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LETTERATURA: LIBRI IN USCITA: Monica Dini: “Leggerezze”, Besa editrice, 2008

12 Dicembre 2008

Prefazione  

A ogni pagina di questo nuovo libro di Monica Dini siamo di fronte a una leggerezza molto particolare, una leggerezza sostenibile perché retta dalla più genuina e ineluttabile materia di vita: personaggi comuni in situazioni limite, sempre vicini a un punto di rottura ma senza la forza per oltrepassarlo, svelando così, in piccoli gesti allo stesso tempo contenuti e disperati, la discreta tragedia della vita quotidiana.
L’innocenza e il lutto, i patetici tentativi di adulterio, mai portati a termine, la frustrazione come norma e la nausea della morte, con gli infiniti specchi che la preannunciano, rendono il titolo della raccolta, Leggerezze, anche ironicamente malinconico. Si tratta di uno sguardo tagliente sulla Toscana profonda, fatta di misteriosi girovaghi, boscaioli e casalinghe depresse, tutti campioni di spicciola umanità, che con la loro perseveranza, con l’intuizione della sconfitta che risiede nel cuore stesso dell’esistere, presentano una variante goffa e dimessa della dignità, simile a quella presente per esempio nei personaggi smarriti di John Cheever o di Raymond Carver, di ogni autore che abbia saputo presentare il trionfo dell’uomo attraverso il suo rovescio assoluto, la debolezza che non spera né ammette la redenzione.
Il suo libro precedente, Sulle corde, che è stato anche il suo esordio nell’area della narrativa, è una raccolta di racconti brevissimi segnati da questa sua speciale sensibilità: una raffinatezza psicologica istintiva – una sorta di forza affabulatoria della natura – concentrata sui rapporti possibili all’interno di uno spazio improbabile e originalissimo, quello delle grotte, del sottosuolo della penisola, tra speleologi in cerca di profondità telluriche, che finiscono invece per trovare, spesso a proprie spese, altre forme di “profondità” più soggettive.
L’arte narrativa di Monica Dini, il modo per esempio che ha di ricorrere all’ironia e all’umorismo per mascherare un nocciolo di muta disperazione, è un soffio di aria fresca nella manierista e burocratica narrativa italiana dei nostri giorni, oltre a essere una celebrazione del genere contemporaneo per eccellenza, il racconto breve, di cui la Dini è una legittima e talentuosa creatrice, offrendo così il suo contributo personale al già tardivo aggiornamento sulla visione della creazione letteraria in Italia.
 

Julio Monteiro Martins

Incipit
 

Se spegni la luce

II locale pizzeria a taglio è nel centro storico del paese.
Ha i vetri unti dalle mani dei bambini e peli di cane attaccati infondo alla porta. Cani che hanno voglia di mangiare ma non possono entrare.
Non ci sono cameriere, neanche brutte.
Vai al bancone e scegli. Ci sono torri di focacce ripiene di insalata, pomodori, formaggio e anche tonno se lo vuoi. Ci sono le pizze come ti pare, le torte di farina di ceri o di zucchine.
Qualcosa devi chiedere.
Chiedi quello che vuoi, poi puoi andare a un tavolo a mangiare, se lo trovi libero.
Puoi cenare ti, cercando di non dare noia a quelli che scelgono.
Puoi cenare senza che nessuno ti veda, tra i gomiti e i culi della gente che sceglie.
Di solito sono ragazzi, o all’ora di merenda, bambini con le mamme.
Il proprietario porta un grembiule unto, è come un polpettone avvolto nel cellophane. Si asciuga spesso il sudore che sgorga dal cranio nudo. Batte le mani insieme prima di darti quello che vuoi, ghigna soddisfatto quando paghi.
Non mi fido di lui. Mi viene da controllare se ha lasciato una lumaca piccola dentro l’insalata della focaccia ripiena. È perché batte le mani ogni volta, che non mi fido.
Cose che capita di pensare.
Non è molto che ceno in questo posto, non è molto che la mia vita è cambiata.
Ancora non ci ho fatto l’abitudine.
E dalla sera del 7 dicembre, dopo la cena da Giulia e Mario.
Ci credereste che una sera sola sia bastata a cambiarmi la vita?


Letto 1998 volte.


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Bart