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LETTERATURA: La generazione dei “Corpi estranei” nel romanzo di Paola Ronco

8 Maggio 2010

di Stefania Nardini  

Se è vero che dai libri si impara, da “Corpi estranei” di Paola Ronco (ed. Perdisapop) si impara moltissimo. La capacità di questa giovane scrittrice non sta solo nella capacità narrativa, ma nel saper entrare “dentro” una generazione, quella dei giovani del nostro oggi, mostrandone le pulsazioni, i desideri, le fragilità, le delusioni, i sogni. Un noir che, come capita spesso con questo genere, diventa viaggio tra personalità diverse, condizioni di vita, sofferenze, manie. Uno spaccato sociale del quale fanno parte, ognuno con il suo stile, i personaggi protagonisti del romanzo: un poliziotto tormentato, una combattiva studentessa universitaria, una fragile addetta stampa precaria. Ciò che domina in tutta la storia è proprio la precarietà. Questo dover vivere alla giornata, il dover rinunciare, in nome della crescita, a piccoli grandi sogni. Un libro dai tratti ironici ma anche amaro. Perché nei protagonisti possiamo immaginare il ragazzo della porta a fianco, o quelle voci che negli orari più assurdi chiamano da un call center . Un mondo precario quello che ci racconta Ronco. Nei tempi, nelle azioni. Il tutto in una grande città,Torino, ma che potrebbe essere un’altra.  

Dove le storie individuali si consumano nella corsa a rispondere a un’inserzione,a evitare di giocarsi un salario con l’arrivo di una stagista, con la follia che diviene forse l’unico elemento che preserva una sua dimensione umana. Nel romanzo di Paola Ronco c’è l’agente Cabras che non parla con nessuno, Alessia a cui si ferma il respiro in gola ogni volta che vede una divisa, Silvia che non ce la fa a cominciare con serenità una vita a due nella casa appena comprata. Questo mentre agisce una banda inafferrabile autrice di una serie di crimini, questo mentre le storie dei personaggi si intrecciano in uno spazio temporale che segna l’atmosfera del racconto.  

E la città è lì, immobile, mentre il solito “matto” grida frasi scombinate per ricordarti, almeno lui, che esiste. Un ottimo lavoro quello della Ronco, dal quale si evince la tempra della scrittrice di razza. Nata a Torino nel 1976, vive a Genova. Il  

suo primo romanzo, ancora inedito, è stato finalista al Premio Calvino 2006. Le va riconosciuto il grande merito di aver saputo raccontare una generazione a lei vicina. Operazione non facile che invece le riesce egregiamente.  

(Dal “Corriere Nazionale)


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1 commento

  1. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » LETTERATURA: La generazione dei “Corpi … — 8 Maggio 2010 @ 11:24

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Bart