi all’irritazione (può la gelosia, l’angoscia da distacco, portare a tutto questo?) mentre discorrevamo, a un tratto ho chiesto: “Ma tu, con i tuoi amici, non fai nulla per rivelare le tue origini napoletane?” “Non posso – ha risposto con gli occhi persi nel nulla – e non mi puoi capire. Già il cognome è un manifesto, figurati se parlassi un po’ diverso”.
Ciao, oggi sarai a Torino, a quella festa ci saranno questo e quello, mi racconti, e mentre fingi e dici ‘uffa, sai che gente con la puzza al naso?’, ti brillano gli occhi per un dannato treno che abbiamo preso tutti e due. Tu per la festa della vita, io per tornare alla mia, la festa di un luogo della mente che abbandonai in una sera d’acqua. Ciao, Napoli non più mia, buongiorno grave Piemonte. E forza, tanta forza per questo cuore antico.


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6 Comments

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: L'ILLUSIONE E IL DISINCANTO — 16 Marzo 2010 @ 07:46

    […] Vai a vedere articolo: Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: L’ILLUSIONE E IL DISINCANTO […]

  2. Commento by Felice Muolo — 16 Marzo 2010 @ 09:37

    Sono stato anch’io alla stazione di partenza, con mia figlia.  Percorso: provincia di Bari-Mantova.  Sensazione: mini pugnalata.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 16 Marzo 2010 @ 17:57

    Difficile dimenticare il Sud, Carlo. Io ci passavo le vacanze da ragazzo, a casa dei miei nonni, poi tornavo a Lucca. Ma il Sud mi è entrato nel sangue.
    Spesso vado a visitare il sito dove nacquero i miei genitori e dove anch’io nacqui e vi restai per qualche giorno in fasce.

  4. Commento by Carlo Capone — 16 Marzo 2010 @ 19:41

    Ho  visitato il sito del Comune. Ben fatto, di taglio  gentile  e pieno di notizie  o iniziative. Naturalmente non poteva mancare l’intervento di B. Di Monaco :-) ma mi ha anche colpito l’iniziativa dei sanprischesi in Italia e nel Mondo e l’articolo storico sul notaio De Monaco ( o forse Di Monaco), 1710.Sere fa ho visto il dvd di questo  film: http://www.mauriziorapisarda.it/public/le-conseguenze-dell-amore-219084.jpg

    devo dire che mi ha fatto una grande impressione. Toni Servillo, a proposito di Sud, è per me il miglior attore in circolazione.
    Da non perdere

  5. Commento by mariapia frigerio — 16 Marzo 2010 @ 23:52

    ‘ il compasso lieve delle gambe’ … ‘le gambe delle donne sono un compasso per misurare il mondo’ diceva – più o meno –   Truffaut.
    Come madre ho vissuto le partenze dei miei figli con immensa gioia. Bisogna andare, non restare, soprattutto se si è donne e se ci si può muovere sul ‘compasso lieve della gambe’. E’ una bellissima immagine, la tua, che spero possano leggere in molti e che in molti possano ammirare nel passo felice di tua figlia.   Anche se un genitore le può vivere come una pugnalata.

  6. Commento by Carlo Capone — 17 Marzo 2010 @ 13:07

    Ciao Mariapia, e grazie per le belle parole. Non sapevo della frase di Truffaut.
    Sono felice per te che abbia vissuto con animo lieto la partenza dei tuoi figli, è indice di serenità interiore. Che forse mi manca.

    Carlo

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