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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

TEATRO: LIOLA’: commedia non gioconda, allegra con cattiveria

4 Novembre 2008

di Ivano Mugnaini  

Le due definizioni del noto testo pirandelliano riportate nel titolo, apparentemente contraddittorie, se non schiettamente ossimoriche, sono del critico Renato Simoni, e sono apparse nel Corriere della sera del 14 gennaio 1917, subito dopo la “prima”. Simoni scrisse testualmente: “Questa commedia ride, ma non √® gioconda; √® allegra con cattiveria a spese di tutti”. Riguardo al protagonista, Liol√†, annot√≤ inoltre: “ha tante donne e nemmeno un poco d’amore”. Trovandomi ora a dover scrivere la nota conclusiva di questa rubrica, prima della pausa estiva, ho pensato, leggendo l’articolo del Corriere di inizio Novecento, che Liol√† fosse il testo giusto per incarnare in s√© il bene e il male, il bello e il brutto dell’estate. La leggerezza che ha in s√© il dono e la condanna della gravit√†. O viceversa. Liol√†, in qualche modo, incarna e personifica, per me, la stagione calda, quella che impone, per forza e per scelta, diversi ritmi e modi di muoversi, di pensare, perfino di vivere. Liol√† vive cantando. Una delle sue canzoni preferite √® uno specchio fedele del suo mondo e anche di ci√≤ che lo pungola, lo motiva, lo attrae come una calamita: “Ho per cervello/ un mulinello:/ il vento soffia e me lo fa girare./ Con me gira il mondo, e pare/ gira e pare/ gira e pare/ gira e pare un carosello”.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Perfetto. Assolutamente balnear-popolare. E il riferimento finale al “carosello”, in questa nostra epoca televisiomane, non pu√≤ non far pensare un po’ anche agli inesorabili spot, alle r√©clame. Quelli che ormai, anche lontano da casa e dal proprio salotto, si vedono ovunque, dai maxischermi ai cartelloni autostradali, per finire magare sul display apparentemente privato e personale del telefonino. Ma chiudiamo qui il volo pindarico, e torniamo al buon Liol√†. La chiave √® proprio in quel piccolo e quasi innocuo aggettivo: “buono”. La commedia di Pirandello ruota attorno al ridente e amaro dilemma: Liol√† √® veramente buono e innocente? La sua spensierata naturalezza √® di per s√© qualcosa di sacro nella sua innata semplicit√†? E’ qualcosa che lo rende immune, al di sopra e al di fuori di qualsiasi possibile giudizio? Ai posteri l’ardua sentenza, come sempre. Ma, conoscendo Pirandello, un’idea sulla risposta, o almeno sulla risposta pi√Ļ probabile, √® lecito farsela.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† “Commedia campestre in tre atti”, √® questa la definizione che Pirandello stesso diede di Liol√†. Di notevole interesse sono i progenitori, per cos√¨ dire, del testo. In primo luogo un antenato celebre, nobile e impegnativo: Mattia Pascal, in particolare il quarto capitolo del romanzo. L’altra ava √® “La mosca”, la novella che apre l’omonima raccolta di Novelle per un anno. Gran bella coppia di genitori: da una parte Mattia Pascal, eternamente sospeso tra vita e morte, verit√† e menzogna, felicit√† cercata e sognata; dall’altra un insetto, estivo per antonomasia anch’esso, purtroppo, simbolo dell’ebbrezza dei campi, ma anche di ozi forzati e ottusi disturbi. Anche l’ambientazione della commedia √® eminentemente estiva: la campagna siciliana, sotto un sole antico, secolare, gesti pigri, e tutto per il tempo per guardare, osservare, vedere, o pensare di vedere. Liol√†: il nome del protagonista √® emblematico. Per un gioco di significative assonanze, d√† l’idea di una irriducibile leggerezza. L√¨ o l√†, qui o altrove. Con l’impressione che per lui vada bene lo stesso, sia a suo agio comunque, come un’ape sui fiori. Liol√† √® un dongiovanni campagnolo, con tutti i vantaggi e tutte le complicazioni che tale combinazione di ruolo e collocazione comporta.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Qualcuno ha osservato che, rispetto ad altri testi pirandelliani, Liol√† e pi√Ļ scevro da implicazioni intellettualistiche. Ci√≤ in parte √® vero, almeno in partenza. Ma √® proprio qui l’abilit√† dell’autore; fa trasparire, nelle luci nitide e dirette dell’ambientazione e della psicologia del protagonista, le ombre a lui care: gli interrogativi sul valore della morale, dell’etica, di quella necessit√† ingombrante e vitale dell’uomo di stare in mezzo agli altri, con tutto ci√≤ che comporta, a livello di compromessi e taciti patti con se stesso. Citando il titolo di un altro testo dello stesso autore, si pu√≤ dire che anche Liol√† sia un percorso, un tragitto acrobatico sul filo sospeso tra la certezza che la vita Non √® una cosa seria e il bisogno, ugualmente imprescindibile, di credere, o far finta di credere, che in realt√† lo sia.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Liol√†, come gi√† era accaduto a Mattia Pascal, mette incinta una ragazza quasi per burla. Nel suo caso per√≤ la colpa, e il senso di colpa, appaiono differenti. La morale di Liol√†, anche e soprattutto con le donne, √® che non esista una morale. Se ci√≤ lo renda pi√Ļ o meno colpevole rispetto al tormentato Pascal, √® un altro di quegli arcani che ciascun spettatore e ciascun lettore √® chiamato a tentare di risolvere da solo. Se Liol√† fosse sempre ed esclusivamente innocente, ci√≤ renderebbe agevole e consolatorio l’atto di assoluzione. Ma il problema, e la ricchezza del testo, √® che, al contrario, in molte altre circostanze il protagonista si mostra acuto e conscio nei giudizi e nelle scelte. Sa cos’√® la giustizia, sa da che parte schierarsi. A volte a fin di bene, come quando salva Mita, la donna malmenata e cacciata di casa dal marito. La salva a modo suo, mettendo anche lei incinta. Ognuno, si sa, usa i mezzi a lui pi√Ļ consoni. Ma, battute esorcizzanti a parte, nel caso di Mita Liol√† si mostra capace di altruismo. Di bont√†, √® giusto ribadirlo. Ma chi conosce il bene, fatalmente, conosce anche il suo contrario.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Liol√† √® e rimane, tuttavia, per molti versi, un personaggio simpatico, proprio in virt√Ļ dell’umanit√† a cui resta fedele e coerente. Anche in modo caotico, confusionario, ma sempre tenace. Alterna lievit√† aeree a profondi e coraggiosi ripensamenti. Emblematico √® l’atteggiamento con i figli da lui generati per “eccesso di entusiasmo”: allontana una ad una le donne da cui li ha avuti, ma prende in casa con s√© la prole. Si ritrova cos√¨ ad avere in casa quattro figli e nessuna moglie. Alla fine del primo atto, in uno dei numerosi e lunghi passaggi scritti da Pirandello in un dialetto siciliano reso comprensibile a tutti, Z√† Cruci, ossia Zia Croce (nome estremamente evocativo), rivolge severa ed accorata a Liol√† la seguente invettiva: “Ma chi diavolu dici? Chi fa’? Sparli? Cu’ ti capisci? Una pazza sula si putissi pigliari un furfurino comu a ttia! E nun ti basta d’aviri conzumatu tri figli di mamma? Tu s√¨ comu la serpe ‚Äėmpasturavacchi!”. Sinceramente non so dire esattamente come sia fatta la suddetta serpe. Ma il nome, anche su un piano puramente onomatopeico, rende bene l’idea. Al di l√† del discorso strettamente linguistico, le accuse di Zia Croce a Liol√† pongono l’accento sul nodo irrisolto della questione. Liol√† si occupa degli innocenti da lui nati, ma non soffre dell’assurdit√† della situazione, n√© pare in grado di comprendere i problemi che avranno i bambini una volta cresciuti. Ma forse, √® bene pensarlo, come di certo, nella sua impalpabile profondit√†, ha fatto il protagonista del testo, accadr√† che i suoi figli vengano allevati dalle rispettive madri e vezzeggiati da tutte le ragazze del paese. Liol√† tutto sommato √® un privilegiato, √® questa una delle poche conclusioni certe o quasi. E’ soggetto, come tutti i personaggi pirandelliani, al “sentimento del contrario”. Ma, per sua fortuna, non se ne accorge. E’ immune alla condanna di vedersi vivere. Al di l√† di ogni possibile giudizio, √® un essere vitalistico, avido esclusivamente di sole e di canzoni. Ed √® questo il patrimonio che lascer√† ai figli. Insegner√† loro a cantare. Magari la sua filastrocca preferita: “Ho per cervello un mulinello/ gira e pare/ gira e pare/ gira e pare un carosello”.


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1 commento

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 4 Novembre 2008 @ 21:19

    Recensione lucida e consistente, chiara e concreta, calzante e ricca di valenze meditative, resa felicemente fruibile da una prosa agile, matura e brillantemente ‚Äúorganizzata‚ÄĚ.
    Certamente i personaggi pirandelliani appaiono, in prevalenza, chiusi, come qualcuno diceva, in una ‚Äúforma, secondo cui arrivano a rappresentare una parte che si assumono nella vita. E, secondo Pirandello, √® difficile per l’uomo uscire da questa ‚Äúforma‚ÄĚ, che rappresenta un po’ una maschera. Cosicch√© ogni uomo √® uno, nessuno, centomila. E si arriva ad assurdi, a volte penosi, dell’esistenza, cio√® ai paradossi della vita, che si manifestano, in modo spesso amaro e pessimistico, in un umorismo tragico e contenuto, al contempo. Anche Liol√† non sfugge, a mio avviso, a questa ‚Äúforma, anche se pare a tratti sottrarsene
    Gian Gabriele Benedetti

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